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Search marketing: l’advertising che tira e non spinge

Del: 02/04/2004

Il search advertising sta spopolando ultimamemente tra i marketers di Internet.
L’ Economist, che gli ha dedicato grande attenzione, sostiene che finalmente è apparsa una “Internet advertising che funziona e non disturba”, contrapponendo questo nuovo strumento all’ uso sempre più irritante dei cosiddetti pup-up banner.

Le aziende e le agenzie si sono accorte che se cercano di incontrare i futuri clienti, mentre questi stanno cercando loro, la probabilità di fare affari aumenta.

Si tratta di passare da una logica push (che prevede che la fonte spinga il messaggio verso il ricevente) ad una logica pull (che prevede il contrario). 

E’ un business di notevoli dimensioni, che vede scontrarsi per la leadership soprattutto due colossi come Overture e Google.
Overture, che ha appena comprato Altavista, include nel suo network anche Yahoo, MSN, e in Italia Tiscali, e che solo nel primo trimestre del 2003 ha fatturato 225 milioni di dollari, ha 88.000 clienti.
Google sostiene di averne già 100.000.
Si disputano una quota rilevante della possibilità di intercettare le ricerche di possibili clienti (solo negli USA ci sono 250 milioni di search al giorno secondo Advertising Age).

Secondo proiezioni riportate dal Wall Street Journal l’ advertising nelle prime due forme elencate varrà 7 miliardi di dollari all’ anno nel 2007, partendo da 1,4 miliardi di dollari nel 2002.

Usando la classificazione del Wall Street Journal esistono tre forme di search marketing:
» paid listing
» paid inclusion
» search optimization.

Apporfondisci nello studio della prof.ssa Mandelli in allegato le diverse forme di search marketing e i loro sviluppi.

 
 

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