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Hangar Adv

Del: 20/06/2007


La prima a scoprirla è stata la serie tv “Desperate Housewives”. Poi sono arrivate Revlon, L’Oreal e –sulla loro scia- decine di aziende. Stiamo parlando della pubblicità sugli appendini per abiti, che negli Stati Uniti è diventata un vero caso di marketing.
Realizzata su supporti in carta riciclata brandizzati, l’ hangar adv (la pubblicità sulle grucce) è stata lanciata tre anni fa con un obiettivo preciso: aiutare le aziende a colpire con efficacia (e budget ridotti) un target difficile, gli uomini di età adulta, di solito poco inclini a guardare gli spot in tv o a soffermarsi sulle pagine pubblicitarie dei giornali.

“L’ advertising sulle grucce- afferma Bob Kantor, , che ha lanciato questa nuova forma di pubblicità- ha un duplice vantaggio: non solo permette ai brand di dialogare in maniera nuova coi consumatori, ma li fa essere vicini alla gente.
Chiunque apre l’ armadio più volte al giorno per cercare il proprio abito chief executive della Hanger Networke inevitabilmente guarda l’appendino, che da oggetto comune si trasforma in un mezzo strategico di comunicazione. “
Attraverso un network di 35mila lavanderie distribuite nell’America del Nord, la Hanger è riuscita a creare un circuito di distribuzione capillare su tutto il territorio USA.
Grazie ai costi ridotti (una parte della spesa è sostenuta dalle aziende committenti) gli appendini pubblicitari hanno attirato anche catene indipendenti di stirerie.

“Il successo degli hangar brandizzati è stato immediato- commenta Brian Leibovitz, manager della catena Royal White Laundry- dopo un test con 2500 pezzi, ne abbiamo ordinati altri 12mila nelle scorse settimane. Considerando che un box da 500 ci costa fra i 12 e i 18 dollari, con il supporto delle imprese abbiamo dimezzato le spese negli acquisti.”

Dopo gli esiti positivi della serie “Desperate Houswives” (il cui messaggio sugli appendini era “Segui le avventure della nuova lavanderia proibita”) e il successo del deodorante Revlon, l’hangar adv sta impazzando anche tra marchi del settore food.
Come Dunkin’ Donuts, che ha distribuito la sua pubblicità su 300 mila appendini di lavanderie newyorkesi: su ognuno è stato stampato un coupon per ritirare un caffè nei suoi punti vendita.
Spesa totale della campagna 78mila dollari, media di buoni ritirati 1,5%, brand awarness schizzata alle stelle: “una vera scoperta” hanno sottolineato i vertici dell’azienda, da tempo alla ricerca di forme alternative di pubblicità, dopo il progressivo sfaldamento dei canali tradizionali e il crollo della loro efficacia.

                                                                     Rossella Ivone

 
 

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