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La gioielleria interpreta il lusso contemporaneo

 versione inglese
Del: 29/06/2007

Nuove frontiere per una gioielleria che vuole essere interprete della contemporaneità nel lusso: location non esclusiva ma politica di visita per appuntamenti, stile rigoroso nei prodotti e nel servizio; area di vendita che mixa antiquariato e schermi al plasma

In questi anni il lusso sta vivendo un processo di profonda “democratizzazione”, con interessanti potenzialità per lo sviluppo della clientela e delle vendite. Il rischio di questa evoluzione è però quello di perdere identità e credibilità nel valore della propria proposta.

Un caso di innovazione che sta riuscendo a coniugare con successo coerenza del mix e allargamento della clientela è quello della gioielleria J. Farren-Price di Sydney. Da sempre l’azienda si è preoccupata di garantire il miglior servizio possibile e la massima cura nella selezione dell’assortimento. Tutto il management è stato sempre profondamente coinvolto nei valori dell’insegna: fiducia, onestà e servizio al cliente. Recentemente però, per restare sintonizzati con le evoluzioni dei clienti e interpretare al meglio la propria mission, “esprimere la contemporaneità del lusso”, l’azienda ha intrapreso un’estesa operazione di rinnovamento ed espansione della propria gioielleria.

Da quando è nata la gioielleria ha sempre avuto sede nel cuore di Sydney, accanto al più affollato grande magazzino della città: una zona commercialmente interessante anche se non particolarmente targettizzata sul segmento “lusso”. L’azienda ha pertanto deciso di ampliare le vetrine, che costituiscono una potente fonte di attrazione per i numerosi passanti. Nello stesso tempo ha però rinforzato una politica di esclusività per evitare la banalizzazione dell’esperienza di visita. L’ingresso è possibile solo suonando il campanello, e soprattutto l’azienda spinge molto sulla visita per appuntamento, anche perché J. Farren-Price non è una gioielleria in cui è possibile entrare solo per dare un’occhiata: all’interno l’esposizione dei gioielli è molto limitata, in quanto la vendita prevede che ogni cliente venga fatto accomodare al tavolo dove vengono portati e presentati i gioielli dai consulenti di vendita.

Il nuovo layout si è in primo luogo focalizzato sulla flessibilità degli spazi, per soddisfare le varie esigenze individuali di privacy dei clienti. La società Design Portfolio, che ha progettato il punto vendita, ha utilizzato a questo scopo separé di vetro pieghevoli e pareti divisorie trasparenti, oscurabili elettronicamente.
Un mix di elementi contemporanei e tradizionali caratterizza tutta l’area di vendita. La stanza principale ha pavimenti in marmo e candelieri del XVII secolo finemente lavorati, ma lampade e faretti sono moderni, poiché la luce è vitale per far esaltare la fattura dei prodotti e i colori delle pietre preziose. I gioielli sono posti in display di pietra bianca illuminati con tecniche teatrali e incorniciati da decorazioni di tessuto pregiato. Il design minimalista dei tavoli contrasta con le antiche sedie dorate riservate ai clienti.

Tradizione e modernità trovano una simbiosi estrema nella sala Patek: da un lato arredata con mobili antichi Luigi XVI e arricchita con tappezzeria francese barocca finemente decorata, dall’altro un modernissimo schermo al plasma da 42 pollici consente di osservare agevolmente anche i minimi dettagli dei gioielli, ingranditi da una microcamera.
Tutta la cura dell’arredo e dell’esposizione riflette quella per la qualità e per il design dei prodotti proposti, e il livello di servizio che contraddistingue J. Farren-Price: la gioielleria costituisce uno stimolante modello sulla strada dell’interpretazione della contemporaneità anche nei settori più complessi come quello del lusso.

Fabrizio Valente (partner Kiki Lab)
Hilary Kahn (partner Frontline Strategies)
Foto Frontline Strategies

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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