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Matrix Vs Manga

Del: 29/06/2007

I manga sono ormai un fenomeno di costume che non riguarda più solo la cultura giapponese che li ha creati. Proprio a questa enorme popolarità si deve la scelta di Matrix International di utilizzarli come mezzo espressivo per Fairy Tales, fiaba contemporanea arredata in stile modern design.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Lo stand di Matrix al Salone Del Mobile di Milano)


È difficile, in una terra di calciofili come l’Italia, che qualcuno non abbia mai sentito parlare anche solo di sfuggita di Holly & Benji, così come è improbabile che il nome di Mazinga non evochi un robot alto quanto un palazzo. Parliamo di anime, di cartoni animati giapponesi, di personaggi che sono entrati nell’immaginario collettivo occidentale con tale potenza da diventare icone. Forse non tutti sanno però che tutti questi, prima di prendere vita grazie alle magie dell’animazione, sono stati concepiti come manga. Ossia come fumetti, anche se questo termine porta con sé un alone di puerilità che non celebra l’immensa importanza, anche culturale, che questi hanno in Giappone. Basti pensare a Ken il guerriero del duo Bronson-Hara o ad Akira di Katsuhiro Otomo (poi reso un lungometraggio di culto), entrambi percorsi dai fantasmi del periodo post-atomico.
La nascita dei manga, nel senso più moderno del termine, coincide in effetti con il Secondo Dopoguerra, e vede come massimo protagonista il mangaka Osamu Tezuka, creatore tra gli altri di Astro boy (1952) e di Kimba il Leone Bianco (1965). Nelle sue opere la trama si arricchisce fortemente di aspetti drammatici, la narrazione si fa più adulta, mentre i personaggi sono disegnati in maniera semplice e con lineamenti eccessivi. Alla fine degli anni ’70 la popolarità in Giappone dei manga, trainata, tra le altre, dalle opere di Go Nagai (Mazinga, Devilman, Uforobot Goldrake) è un fenomeno in espansione.

In Italia sono le tv commerciali a fine anni ’70 a far conoscere alle masse gli anime tratti dai manga, con ascolti costanti ad ogni replica, come nel caso del già citato Ken il Guerriero. La pubblicazione dei tankobon, gli albi da cui questi anime sono tratti, parte invece un po’ a rilento, per poi decollare durante gli anni ’90. Oggi nelle edicole italiane (e nelle fornitissime fumetterie) escono ogni mese decide di testate, alcune fedeli all’originale e quindi da leggersi dal fondo all’inizio, e da destra a sinistra. La varietà dei titoli tra cui scegliere dimostra come la capacità dei manga di narrare sia pari a quella di generi considerati più “alti” come la letteratura e il cinema.
Ed è proprio su questa capacità che Matrix International, azienda italiana di modern design, ha puntato con il progetto Fairy Tales, fiaba contemporanea a episodi in cui tre personaggi, creati da Giuseppe Scaglia e resi col tratto fortemente Japan-oriented di Astrid Cocetta, si muovono in ambienti “reali” arredati con prodotti Matrix, secondo le scenografie curate da Danilo Marcone.

La prima parte di Fairy Tales è stata esposta durante il Salone del Mobile 2007 a Milano, le altre verranno mensilmente pubblicate su www.matrixinternational.it
Una modalità di espressione inedita per un’azienda che da sempre è attenta alla contaminazione e all’utilizzo nelle proprie comunicazioni di linguaggi mutuati da altre discipline. Fairy Tales continua quindi il percorso intrapreso con progetti come le produzioni video “Arabesk” (1999), “Essenza, lo stupore, la ricerca degli altri, la ricerca di sé stessi” (2002), e “The modern dream trilogy” (2005), oltre alla sponsorizzazione di rassegne dedicate all’arte visiva, alla danza e all’improvvisazione (Pulsi, 1999-2007). Forme di comunicazione assolutamente innovative per un’azienda che ha forti radici nella tradizione del modern design, e che crede fortemente nel recupero e nello sviluppo delle collezioni degli autori che ne hanno fatto la storia. Proprio il dialogo tra il patrimonio storico del modern design e la sua reinterpretazione in chiave contemporanea è al centro della collaborazione tra Matrix e lo Studio Bau di Milano che disegnerà la linea di prodotti Contemporary.
E dettate dagli stessi principi sono anche la ricerca di inediti di Eero Saarinen, con una collezione di suoi prodotti realizzati negli anni ’50 per il General Motors Technical Centre e per il Vassar College, e la riscoperta di designer meno noti del secolo scorso come Paul Theodore Frankl, Wolfgang Hoffmann, Carl Aubock e Lilly Reich.
Alcuni di questi prodotti compaiono proprio nelle tavole di Fairy Tales, accompagnando la storia di Peter, Chiara e Daniel.

Abbiamo parlato con l’autrice Astrid Cocetta della nascita e della realizzazione del progetto.

Qualche notizia su di te?
Mi sono laureata in lingue orientali quindi in realtà il mio percorso scolastico è stato più linguistico che artistico, però ho iniziato a disegnare da piccola e poi ho seguito vari corsi di fumetto a Mestre. Sono stata in Giappone due volte, e oltre che dai manga sono affascinata anche dalla vita reale del Giappone.

Quali autori ti hanno influenzato di più?
Quella che preferisco si chiama Ai Yazawa, la disegnatrice di Nana e Cortili dei Cuore, che adesso vanno molto di moda come stile grafico. Poi di recente ho scoperto un manga che si chiama Death Note, di cui hanno proiettato il film al Far East Film Festival di Udine, e che mi piace molto. Comunque Ai Yazawa resta il mio idolo, quella a cui vorrei somigliare.

Ci sono esempi di manga in cui elementi fotografici si mescolano al disegno come in Fairy Tales?
H proposto io questa cosa dell’inserire delle fotografie, sia perché risultava più chiara la rappresentazione dei mobili della ditta Matrix, sia perché dava un pò di movimento all’immagine visto che non abbiamo usato retini per dei problemi tecnici dati dalle dimensioni delle tavole. L’ispirazione è stata anche qui Ai Yazawa, che prende spesso foto di Tokyo lievemente ritoccate con Photoshop e le usa come fondali.

Come avete inserito le foto?
Io ho disegnato la parte grafica, poi a computer ho tolto i fondali e inserito le immagini dei mobili, modificate solo lievemente per mantenere l’effetto fotografico con le tonalità di grigio.

L’uso del rosso ricorda un po’ Frank Miller (autore di Sin City e di 300, da cui sono tratti i film omonimi, NdR). Ti piace, pur non essendo un mangaka?
Lo conosco ed è molto bravo. L’utilizzo del rosso in questo caso richiama però il logo della ditta: mescolato a nero, bianco e grigio, la visione d’insieme è molto forte.

                                                             Michele Orti Manara

Articolo tratto da What’s Up, n.12

 
 

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