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MySpace Italia

Del: 29/06/2007


MySpace, il social network che in 3 anni di vita ha già 180 milioni di iscritti in tutto il mondo, è ormai una realtà imprescindibile per gruppi musicali o semplicemente per chi ha qualcosa di sé da dire.
What’s Up ha intervistato Umberto Luciani, Marketing & Content Director di MySpace Italia, nato da pochi mesi e in continua evoluzione.

Una breve storia di MySpace?
MySspace è nato nel 2004 negli Stati Uniti come primo grande social network. Da allora l’idea si è sviluppata, è arrivata in Europa, nel Regno Unito, in Francia, in Germania, in Spagna e adesso sta aprendo in Svezia, in Olanda e, cosa entusiasmante, anche in Cina. Nel frattempo si sono aggiunte l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda e il Giappone. MySpace Italia esiste da quest’anno, con uno staff di 5 persone, ma ci stiamo ancora allargando.

Qualche numero?
Negli Stati Uniti MySspace oggi conta circa 70 milioni di utenti registrati, è un fenomeno che ormai fa parte della vita comune: quasi un americano su quattro è iscritto a MySpace, e non parlo della popolazione on-line, ma di quella fisica, una cosa incredibile. A livello mondiale gli iscritti stanno arrivando ai 180 milioni, solo in Italia i musicisti che hanno una pagina sono più di 70 mila, il che vuol dire che ognuno di loro ha caricato almeno una canzone su MySpace.

Il web è uno strumento di portata mondiale, perché aprire pagine diverse per i diversi stati?
L’idea è di dare la possibilità di innestare le varie realtà locali su quella che è la “pianta” principale, MySpace appunto. Inoltre vogliamo raggiungere anche chi non parla inglese, perché quello della lingua poteva essere un limite. Noi abbiamo un’infinità di contenuti, dal blog al video, dalle foto alla musica; la localizzazione serve perché ogni paese possa aggiungere alla ricchezza di MySpace le cose più tipiche della propria cultura. Faccio un esempio: in Francia c’è un profilo che parla di stile e moda e si chiama Fashion Boudoir, noi probabilmente apriremo presto in Italia qualcosa che abbia a che fare con il design.

Quali sono i profili più cliccati?
MySpace è una realtà in continua evoluzione, quindi i dati di oggi non saranno più validi già domani. Comunque i profili più cliccati sono quelli americani, uno è quello di Tila Tequila, oppure c’è Mika che ha un sacco di amici… Poi ogni tanto, a livello locale ma anche internazionale, si legge sui giornali di qualcuno che dice il suo profilo è quello più cliccato su MySpace, noi andiamo a verificare e a volte è vero, altre no, e questo ci diverte moltissimo, significa che la gente attribuisce grande importanza al mezzo.

MySpace ha un target preciso, un utente tipo?
Una vaga idea ce la siamo fatta, ma quello che ci piace e che vorremmo continuare a fare è considerare MySpace una piattaforma aperta a chiunque. D’altronde non appartiene a nessuno, o meglio appartiene a tutti allo stesso modo, ed è questo il bello. Come team cerchiamo di essere meno invasivi possibile perché vogliamo lasciare questa libertà a chi lo utilizza, far arrivare agli utenti l’idea che MySpace sia proprio il loro spazio, fare in modo che gli argomenti e i contenuti siano i più vari e i più ricchi possibile, che possano interessare a chiunque. C’è la possibilità di esprimersi caricando foto, musica, filmati e non vorremmo limitazioni di nessun tipo. Anche dal punto di vista musicale oggi MySpace è considerato un po’ più “alternativo”, ma cominciano ad arrivare anche persone un po’ più “mainstream”, e questo sta nell’ordine delle cose. Io ho lavorato nell’ambiente discografico per tanti anni e ho notato che in Italia c’è una visione molto provinciale. Da noi c’è o la canzone italiana, di genere neomelodico, o il super alternative, con due pubblici che tra loro non comunicano: l’uno che non cerca di interessarsi a cose musicalmente più ricercate, l’altro un po’ spocchioso. In realtà già ci sono moltissimi artisti che fanno della ottima musica pop nel senso più anglosassone del termine, che però non entrando totalmente in nessuna delle due categorie non riescono a trovare posto nel mercato italiano, e questo è davvero un peccato.

Perché alcuni brani sono scaricabili e altri no? Chi decide?
Sono scelte degli utenti, chi le carica può scegliere se renderle scaricabili oppure fare solo streaming.

E le case discografiche interferiscono con questa scelta?
Le case discografiche son fatte di individui, e alcuni colgono prima di altri le possibilità che MySpace può dare anche alla casa discografica stessa. Esempio: uno dei nostri programmi per la musica, in partnership con le case discografiche, è quello di dar la possibilità di ascoltare un disco intero prima che questo venga pubblicato. C’è chi questo lo capisce, c’è chi pensa possa sminuire il valore del disco. Secondo me dimostra invece la capacità dell’artista di poter parlare a un pubblico molto vasto come quello di MySpace, di dimostrare contemporaneamente a tanta gente il valore del disco. È un modo diffuso di pensare che in un album ci siano 3-4 canzoni buone e che il resto sia poco più che un riempitivo. In questo modo dimostri alla gente, prima ancora di vendere il disco, che il tuo invece è un disco di grande qualità e questo secondo me è un format straordinario di promozione.

La vera rivoluzione riguarda soprattutto le band meno conosciute…
In questo noi crediamo moltissimo. Come scelta editoriale ogni tanto ci mettiamo a cercare sul sito, totalmente random, le cose che ci piacciono, e diamo la possibilità di ascoltarle inserendole nella home page musica. Facciamo la nostra scelta settimanale, il vantaggio è che siamo tante persone e spesso abbiamo gusti differenti quindi cerchiamo di mettere di tutto un po’ come genere, come età, come livello di popolarità… È stimolante che magari il dj sconosciuto di Enna o di Udine possa riuscire a strappare un contratto con un produttore svedese, o che gruppi che sono usciti con una label discografica e hanno fatto flop abbiano una seconda chance. A volte poi facciamo dei contest, come quello a Milano per un party durante il Salone del Mobile in cui suonavano Ellen Allien e Apparat. Abbiamo chiesto agli utenti: “Vuoi essere tu a suonare prima di loro? Iscriviti qui e potresti essere scelto”. Ora stiamo facendo una cosa con il Gods Of Metal: invitiamo le band heavy metal a iscriversi ad un profilo, chiedendo loro di inserire le loro canzoni. Verranno valutati da una giuria di qualità e poi dal pubblico di MySpace, in modo che gruppi sconosciuti o emergenti possano suonare in un festival che ospiterà anche i Korn e Ozzy Osbourne. Ci sono molte band, soprattutto metal, ma anche new-emo o punk rock, con 40 o 50 mila amici, che grazie a MySpace organizzano tour in giro per l’Europa. Questo è un bel modo di usare MySpace, sono questi che l’hanno capito meglio di tutti. E oltre alla musica c’è un’azienda di street wear che fa il casting tramite MySpace e salta l’agenzia di casting, e locali che ormai non fanno più inviti cartacei e mandano il bollettino agli amici, modi diversi per sfruttare le potenzialità di un network come il nostro.

Ho visto la pagina MySpace di Dante Alighieri: non è strano che qualcuno utilizzi uno spazio personale nascondendosi dietro a uno pseudonimo?
Quella è un’opportunità che noi diamo per esprimersi, senza porre alcun limite. Ci si può registrare col nome che si vuole e dire di sé ciò che si vuole, basta rispettare la policy che noi mettiamo all’inizio della fase di iscrizione. Se poi ti iscrivi con il nome di una persona realmente esistente e rischi di essere offensivo nei suoi confronti, questa persona può chiederci che la pagina venga bannata. Succede soprattutto con gli artisti, a volte noi consigliamo di far diventare la pagina una specie di fans club autorizzato, altrimenti la si cancella.

Parlavi della Cina. Alcune pagine sono state bloccate dal governo cinese…
Come sempre. Prima lavoravo per Microsoft e quando è arrivato MSN in Cina ovviamente ci son stati dei problemi. Lì devi fare i conti col governo, altrimenti non ci entri.

Ha senso limitare la libertà di MySpace, non varrebbe la pena di resistere e piuttosto non entrare in un dato paese?
No, così toglieremmo la possibilità ad un ragazzo cinese di partecipare a un social network di livello mondiale, e non lo trovo giusto. Alla fine è la stessa cosa che accade in altri ambiti della vita: se vai a visitare una moschea in Siria ti devi mettere il velo, in certi casi ti devi adattare.

Parliamo del Secret Show del 26 maggio…
È stato molto divertente anche per noi lavorarci. Circa due mesi prima dell’evento abbiamo messo sulla home page un profilo che diceva: Non sai chi, non sai dove, non sai quando. Aggiungi il profilo MySpace Secret Shows alla tua lista di amici per essere il primo a vedere la tua band preferita suonare nella tua città. Poi c’è stato un iter di avvicinamento all’evento, per cui abbiamo cominciato a svelare quelle che probabilmente sarebbero state le band presenti, poi la località e infine le modalità per accedere all’evento, che sono state comunicate in questo caso il 17 maggio. Per il primo Secret Show in Italia abbiamo scelto apposta degli artisti italiani: gli Afterhours come band storica del rock italiano, i Linea 77 come una delle realtà più nuove e di successo, Boosta per il dj set, e anche i Dio della love che sono il fenomeno nascente di MySpace con la canzone “Ragazza MySpace”. Un’altra cosa a cui tenevamo moltissimo era di far qualcosa anche per la gente in fila fuori ad aspettare, un piccolo evento: regalare le magliette, le nostre lattine personalizzate, mettere un po’ di musica fuori con un dj set divertente, far in modo che anche chi non fosse riuscito ad entrare avesse un bel ricordo. Faremo altri Secret Show in Italia, anche in posti dove a volte è difficile fare arrivare alcuni artisti. Un altro progetto in cantiere è un MySpace Tour viaggiante, portare band, italiane e non, in posti dove altrimenti non andrebbero mai a suonare… Questa è una cosa che spero svilupperemo a breve.

                                                                Michele Orti Manara

Articolo tratto da What’s Up, n.12

 
 

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