Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Il valore e il costo della privacy

Del: 02/07/2007


Finora ci si è preoccupati di fissare principi generali e stabilire procedure per tutelare questo diritto. Ma è anche importante riconoscere la facoltà individuale di scegliere quale circolazione consentire alle proprie informazioni personali

Quanto vale la privacy? Mi rendo conto: questa è una domanda provocatoria, che contiene in sé alcuni elementi di forte ambiguità. Eppure siamo abituati a misurare ogni cosa e a privilegiare quello che riteniamo di grande valore. "Ogni cosa ha un prezzo", si sente dire spesso con un po’ di cinismo e la vita quotidiana ci offre frequenti dimostrazioni che confermano la tendenza a una pericolosa sovrapposizione tra valori etici e valori economici. Per fortuna il diritto alla riservatezza mal sopporta questo genere di confusioni: è un presupposto della nostra libertà - ormai credo sia chiaro a tutti - e, in quanto tale, il suo valore è inestimabile. Forse per questo motivo, quando si parla di riservatezza sono frequenti le discussioni sui limiti da assegnare alla privacy, sui sistemi per tutelarla e per sanzionarne le violazioni mentre ogni valutazione che attenga al valore (stavo per dire al "prezzo") da attribuire a questo diritto non ci sembra rilevante, anzi ci infastidisce. Non possiamo però ignorare che anche la nostra riservatezza si inserisce in un contesto sociale fittamente attraversato da flussi economici e la mia domanda iniziale voleva invitare a questa considerazione, con un pizzico di sano realismo. In effetti, come diceva un personaggio shakespeariano, l’origine delle cose ne condiziona il destino: se questo è vero non deve sorprendere che la radice etica della privacy abbia portato a sviluppare la riservatezza come un rigido complesso di norme di comportamento, utilizzando le forme e i metodi della scienza giuridica.

Coerentemente con questo approccio, nella storia secolare della privacy, finora ci si è preoccupati di fissare dei principi generali, di tradurli in regole giuridiche formalizzate e di stabilire meccanismi e procedure attraverso le quali tutelare questo diritto, che è anche un profondo e diffuso valore sociale. L’immediata conseguenza di questa impostazione è che la discussione prevalente in materia di privacy si anima attorno alla ricerca in astratto dell’equilibrio tra diritti e doveri, tra obblighi e sanzioni.
Credo, però, che sia importante cimentarsi con un esercizio di saggezza pratica, e provo con una semplificazione estrema a ridurre alla radice l’essenza del meccanismo giuridico sul quale si basa la protezione dei dati personali. Da questa semplificazione emerge che questa tutela si traduce in un fatto preciso: nella facoltà individuale di scegliere quale circolazione consentire alle proprie informazioni personali. Esercitando questo potere di scelta ognuno di noi è "garante di se stesso". La definizione del livello di privacy nasce da una scelta essenzialmente personale ed è chiaro che le decisioni in materia di privacy passano attraverso valutazioni individuali. Cosa succede nella pratica? Mi sarei aspettato che il buon senso comune sollecitasse la curiosità di analizzare come queste scelte individuali vengono effettuate in concreto. Ma probabilmente aveva ragione Cartesio quando affermava con ironia che "il buon senso è la cosa del mondo meglio distribuita: infatti perfino coloro che nelle altre cose difficilmente si accontentano non ne desiderano più di quel che ne hanno".

Sarà forse questo il motivo per cui oggi, dopo dieci anni dall’approvazione della prima legge sulla privacy, il dibattito resta ancorato a non meglio precisate “questioni di principio”. Credo invece che sia essenziale capire i meccanismi concreti che portano ognuno di noi a dare o negare il consenso al trattamento dei propri dati, quando esamina moduli di informative che gli vengono sottoposti nella vita di tutti i giorni. La privacy non è solo una questione giuridica, ma è anche etica, sociale, psicologica e, dannatamente economica. Infatti per tutelarla davvero, sarebbe importante chiedersi anche “quanto costa la privacy”?

                                                                         Marco Maglio

                                               Articolo pubblicato su                       
                                               Promotion Magazine 106/ marzo 2007

 
 

Business Video