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Insegna storica layout vincolato

Del: 02/07/2007

La tutela dei luoghi della memoria interessa anche i punti di vendita. Ma come si combina la salvaguardia architettonica con la necessità di aggiornare il punto di vendita?

La notizia che i negozi storici siano finalmente salvaguardati e protetti è accolta sempre con entusiasmo dall’opinione pubblica nonché da molti addetti del settore. È successo in Emilia Romagna e di recente anche in Lombardia. In pratica una regione riconosce le qualifiche di negozio storico di rilievo regionale e negozio storico di rilievo locale e di storica attività. Tali insegne sono inserite in programmi e percorsi culturali - turistici se presentano caratteristiche di eccellenza sotto il profilo architettonico e storico e se svolgono attività commerciale da almeno 50 anni.

Il provvedimento legislativo cerca di frenare la tendenza contemporanea a trascurare la portata dei negozi nel vissuto storico di una città. Milano perde la pasticceria Taveggia e Pedraglio (rivenditore di stoffe e abbigliamento inglese), Torino l’emporio Montessoro e, oltralpe, Cardiff (Uk) chiude il negozio di dischi più vecchio al mondo, Spinners Record (1894). Il motivo della cessazione dell’attività a volte è l’impossibilità di dare continuità merceologica e di gestione, più spesso è perché schiacciati da un affitto troppo alto. Ora, sulla protezione delle licenze non c’è nulla da eccepire. Lo facciamo già con i vini e i formaggi e tutti quei prodotti che difendono una cultura locale e nazionale. Lo facciamo – e da tanti anni, pure – con immobili e bellezze artistiche che costituiscono il patrimonio storico e architettonico italiano. Ma in questo caso non è che la salvaguardia si traduce in vincoli? Così come succede per gli edifici storici vincolati dalle Belle Arti che per qualsiasi innovazione e adeguamento inseguono la macchina della burocrazia?

Sorge il dubbio che l’insegna protetta possa produrre layout vincolati. Per cui se da una parte gli sgravi fiscali previsti per questi negozi alleggeriscono l’attività commerciale dall’altra il mantenimento di vetrine, insegne e arredi può condurre a punti di vendita rigidi e bloccati. Di sicuro è interessante mantenere una lettura storica anche di una bottega del centro ma il luogo della memoria non sempre è redditizio come lo si immagina (quanti italiani frequentano sale e fondazioni storiche!) e soprattutto non sempre è possibile sostenerlo con pochi metri quadrati a disposizione. E poi si viene a tradire la richiesta più ambita del consumatore moderno: layout aggiornati alle proprie esigenze varie, mutevoli nel tempo e globalizzate.
Come riuscirà il punto di vendita storico ad aggiornare il suo layout (organizzativo ed espositivo) all’evoluzione dei consumi se dovrà rispettare vincoli imposti per gli spazi, gli arredi o la vetrina? Soprattutto se di piccole e medie dimensioni e magari localizzato in una strada poco commerciale?

                                                                   Cesare Mercuri

                                                               Articolo pubblicato su
                                              Promotion Magazine 106/marzo 2007

 
 

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