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Sante promozioni

Del: 02/07/2007

Fedeltà pastorale in cambio di premi come al supermercato. È accaduto nella parrocchia della Trinità a Torre Annunziata, nel napoletano, per opera di don Antonio Ascione. Che sia una buona idea?

Fede e fedeltà hanno qualche assonanza anche se si muovono su piani teleologici diversi. Dal fine ultimo al fine terreno una scorciatoia può essere trovata e don Antonio Ascione l’ha aperta e potrebbe diventare un’autostrada.
La chiesa cattolica in terra di Germania già da molti anni prepara i sacerdoti alla gestione operativa delle parrocchie, istruendoli anche su questioni di bilancio e incentivandoli a utilizzare le risorse del marketing accanto alla pastorale. Negli Usa le chiese sono formidabili organizzazioni dotate di reparto marketing e comunicazione, con budget consistenti e programmi che non trascurano le possibilità sia del tradizionale advertising sia del più innovativo approccio on line.
In Italia tutto finora si è svolto in modo più tradizionale e silenzioso. Forse non tutti sanno che le parrocchie sono mini-imprese anche se non si fregiano della ragione sociale. Grandi e piccole parrocchie non possono certo sopravvivere con l’obolo domenicale. Da un lato il calo dei fedeli e della loro spontanea generosità, dall’altro i costi di gestione crescenti obbligano i parroci a proporre iniziative rivolte sia alla famiglia sia a loro componenti come anziani e ragazzi per raccogliere fondi indispensabili alle necessità primarie di sostentamento e al mantenimento dell’apparato. Le perpetue sono sindacalizzate. Gli oratori, annessi alle parrocchie, sono centri che organizzano attività variegate: ludiche, sportive, turistiche, educative. A volte molto più ampie ed efficienti di quelle proposte dalla scuola o addirittura ne coprono le carenze.

L’iniziativa di don Antonio Ascione della chiesa della Trinità a Torre Annunziata è semplice, una raccolta punti applicata a un campo inusuale: la fidelizzazione dei parrocchiani, nel caso specifico dei ragazzi del corso di preparazione alla Comunione. Con tanto di regolamento e di premi coerenti. Una iniziativa valida che, anche se gestita in modo simpaticamente artigianale, ha dato risultati. Come don Ascione, ci sono in Italia migliaia di parroci alle prese quotidianamente con i problemi della redditività materiale e spirituale della propria chiesa. Le promozioni e il direct marketing non hanno controindicazioni etiche, sono uno strumento che può essere messo al servizio anche della chiesa per scuotere le anime tiepide, incanalare l’entusiasmo giovanile, provvedere ai bisogni degli ultimi. D’altra parte, da Pio XI in avanti la chiesa cattolica ha fatto un ampio e a volte magistrale uso dei mezzi di comunicazione di massa. Il passo successivo è accogliere la cultura della comunicazione, comprendere e padroneggiare gli strumenti tecnici, affinare la creatività per trasmettere un messaggio efficace.
Un compito che potrebbe essere svolto da Assocomunicazione, apportando contributi, consulenza, ricerche non meno che dalle Università. Nel proliferare di corsi sulla comunicazione, tutti invariabilmente orientati al mondo aziendale, o al più al non profit, le tematiche legate alla chiesa sono del tutto assenti.

                                                                     Marilde Motta

                                                              Articolo pubblicato su
                                             Promotion Magazine 106/marzo 2007

 
 

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