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Un nuovo HR Manager per le sfide del futuro

Del: 04/07/2007

Si parla tanto, ma spesso a sproposito, di ‘risorse umane’. Ma a ben guardare, il vero motivo per cui nasce la gestione delle risorse umane è, semplicemente, perché esistono le persone.
Gli esseri umani sono poliedrici e ciò si riflette nelle imprese e nelle società. Le strategie adottate da chi dirige, devono allora adattarsi ai bisogni e alle motivazioni delle persone gestite.
Tuttavia, negli ultimi anni, tale gestione è molto cambiata. Molti sono gli autori che si sono occupati di questa tematica negli ultimi tempi e molte sono le ricerche effettuate, soprattutto nel mondo anglosassone, da importanti istituti come l’University of Michigan School of Business o la Society of HR Management Foundation. Il filo comune di tali ricerche, è stato proprio quello di identificare i cambiamenti avvenuti nelle organizzazioni e definire le competenze della funzione HR affinché questa possa essere in grado di fornire una risposta efficace alle richieste mutate.
I cambiamenti, soprattutto tecnologici, intervenuti nel mondo del lavoro hanno fatto sorgere nuove domande: qual è il valore aggiunto di un HR Manager in termini di sviluppo del business? Qual è il suo apporto in termini d’innovazione o di comprensione dei cambiamenti? Se il comportamento umano è una variabile decisiva per l’efficacia e per l’efficienza di un’organizzazione, in che modo e con quali strumenti l’HR Manager si confronta con tali problematiche, in che modo è possibile misurare il suo contributo in termini di valore aggiunto all’azienda?

Proiettando il nostro sguardo ancora più avanti, ci rendiamo conto come questa funzione avrà un ruolo sempre più decisivo in futuro. Proprio di questo si è occupato qualche anno fa Francis Fukuyama (autore del controverso ‘La fine della Storia’ e docente di Economia Politica Internazionale alla Johns Hopkins University di Washington), nel suo libro ‘L’uomo oltre l’uomo’. Fukuyama sostiene che al di là del quadro politico/legislativo nel quale ogni azienda opera, che può esserle più o meno favorevole, lo strumento che garantisce vantaggio competitivo alle organizzazioni nella Net Age non è paradossalmente tanto la tecnologia in se stessa, ma il capitale sociale e umano disponibile, le competenze delle persone che sanno applicare e sviluppare le potenzialità della tecnologia.
La nuova sfida per le aziende è dunque quella di costruire fiducia e lealtà tra le persone che lavorano per esse, investire in ciò che viene definito come ‘capitale sociale’. Uno dei compiti del nuovo HR Manager, deve essere, quello di attrarre e selezionare le risorse umane più coerenti con le esigenze dell’impresa. Fare marketing del Personale, investire nella selezione dei più adatti e quando si saranno trovati, trattenerli.
Se si vuole sopravvivere nell’età delle tecnologie e delle reti bisogna avere qualcosa in più della tecnologia stessa o della rete: un plus valore. Altrimenti la ‘risorsa umana’ viene sostituita dalla ‘risorsa macchina’. In fondo i bancomat alcune volte sono più rapidi, più efficienti, (più gentili!) degli umani bancari. Lavorare dunque sul COME, più che sulla COSA. ‘Fregare’ la tecnologia sul terreno del software, o ancora meglio del wetware (l’uomo), e non dell’hardware.


Ernesto Maschilla

In allegato la versione integrale dell’articolo ed un approfondimento sulla figura dell’HR Manager

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