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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

La comunicazione rifiutata

Del: 02/08/2007

Censurate, perché ardite. Rifiutate, perché troppo innovative. Rinviate perché non capite e poi dimenticate.

 

 

 

 

Un logo feroce - uno squalo dalle minacciose mascelle che nuota dalle pagine del sito e un pescecane feroce disegnato sul manifesto - e un titolo quanto mai aderente, "Creatives are bad", accompagnano con un certa dose di cinismo la mostra sulle pubblicità rifiutate.
Un "salon des refusés" delle migliori-peggiori campagne realizzate dalle agenzie di tutta Italia ma mai mostrate in pubblico. È stata conferita loro la negata visibilità: negli spazi del chiostro del cinquecentesco convento di Santa Maria del Rifugio a Cava dei Tirreni, gigantesca struttura monumentale che da solo vale una visita, vecchio orfanotrofio ed ex conservatorio. Chilometri di lay-out, centinaia di storyboard e migliaia di script ridotti in pannelli animano questa singolare esposizione - unica nel Sud Italia - organizzata dalla Mtn Company e realizzata in collaborazione con Comunitàzione.it.
Sono 56 le agenzie provenienti da tutta Italia, 150 le campagne (accolti quest´anno anche lavori di progettazione grafica e spot tv) selezionate prima da una giuria e poi finite sui 130 pannelli creati apposta per la rassegna. Che, aprendo quest´anno non più solo alle agenzie campane ma ai pubblicitari di tutta Italia, rivela chiaramente un intento: la riflessione sulla mancata comunicazione tra agenzia e cliente e il confronto tra i creativi partecipanti - agenzie e studi di progettazione per la comunicazione visiva - sui "refused" dei clienti.

Prima ancora del taglio del nastro, infatti, si è partito con con il convegno "Clienti e agenzie: due lingue diverse? I motivi celati dietro al rifiuto", al quale sono intervenuti nomi importanti dell´advertising italiano.
"Succede spesso di non comprendersi - dice Carmine D´Alessio della Mtn - è raro che un´azienda ti dia mandato per un lavoro e poi qualcuno del suo staff non voglia intervenire. Ognuno crede di essere un perfetto art director e non permette al vero professionista di lavorare. Questo è il più grande limite del nostro lavoro. Poi ci sono, naturalmente, i clienti fedeli, che ci affidano un lavoro ad occhi chiusi."

In mostra un campionario variegato dei brief di progetto partoriti dalla mente dei creativi nazionali. Un pesce attaccato alla canna del gas e lo slogan "Transgenicidio", la proposta dell´emiliana Kalimera per un negozio di prodotti macrobiotici; un Sector nuovo di zecca poggiato sulle ossa scheletrite di un avambraccio decomposto, realizzato da Luca D´Alesio per la nota marca di orologi; il dito medio in primo piano, sullo sfondo una giovane donna per la locandina "ribelle" rivolta al Centro Sociale del Friuli, piaciuta ai giovani ma scartata per ragioni di "opportunità ambientali"; lo spot delle patatine Amica Chips, passato in tv ma dopo poco censurato perché giocato tutto sull´ambiguità verbale e sull´immagine di Rocco Siffredi; pane, cioccolato e slogan no-global, tipo "mastichiamo integrazione tutto il giorno" per la campagna di "Contaminazione Quotidiana" realizzata dalla Molly&Partners rivolta all´integrazione tra immigrati e società locale per la provincia di Terni. Idee non sempre capite, perché giudicate poco comunicative e quindi non portatrici di obiettivi immediati, pallino fisso delle aziende. Risultati ottimi in poco tempo e poco spazio alle proposte più innovative, che invece sono necessarie a portare linfa al settore ma che nessuno appoggia mai.

"Le pubblicità che restano sono quelle più audaci, ma purtroppo non le scelgono volentieri, ci vuole troppo coraggio" - dicono alla Mtn.
Non tutti si chiamano Nike e Sony, multinazionali che con gli slogan irriverenti hanno fatto fortuna. L´audacia, però, qualche volta viene premiata. Chi non ricorda lo spot dell’aperitivo Martini che qualche anno fa scopriva le grazie dell´avvenente Charlize Teron? Censurato dalla stessa Martini dopo qualche passaggio in televisione, è rimasto un cult. Anche per tanti "bad creatives", che magari qualche bocciatura se la sono guadagnata proprio a causa di quella irriverenza tanto cercata.
E mai trovata così giusta.

                                                                           Tiziana Cozzi

 

 
 

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