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I prossimi cinquant’anni dell’Unione Europea

Del: 27/08/2007

Incontro delle Università milanesi

In occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, il 20 marzo scorso, alla Fondazione Eni di Milano vi è stato un incontro/dibattito con i rappresentanti delle Università milanesi.
L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione e di bilancio della storia italiana ed europea dal dopoguerra a oggi. Quasi tutti, anche gli esponenti della “scienza triste”, hanno concordato sul fatto che il futuro dell’Europa si giocherà su un terreno diverso dall’economia. “È l’economia quella che finora ha fatto l’Europa” ha detto Carlo Secchi dell’Università Bocconi, “ma c’è uno squilibrio tra progressi in materia economica e quelli nelle politiche comunitarie”. Un richiamo alla necessità di dare maggiore attenzione ai valori “culturali e spirituali, perché è lì che cresce il senso di unità, la convinzione di partecipare ad un processo storico comune da parte dei diversi Paesi europei” è venuto da Alberto Quadrio Curzio dell’Università Cattolica. Nonostante il clima ottimistico, nessuno si è nascosto l’esistenza di problemi, in primo luogo l’euroscetticismo strisciante nell’opinione pubblica. Maria Grazia Cavenaghi Smith, dell’Ufficio di Milano del Parlamento Europeo, ha addossato parte della responsabilità “ai media, che non fanno il loro mestiere”. Sotto accusa non solo il disinteresse di stampa e tv, ma anche le modalità con cui si comunica l’Europa: “Le notizie da Bruxelles finiscono regolarmente nelle pagine di politica estera, i giornali faticano a considerare politica interna i fatti europei”, ha aggiunto Stefano Rolando dell’Università Iulm. “L’Europa ha accumulato molto ritardo sul tema della comunicazione, per molti anni considerata “strategicamente irrilevante”.

Il problema non è solo, o non tanto, di comunicazione, ma ha radici storiche. “La pace e il benessere, che animavano la generazione uscita dalla guerra, erano sufficienti a sostenere gli ideali dell’unità europea”, ha detto Antonio Padoa Schioppa dell’Università Statale, “ma oggi che sono acquisite, appare prevalere una posizione di disincanto, frutto di una carenza d’Europa”. Il meccanismo di integrazione sembra essersi inceppato. La ricerca dell’unanimismo e la mancanza di fondi per lo sviluppo – oltre a problemi di leadership – hanno bloccato il processo virtuoso d’integrazione. I successi economici di questi 50 anni, ricordati anche da Quadrio Curzio, hanno ridotto lo scarto tra Usa e UE, “ma è innegabile che questa fase si è arrestata negli ultimi anni, in cui gli americani hanno saputo investire nell’innovazione meglio di noi europei”.

All’Europa economica deve dunque seguire l’Europa della conoscenza: occorre investire in ricerca, innovazione e infrastrutture. Anche perché il resto del mondo non sta a guardare, il gigante cinese si sta agganciando a quello americano, e va verso “una Bretton Woods 2”, ha ammonito Fabio Sdogati del Politecnico, “che rischia di marginalizzare l’Europa”. Il dibattito sul patto di stabilità, che pure è stato necessario e cui va riconosciuto il merito di aver “disciplinato gli indisciplinati”, non appassiona i cittadini, i sacrifici chiesti ai lavoratori non appaiono giustificati, occorre rilanciare una strategia per la crescita, “come è stato con l’allargamento: la Turchia va accolta al più presto”.

Quali le sfide per l’Europa dei prossimi 50 anni? Riconoscere quanto di positivo ha dato l’unità europea, riformare i meccanismi della governance, risolvere i problemi di finanziamento del bilancio dell’Unione per realizzare le politiche comunitarie, rilanciare la riflessione sull’identità europea e puntare di più sui giovani.

 
 

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