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Cosa fare e cosa non fare per un’impresa etica e responsabile

Del: 28/08/2007

La RSI in Italia ha già mosso i primi passi per diventare un elemento determinante nel mondo aziendale; è una discriminante forte tra “chi fa” e “chi non fa”.
Quanto affermato è ampiamente documentato da una ricerca realizzata dall’Osservatorio Istud-Dnv attraverso interviste e monitoraggi su un centinaio di imprese nazionali e multinazionali.
Per una gran parte delle imprese coinvolte, la RSI è o sarà a brevissimo una funzione strategica per migliorare la visibilità e la reputazione sul mercato. Gli strumenti adottati e pianificati spaziano dal bilancio sociale, al codice etico, alle certificazioni, ecc…
Le aziende che hanno sposato questa filosofia sono fermamente convinte che utilizzare le politiche di RSI solo come immagine diventi uno strumento pericoloso, al contrario se adottate come reputazione diventano un canale privilegiato per lo sviluppo economico-sociale di tutto l’apparato aziendale (risorse umane comprese).
Le aziende che hanno intrapreso il cammino di “responsabilità sociale” si attengono ad una serie di linee guida, una specie di decalogo delle buone azioni da intraprendere e delle cattive azioni da evitare.

Che cosa fare?
Innanzitutto essere consapevoli che tutte le attività di RSI devono svilupparsi in modo continuativo e coordinato nel tempo.

  1. Il bilancio sociale deve indicare cosa si intende per responsabilità, cosa si intende per sostenibilità e gli impegni che l’organizzazione ha verso gli stakeholder.
  2. Il bilancio sociale deve determinare qual è il valore aggiunto dell’attività svolta, in termini di responsabilità sociale e ambientale.
  3. Le attività di RSI devono essere esplicitate e adattate al contesto aziendale anche nelle PMI, non devono essere copie di casi di successo.
  4. Coinvolgere gli stakeholder risulta essere molto importante per il consenso e la legittimazione.
  5. Un’azienda è sostenibile se c’è il coinvolgimento della proprietà e del top management. La RSI deve essere adottata dall’alto, il bilancio sociale diventa quindi un documento strategico.
  6. Il bilancio sociale deve essere inteso come un percorso, realizzato e condiviso da tutto il personale.
  7. Sebbene ogni impresa abbia le sue peculiarità, il bilancio sociale deve contenere elementi comparabili nel tempo, con altre realtà aziendali e verificabili dai suoi stakeholder.
  8. Ogni bilancio di sostenibilità deve contenere un budget con gli impegni di responsabilità futuri che l’organizzazione si assume.
  9. La comunicazione degli strumenti di RSI è fondamentale sia verso gli stakeholder primari sia verso quelli secondari. E’ necessario facilitare la consultazione dei documenti.
  10. Per rendere fruibile la lettura del bilancio sociale, bisogna realizzarne una sintesi ed andare oltre i tecnicismi.

Che cosa non fare?
E’ essenziale una forte comunicazione interna delle attività di RSI adottate dall’azienda per evitare la diffusione di messaggi diversi e forvianti.

  1. Fare un bilancio sociale o di sostenibilità una tantum è uno spreco; i vantaggi di reputazione e di legittimazione si ottengono nel medio e lungo periodo.
  2. Evitare di pubblicare e diffondere manuali troppo voluminosi e tecnici per comunicare la RSI aziendale.
  3. Rispettare negli anni i contenuti del bilancio sociale, per consentire un confronto dei dati qualitativi e quantitativi.
  4. La RSI è elemento fondamentale per un’azienda per essere sempre presenti sul mercato.
  5. Un’azienda non fa il bilancio sociale perché lo fa la concorrenza; questo atteggiamento rischia di essere una competizione costosa e poco efficace.
  6. Per una PMI non è necessaria una sovrastruttura per il bilancio sociale, come lo è nella grande impresa.
  7. Anche la PMI ha l’esigenza di strumenti di rendicontazione e per tale motivo sono nati degli sportelli esterni per aiutare a redigere dei report sociali, rispettando sempre i requisiti di sostenibilità minimi.
  8. Un buon bilancio sociale è tale se non diventa un volume da biblioteca.
  9. La mappa degli stakeholder non deve essere troppo generica. Definire i soggetti di riferimento è cruciale per ogni azienda.
  10. Un’organizzazione per documentare e comunicare le sue attività di RSI non ha a disposizione solo il bilancio sociale o di sostenibilità, può scegliere tra una vasta gamma di strumenti in base alle sue esigenze.

(Dati tratti da Il Sole 24 Ore)

Edi Florian

Responsabile Comunicazione di:
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