Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Souvenir ’appetitosi’

Del: 29/08/2007


Che a tavola le vacanze prendessero un altro gusto lo sapevamo, ma che la buona cucina fosse occasione di business e risparmio per i turisti stranieri proprio non ci avevamo pensato.

Secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto Piepoli-Leonardo-Ice, a mantenere vivo il ricordo dell’Italia per quasi uno straniero su due (45%) sono cibo e vino Made in Italy, mentre secondo un sondaggio on-line sul sito dell’organizzazione degli imprenditori agricoli due italiani su tre al ritorno delle vacanze portano un prodotto alimentare tipico.
Grana, limoncello, Asiago e pecorino sardo, mozzarella di bufala e prosciutto San Daniele sono solo alcune delle leccornie che la nostra terra offre: l’intero stivale è, infatti, costellato, da nord a sud, di itinerari enogastronomici, in cui si possono acquistare souvenir appetitosi, da molti preferiti alle classiche cartoline, calamite e miniature di monumenti. Si tratta di un trend in rapida espansione, favorito da diverse occasioni di valorizzazione dei prodotti locali, come feste e sagre paesane.

Oltre al gusto autentico e genuino, l’acquisto di articoli alimentari Made in Italy garantisce al turista straniero un discreto risparmio, poiché al prezzo pagato sono sottratti gli onerosi costi applicati in alcuni paesi esteri, dovuti al trasporto, alle limitazioni quantitative e sanitarie all’export e ai dazi doganali che gravano sui prodotti alimentari tipici.

Alcuni esempi: in Canada, secondo la Coldiretti, i prodotti esportati oltre i contingenti stabiliti sono gravati di dazi che per il formaggio Asiago sfiorano il 250%, in Giappone sono del 30% per i vini e del 35% per i formaggi, in Argentina c’è uno specifico dazio di un dollaro Usa per ogni litro di olio di oliva, in Brasile viene applicato un dazio del 40% sui vini liquorosi Made in Italy che in Egitto aumenta fino al 3.000% e interessa tutti i vini, secondo una recente indagine del Ministero degli Affari esteri.
L’affare si fa a tavola dunque e, per questa volta, a riempire il frigo non sono le calamitine.

                                                                         Serena Poerio

Fonte: Spazio Impresa

 
 

Business Video