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Caldi venti nordici in arrivo

Del: 06/09/2007

Chi pensava che la moda fosse solo Milano, Parigi, Londra e New York dovrà ricredersi. In un mercato sempre più globalizzato affiorano Paesi dove la ricerca e l’estetica hanno la forza esplosiva della novità. What’s Up ha visitato per voi la Copenhagen Fashion Week svoltasi dal 9 al 12 agosto, dove le sorprese non sono certo mancate…

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


foto di Tony Federico


Girare per gli stand della CPH Vision, la fiera di Copenhagen riservata ai marchi “giovani” provenienti da tutto il mercato scandinavo, è una scoperta continua. Capita di frequente di annoiarsi a questi appuntamenti, trovare persone ancor più annoiate che hanno poco da dire e da raccontare. Ma qui è diverso. La Fiera è ancora piccola, la maggior parte dei marchi non supera i 3 anni di età, ma la crescita è costante e pare davvero inarrestabile, anche perché al divertente, cordiale e talvolta goliardico approccio dei giovani designer nordici fa seguito una professionalità e una ricerca accuratissima, che rendono i prodotti di questo mercato tra i più apprezzati da agenti e buyer, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Colori forti, tessuti spesso innovativi, grande cura per l’ambiente, estro a volte eccessivo (come abiti da sposa in perfetto stile sadomaso), ma nel complesso una portabilità superiore alla media di altri mercati emergenti, anche se a volte manca un po’ di “sensualità”.

foto di Boukje K.

 

Gli operatori scandinavi hanno fatto di necessità virtù, trasformando in punti di forza elementi che per altri avrebbero rappresentato un limite: il ristretto mercato interno li ha obbligati a uscire dai propri confini fin da subito, e una radicata umiltà li ha spinti a essere molto concreti e mai “eccessivi”. E i risultati si sono visti: a visitare le collezioni P/E 08 presentate dai 320 espositori della CPH Vision sono giunti oltre 25.000 visitatori, di cui il 55% proveniente dall’estero.


La femminilità di Rutzou, la semplicità di Whiite, le raffinate sperimentazioni in tessuto di jeans di Linda Carlen, l’originalità di Moods of Norway (già indossata da Robbie Williams, Tommy Lee e Dave Navarro), i colori di Rikkemai e i fantasiosi abiti e accessori dei designer scandinavi hanno rapidamente contagiato molti mercati europei e non: dall’Irlanda alla Germania, dalla Spagna alla Svizzera, ma anche piazze più sofisticate come Londra e Parigi, e persino i più lontani Stati Uniti e Giappone.

foto di Tony Federico


Il palcoscenico più inaccessibile per ora sembra proprio quello italiano, a testimonianza di una globalizzazione dei costumi (nel vero senso della parola) che da noi sembra ancora una chimera. A sentire le loro testimonianze, quasi tutti i marchi entrerebbero in Italia anche oggi, pur consapevoli di dover affrontare un mercato molto complicato, selettivo e certamente diverso. A fermarli è il nostro sistema Paese fin troppo chiuso, la mancanza di intraprendenza e la scarsa voglia di rischiare di agenti e distributori (pochissimi quelli italiani presenti a Copenhagen) e un panorama fieristico insufficiente per nuovi marchi provenienti dall’estero.

foto di Tony Federico

White, la nota fiera organizzata da Pitti in concomitanza con la settimana della Moda Donna di Milano, pare non reggere la loro richiesta e allora preferiscono esporre a Parigi, a Barcellona e a Düsseldorf.
La sensazione è che in un mondo dominato da multinazionali, marketing e grandi numeri, i piccoli marchi scandinavi preferiscano non montarsi troppo la testa e competere in Paesi più affini ai propri gusti e stili, ma proprio il successo ottenuto da molti di loro in Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti dimostra come forse il limite sia soprattutto nostro. La domanda scontata è se il loro stile divertente, estroso e a volte dissacrante potrebbe soddisfare i capricciosi gusti del consumatore medio italiano. Probabilmente gli addetti ai lavori italiani pensano che non sia ancora arrivato il loro momento. Sarà…. ma siamo certi che sarà proprio l’italica curiosità ad accogliere in un futuro non troppo lontano il caldo vento nordico.

foto di Tony Federico

Stefano Ampollini
Articolo tratto da What’s Up Magazine n. 14

 
 

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