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Festival di Venezia

Del: 14/09/2007

La 64° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è stata, come di consueto, una grandissima vetrina per film, attori e registi. Ma anche una ghiotta occasione per parlare di cinema e per interrogarsi sulla salute e sulle prospettive del settore.

Proprio nei giorni della rassegna sulla laguna, dunque, non sono si sono fatte attendere le immancabili discussioni sulle condizioni in cui versa il cinema nostrano: è in ripresa o è avviato verso un mesto declino? Sembrerebbe stare così così, stando alla tiepida accoglienza riservata dalla critica ai film italiani in concorso.
Non se la passerebbe troppo bene, a giudicare dall’acceso botta e risposta a mezzo stampa che ha visto l’intervento di Ermanno Olmi, Enrico Galli Della Loggia, Eugenio Scalfari e altri intellettuali.
Va a gonfie vele, invece, se si guardano le performance al botteghino: secondo un’analisi diffusa recentemente dal mensile Ciak, nel periodo compreso tra luglio 2006 e luglio 2007 le produzioni italiane hanno registrato il miglior risultato da molti anni a questa parte.
Nei dodici mesi considerati, infatti, la classifica degli incassi vede quattro titoli tricolori nei primi dieci posti, con una quota complessiva del cinema italiano salita al 35% del totale box office. Il tutto in una congiuntura particolarmente favorevole al comparto cinematografico: secondo le rilevazioni Cinetel, nel primo semestre del 2007 gli spettatori in sala sono stati 60 milioni, con un incremento del 12% sullo stesso periodo dell’anno precedente.
E mentre sul piano politico si promettono nuovi incentivi e nuovi fondi per il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), si dibatte sull’efficacia del sostegno pubblico e si annunciano modifiche alla nota legge 122/1998 (che disciplina gli investimenti degli editori televisivi in opere europee), il cinema ha già trovato nuova linfa nel product placement.

Se ne è discusso, proprio alla Mostra di Venezia, nel corso della conferenza “Il product placement cinematografico. Attualità e derive” , tenutasi il 30 agosto scorso e promossa dall’EDS (Ente dello Spettacolo) e da Camelot, agenzia che opera nel settore. E a pochi anni dall’affermazione del product placement nel mercato italiano – il via libera era stato dato nel 2004 dalla legge Urbani -, questa innovativa strategia di marketing sembra aver già prodotto risultati soddisfacenti. Secondo quanto dichiarato da Paola Mazzaglia, amministratore delegato di Camelot, “insieme all’interesse dei clienti stanno crescendo anche le strutture che supportano le strategie. L’ottica verso cui ci stiamo orientando è quella di integrare il placement cinematografico con sempre più estese attività di marketing correlate”.  Ancora più ottimistiche le prospettive esposte da Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, che addirittura auspica “l’avvio di una nuova era per il cinema italiano proprio grazie al product placement”. Va detto, tuttavia, che per il momento non sono disponibili stime e numeri concreti per quantificare l’effettivo volume di affari riconducibile al posizionamento dei prodotti nei film. Ma il fatto che siano già undici le agenzie nazionali che offrono alle aziende questi servizi è di per sé rivelatore del buon successo riscosso da questo strumento. E non v’è dubbio che il product placement - visuale, verbale o integrato – costituisca un mezzo originale di cui gli inserzionisti possono avvalersi per accrescere la propria visibilità, soprattutto in una fase in cui si sollevano dubbi sempre maggiori sulla reale efficacia delle più tradizionali forme di promozione (spot televisivi su tutti).

A Venezia, comunque, non si sono di certo abbandonate le più tradizionali operazioni di marketing, legate agli aspetti più glamour della manifestazione, con il solito corollario di star in passerella, stilisti, uffici stampa, fotografi, interviste e gossip. Senza dimenticare che ormai il marketing non coinvolge più i soli prodotti cinematografici. Riguarda anche i protagonisti dello star system, da promuovere essi stessi alla stregua di prodotti. Riguarda senza dubbio il luogo di svolgimento della rassegna, con la città di Venezia che tra fine agosto e inizio settembre acquisisce un’eccezionale visibilità a livello internazionale. E anche in quest’ottica, forse, devono essere interpretate le accese diatribe che sono nate con l’istituzione della rivale Festa del Cinema di Roma, potenzialmente in grado di distogliere l’attenzione esclusiva di cui godeva il brand “Venezia” in ambito cinematografico.

Infine, si può probabilmente parlare anche di marketing delle idee, con le star più acclamate che si rendono testimonial di posizioni sociali e politiche. E se non fanno più notizia le esternazioni anti-Bush di molti divi, come Richard Gere, ha invece fatto discutere l’intervista rilasciata da George Clooney al TG1, nel corso della quale l’attore americano si dichiarava apertamente pro-Veltroni. Intervista bollata da alcuni come vero e proprio “spot elettorale”.

                                              Giancarlo Zocca   

 
 

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