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Ottimizzare un sito per i motori di ricerca: da dove si parte?

 versione inglese
Del: 14/09/2007



In questi anni di “web 2.0” non manca giorno in cui non venga annunciata con grande enfasi una qualche nuova “killer application” destinata a supportare i web marketer nell’ottenere l’attenzione (e, possibilmente, il successivo contatto e magari un acquisto) degli utenti in target. Pensiamo al tanto decantato/criticato Second Life, per fare un esempio.

Eppure ancora oggi sono i motori di ricerca i principali veicolatori di business dal Web, grazie alla più importante delle loro peculiarità: le persone cercano nei motori per soddisfare precise esigenze e necessità, quando vanno nei motori prestano la massima attenzione a ciò che cercano e sono quindi più favorevolmente predisposti ad interagire con le aziende. Cosa si potrebbe volere di più?
La maggior parte delle aziende italiane (rimango nei confini patri per questo articolo) non hanno però ancora imparato a sfruttarne al meglio le possibilità, a coglierne appieno le opportunità. Molte, moltissime hanno iniziato ad investire in keyword advertising, grazie anche alla decisiva spinta di Google, molto attivo anche sul telemarketing per convincere le PMI nostrane ad aprire un account ed iniziare ad investire.

Poche, molto poche invece quelle che, quando pensano a realizzare o rinnovare il proprio sito web, mettono in conto anche le necessarie attività di search engine optimization; fare in modo, cioè, che i contenuti (testi, immagini, file video/audio, news…) possano essere trovati nei motori di ricerca per parole chiave rilevanti per il proprio business, e veicolare quindi utenti qualificati. Si accorgono dell’errore compiuto solo quando ormai è troppo tardi: il sito è stato fatto ma fatica ad essere trovato: il traffico dai motori è scarno e, spesso, fatica a comparire (apparendo magari nelle posizioni di rincalzo) anche per il nome stesso dell’azienda o dei principali prodotti/servizi. A questo punto qualsiasi intervento di ottimizzazione per i motori richiederà modifiche al sito stesso, più o meno “intrusive” a seconda della situazione di partenza.

Ovviamente, tanto più questi interventi saranno intrusivi, tanto maggiori saranno i relativi costi ed i tempi necessari perché il sito possa finalmente iniziare a sfruttare i propri contenuti come driver di traffico dai motori.
Basterebbero i soli link sponsorizzati a sopperire a tale carenza? Solo in parte; agendo solo con l’advertising si perderebbe una buona fetta di opportunità: è infatti tra i risultati naturali di ricerca, i risultati frutto degli algoritmi dei motori, che gli utenti guardano prevalentemente quando sono alla ricerca di informazioni, quando hanno bisogno di una soluzione ad un problema o sono alle prese con precise esigenze. Senza contare che, muovendosi solo con i link sponsorizzati, una volta esaurito il budget ci si ritroverebbe nella situazione di partenza, ovvero visibilità zero, traffico idem.

Quand’è quindi il momento migliore, nel progetto di realizzazione o di restyling di un sito web, per tenere in considerazione anche le esigenze di visibilità nei motori di ricerca?
Il momento ideale in assoluto è in fase di progettazione del nuovo sito, quando cioè si stanno definendo gli obiettivi, l’organizzazione dei contenuti (quali informazioni cercano gli utenti nei motori sui vostri prodotti? Il nuovo sito le contiene?), i percorsi di navigazione e, ovviamente, anche tutta la parte di programmazione (template, database etc.).

In questa fase l’attività di SEO potrà dare i massimi risultati, portando alla realizzazione di un sito da subito “search engine friendly”, con i contenuti giusti in funzione di quelle che sono le chiavi di ricerca target e focalizzato sulle azioni che vogliamo far intraprendere ai visitatori, che sia portarli su pagine specifiche, far scaricare loro un documento, farli sottoscrivere ad un’email, farci contattare a mezzo form o telefono, portarli sul punto vendita…
A questo punto occorre sfatare un mito: che i siti “search engine friendly” siano necessariamente brutti o banali (“ugly”, direbbero negli USA). Fortunatamente, a meno che il vostro obiettivo non fosse quello di creare un sito totalmente in Flash – ancora oggi una tecnologia che poco si concilia con le esigenze di visibilità nei motori -, i siti “search engine friendly” possono essere accattivanti, fare uso di animazioni e di grafica, stupirvi con effetti speciali… ammesso, ovviamente, che tutto questo torni poi utile agli obiettivi da raggiungere, e non sia solo una questione di ego.

L’attività di SEO, in molti suoi aspetti, va a braccetto con l’usabilità. Un sito usabile è generalmente anche search engine friendly, e viceversa. Anzi, in molte situazioni ci si può addirittura meravigliare di quanto siano banali alcuni interventi di ottimizzazione, che rispondono allo “A B C” del web design; ma che, forse proprio perché banali, vengono troppo spesso trascurati.
Un altro momento fondamentale in cui considerare il supporto di specialisti in search engine optimization è in occasione del restyling di un sito, o della completa rivisitazione della propria presenza in rete. In quest’occasione non soltanto si deve porre attenzione ad acquisire, col nuovo sito, la necessaria visibilità; si deve anche fare in modo di non perdere quello che il sito precedente era riuscito a guadagnare in termini di ranking, traffico, link popularity. Anche perché i danni potrebbero essere notevoli, come ha avuto modo di sperimentare una nota azienda italiana specializzata in impianti frenanti che, focalizzata sul mercato USA, prima di rivedere il proprio sito era nelle primissime posizioni su google.com per chiavi quali “brake” e “brakes”, salvo poi perdere questa visibilità con la messa online del nuovo sito.

Concludo ricordando che comunque, una volta messo online il sito ottimizzato, l’attività non può considerarsi conclusa. Ci vorranno mesi di fine tuning per arrivare ai risultati migliori, ma il ritorno che si otterrà ripagherà (con gli interessi) di tutti questi sforzi.

Marco Loguercio
Fondatore ed amministratore di Sems (
www.sems.it)
Il suo blog:
www.marcologuercio.com

 
 

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