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Le hit-list come strumento di marketing

Del: 18/09/2007

Quella delle hit-list è una tattica super utilizzata soprattutto in mercati con un overloading informativo elevato, come quello musicale: ho talmente tanta scelta che non so cosa scegliere.

A volte diviene il principale driver di scelta per i consumatori. Sì, perché l’idea che qualcosa possa piacere a tante altre persone ci porta immediatamente a pensare che si tratti di qualcosa di valido.
Come si suol dire, il giudizio Peer (dei nostri pari) conta ormai più di ogni altro fattore. Così accade su iTunes, su YouTube, su Amazon ed anche semplicemente nella scelta di un locale o di un ristorante.

Ma andiamo sul classico, analizziamo il mercato musicale e abbozziamo qualche alternativa a questa tattica.
Praticamente tutti gli store di musica (su strada oppure online) spingono in vetrina/homepage gli album che dovranno entrare in hit-list o quelli che già vi sono.
Il pricing o è costante o si basa sullo stesso sistema: più la canzone o l’album sono nuovi e richiesti e più il prezzo può rimanere alto.
Questa tattica commerciale si basa sulla spinta di un ristretto set di album, permettendo maggiori profitti rispetto alla comunicazione indifferenziata di un numero esteso, per il semplice motivo che garantisce una miglior economia e maggior pressione pubblicitaria.

Quindi le hit-list di cui parliamo sono in fondo drogate, forzate da chi detiene le redini del mercato, come da tempo succede in radio o in tv. Non sono solo il frutto dei nostri peers, ma di meccanismi di governo dall’alto. E sono il fondamento del biz plan di queste realtà.

Ci sono alternative possibili?

Per quanto riguarda gli store online credo proprio di sì.
Da tempo si parla dei vantaggi di cui questi possono godere grazie alla possibilità di sfruttare la coda lunga delle richieste, proponendo anche album o artisti poco conosciuti senza di fatto minare i profitti per i costi di magazzino o di distribuzione.

Si tratterebbe di ribaltare i sistemi di pricing, facendo pagare di più ciò che é meno richiesto, perché di nicchia (o troppo nuovo per essere ancora conosciuto) e di meno ciò che invece è di dominio pubblico.
Man mano che l’album diviene famoso il prezzo scende, più resta di nicchia e più chi lo cerca sarà disposto a pagare.

Le majors e gli store sfrutterebbero di più la coda lunga e potrebbero fare a meno di spingere a tutti i costi i soliti album. Servirebbe però un netto cambio di mentalità e questa é tutta un’altra storia.


Ing. Simone Lovati
Consulente in marketing strategico, presidente
ADVBOUCLE & PARTNERS
http://www.advboucle.com.

 
 

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