Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Zanzibar, la perla africana

Del: 25/10/2007

Un luogo magico dove gli aromi delle spezie si confondono con quelli del mare, dove spiagge paradisiache confinano con il verde della vegetazione e dove un semplice gesto può far capire il vero senso della vita.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

(Villaggio Bravo Gruppo Alpitour Kiwengwa a Zanzibar)

 


Un vento caldo colpisce il viso e avvolge il corpo, un odore penetrante di natura selvaggia si spande senza controllo nelle narici offuscando ogni pensiero. Un aroma da cui molti rimangono assuefatti, è l’inconfondibile profumo dell’Africa. Senza controllo arriva all’olfatto quando si sbarca dall’aereo e si respira per la prima volta l’aria dell’arcipelago di Zanzibar, un miscuglio di spiagge e vegetazione adagiato a poche miglia dalla costa della Tanzania.
Isole che nei secoli passati furono famose perché piazze del mercato di schiavi, terre rese immortali dalla prelibatezza delle spezie che, in labirintiche piantagioni, tuttora crescono rigogliose, maturando un sapore che non ha eguali. Un paese il cui spirito e la cui cultura sono stati temprati e influenzati prima dagli arabi, poi dagli inglesi e infine dagli anni dell’indipendenza. Il risultato finale è un crogiuolo straordinario di costumi e tradizioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


(Villaggio Bravo Gruppo Alpitour Kiwengwa a Zanzibar)

 


Percorrendo le semplici strade che dall’aeroporto dell’isola centrale si snodano nel fitto della foresta, lo sguardo non può resistere alla forza delle immagini che accompagnano il cammino. La gente, semplici case di fango, mattoni seccati dal sole cocente, la povertà che divampa come un fuoco e che unisce la sua dura presenza a quell’odore che sempre più attanaglia i sensi di chi osserva. Si passa a fianco di una piantagione ed è un trionfo: spadroneggiano i chiodi di garofano e la noce moscata, i cui sentori sono conditi da note di pepe e vaniglia.
E poi, improvvisamente, si apre un pertugio in quell’inestricabile foresta e si arriva sulla spiaggia, quella di Kiwengwa, una fra le più belle, resa celebre dai villaggi turistici, come il Villaggio Bravo del Gruppo Alpitour, che adagiano i loro alloggi ad un passo dal mare. La sabbia di Zanzibar è talco, bianco come il latte e soffice come la seta, cornice di un’acqua cristallina che è inesorabile preda della volontà delle maree. Ma la spiaggia zanzibarina non è solo questo, è anche una strada maestra che la popolazione usa per i propri spostamenti e per i traffici quotidiani. Ancora le immagini, ancora l’odore che si mischia al sale del mare e all’aroma portato dal vento: una fila di bimbi che, con bianche camicette, sta rientrando da scuola, un Masai che cattura la curiosità con la sua alta figura e con gli abiti sgargianti, un anziano che canticchia in sella ad una bicicletta e un indaffarato mercante di chincaglierie intento a conquistare la fiducia dei turisti. Gente semplice, sagace, dinamica, molto povera, ma con un’invidiabile ricchezza d’animo.


Sulla spiaggia il tempo sembra essersi fermato, una fotografia del passato che rivive nel presente, e la medesima sensazione accompagna il turista anche quando questi si addentra nelle polverose vie di Stone Town, cuore della capitale Zanzibar City. Il colore della bancarelle colme di parei contrasta con i bianchi muri della residenza del sultano (la Casa delle Meraviglie) e ancora gli odori acri e violenti del mercato che degradano in toni più dolci sul lungomare, da dove si può riconoscere il profilo di Prison Island. Una locandina affissa all’ingresso di un negozio, misera se paragonata allo gloria dei Queen, ricorda la casa di Freddie Mercury sulla strada che conduce all’African House, un ex circolo coloniale inglese dalla cui terrazza si può ammirare uno strepitoso tramonto, gustando un’ottima birra Kilimangiaro.
Zanzibar non è solo un luogo dove trascorrere esotiche vacanze all’insegna del sole e del mare, è anche uno spaccato della realtà africana che ammalia per la sua povertà, per la sua semplicità, per la sua voglia di vivere, il tutto immerso in un indimenticabile profumo.

Marco Crosetto

Articolo tratto da What’s Up Magazine n.15

 
 

Business Video