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Coccodì, galline in fuga da Pollotraz

Del: 05/04/2004

Notte sulla città. Contro il cielo nero si staglia un fortino, sorvegliato a vista da un poliziotto dallo sguardo arcigno.
Tutto sembra tranquillo, quando un manipolo di galline si avventa sulla guardia e, dopo che una pennuta lo blocca con un bacio mozzafiato, le altre liberano le compagne detenute; finalmente in grado di razzolare, finalmente libere da Pollotraz le galline cantano a squarciagola la loro felicità: 15’’ e il gioco è fatto, è nato un nuovo brand, quello dell’uovo.

A ideare il trailer  che ha portato agli onori della cronaca l’uovo Coccodì, un mago della creatività italiana, Luigi Ciccognani, padre di altri spot famosi (Golia, Ferrarelle, Infiore, Mago Galbusera, Sampellegrino calze…) che ha giocato sull’ironia per presentare all’appuntamento con l’advertising una delle ultime commodity, l’uovo appunto.
Ma non di un uovo comune si tratta, quanto di un prodotto innovativo, l’uovo libero Coccodì, covato esclusivamente da galline ovaiole libere.

Dalle indagini che hanno preparato il lancio pubblicitario è emerso che solo pochi consumatori sanno che il 92% delle uova consumate in Italia proviene da galline in gabbia e per anni la logica “gabbia oriented” di molti veterinari ha fatto sì che le aziende alimentari di qualità non fossero stimolate a comunicare il loro prodotto etico- ecologico.

Ad aprire la strada alle galline libere nell’opinione pubblica e nel mondo della pubblicità l’uovo libero Coccodì, un’azienda milanese che dopo anni (per la prima e unica volta- negli anni ’60- ha realizzato una campagna pubblicitaria dedicata all’uovo, “ Coccodì uovo fresco tutti i dì”) è tornata ad investire in advertising, con una campagna di marketing a 360 gradi.

“I consumatori ancora non conoscono la differenza fra l’uovo prodotto da galline in batteria e quello di galline libere- spiega Luigi Ciccognani- per questo abbiamo studiato per quattro mesi una campagna in grado di colpire l’attenzione con ironia e leggerezza, facendo diventare protagoniste le stesse galline, senza un impatto troppo violento sui consumatori”.

A evidenziarne ulteriormente la bontà, l’uovo iperrealista a forma di cuore sui manifesti, affissi per settimane davanti ai milanesi incuriositi, già solleticati dal trailer (trasmesso su LA7 per tutto marzo) e dagli spot radiofonici, le cui note gracchianti e positive hanno subito catturato gli ascoltatori.

Ma il lancio dell’uovo libero non ha solo percorso le strade classiche dell’advertising, si è diffuso in tutti i canali più innovati del marketing, dalla possibilità di scaricare il trailer dal sito Coccodì, all’invio di e-card, al giornalino con tanto di ricette in rima in tutte le confezioni, fino all’interazione dei simpatici pennuti con i consumatori all’interno dei punti vendita, al lancio di mms, alla campagna di viral marketing (progetti questi ancora in fase di studio).

Aumentare la brand awarness e lanciare la campagna su scala nazionale, l’obiettivo dell’azienda milanese, che ad ora ha colpito, grazie alla carica positiva della sua pubblicità e al packaging verde (come l’erba su cui le galline sono libere di razzolare) il target più sofisticato, i giovanissimi.

“L’uovo ormai ha perso il valore di piatto completo- chiarisce ancora Luigi Ciccognani- i giovani non lo considerano se non come ingrediente; bisogna farlo conoscere, comunicarlo in tutta la sua genuinità e per un prodotto tanto innovativo il linguaggio non poteva che essere impattante e attento a mantenere la promessa etica a cui i ragazzi sono tanto sensibili.
Ecco perché abbiamo voluto presentare un uovo il cui tuorlo, a forma di cuore, è un chiaro segnale della politica di Coccodì che con questa operazione ha anticipato, giocando sull’ironia, la legge che dal 2012 prevede l’eliminazione delle gabbie e dal 2004 l’obbligo di indicare sulla confezione il sistema di allevamento, facendo crescere in maniera esponenziale non solo la propria notorietà e ma anche la sensibilizzazione verso un problema ignorato per 50 anni”.

                                                           Rossella Ivone
                                                   redazione MyMarketingNet

 
 

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