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Bollywood e Nollywood, il cinema riparte da qui

 versione inglese
Del: 02/11/2007


Centinaia di pellicole realizzate nel 2007, un giro d’affari di milioni di dollari e una crescita annua che registra picchi strepitosi: queste le cifre di Bollywood e Nollywood, nuove frontiere del cinema, più distanti da Hollywood di quanto i nomi facciano pensare

A una prima lettura, il nome Bollywood fa pensare inevitabilmente ad Hollywood, paradiso cinematografico americano e regno dello Star System più ricco e famoso del mondo. In realtà si tratta di un’ironica fusione di parole che sposta l’attenzione dalle colline e dalle spiagge di Los Angeles alla chiassosa città indiana di Mumbai (ex Bombay).
L’India è un paese che ammalia. Secoli di storia e cultura colano dal suo tessuto sociale e si resta basiti dinanzi alle attuali capacità politiche ed economiche di quella che fu la perla dell’Impero Britannico. Un calabrone, come la definisce Federico Rampini nel libro “L’impero di Cindia”, cioè un animale che riesce a volare superando le imperfezioni aerodinamiche; e l’India contemporanea, infatti, vola ad alta quota, trasportando con sè il successo di Bollywood.
Il cinema indiano, le cui origini risalgono al primo scorcio del Novecento, si compone prevalentemente di film in lingua hindi. Dopo il periodo del muto, in cui spiccarono produzioni legate soprattutto alla storia dell’Impero Moghul, negli anni Trenta iniziarono l’era del sonoro e la costruzione dei primi studios. L’ascesa raggiunse il culmine nel decennio successivo al 1950, una volta superate le difficoltà della decolonizzazione.
Tuttavia, negli ultimi anni, sulle ali dello slancio economico nazionale, sembra che Bollywood stia vivendo una nuova epoca d’oro, con incassi da capogiro e un mercato in continua espansione. Il rinnovato status del paese si insinua nelle trame dei film, in cui attori dai cachet sempre più milionari recitano sceneggiature legate prevalentemente alla famiglia e alla nuova condizione sociale derivata dal progresso. Gli orizzonti si allargano e la tradizione culturale indiana si mischia ai canoni molto più “permissivi” del mondo occidentale, creando un prodotto di cui il pubblico va sempre più ghiotto. I contatti con il cinema estero si compongono anche di collaborazioni come quella firmata tra Hollywood e l’indiana Carving Dreams Entertainment oppure di scambi, come il passaggio in India di Mike Tyson che nel film “Licenza di uccidere”, rivestirà i panni del pugile.

Bollywood arriva dovunque, nelle migliaia di sale delle grandi metropoli fino ai più piccoli villaggi disseminati nella vastità del paese. I film diventano così vettori di messaggi di crescita che risultano però spesso controversi, perché legati al successo facile e alla felicità apparente. È una realtà in piena espansione che genera ricchezza e che porta produzioni milionarie a girare sulle Alpi europee, essendo le vette del Kashmir off limits a causa delle controversie con il Pakistan.

È il regno dei nuovi VIP, come Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan, dei main event che minacciano la leadership della cerimonia degli Oscar e dei nuovi fenomeni come Kishan Shrikant che, ad appena undici anni, con la presentazione del suo “Care of Footpath” al Giffoni Film Festival 2007, è il più giovane regista del mondo. Ma il quadro contempla anche un miscuglio di passato e presente, una coesistenza di successi e delusioni, di concretezza e di sogni effimeri, dove religione e cultura hanno un ruolo di primo piano e si oppongono all’eccessiva corruzione dei costumi nazionali. Così come “mamma India”, anche Bollywood è dunque un piccolo calabrone che riesce a volare nonostante apparenti carenze ed elementi fra loro contrastanti; probabilmente, il suo fascino e la sua ascesa saranno sempre più irresistibili e il suo volo andrà molto vicino a quello dell’aquila cinematografica americana, perché non sorretto da fragili ali di cera.

Ma Bollywood non è l’unica nuova e frizzante frontiera, perché esiste un’altra fusione di parole, peraltro molto simile, che ci trasporta dall’India all’Africa, e più precisamente in Nigeria. Qui non ci sono calabroni con deficienze aerodinamiche, ma qualcosa di ancora più semplice e affascinante sta prendendo il volo e, come Bollywood, punta ad alti traguardi: è Nollywood, terza industria cinematografica mondiale che segue la scalata indiana e la leadership di Hollywood. Anche qui il mercato si sta espandendo; dai miseri guadagni degli anni Ottanta si è arrivati oggi a un giro d’affari di milioni di dollari con più di 300 produttori che ogni anno realizzano tra i 500 e i 1000 film. È una realtà dinamica, carica di energia in cui le pellicole vengono girate in poco più di 10 giorni con una spesa complessiva che difficilmente supera i 15.000 dollari. Set per le strade cittadine, ciak nei villaggi e la vastità e bellezza degli scenari africani come cornice. Una volta finiti, i film vengono direttamente registrati su DVD e dischi VCD e consegnati ai negozi dove i consumatori, a fronte di una spesa di 2 dollari, possono ogni settimana trovare un’ampia scelta. Nonostante alcune critiche estere che contestano la poca raffinatezza dei risultati, Nollywood si sta espandendo, riscontrando crescenti successi. L’industria cinematografica nigeriana garantisce lavoro a centinaia di persone, ma soprattutto dà loro un sogno da concretizzare: dimostrare che si possono girare buoni film anche con mezzi e capitali ristretti.

Bollywood vista da un premio Pulitzer “Bombay? Prima ancora che una megalopoli affaristica è un sogno collettivo, diffuso in tutto il paese grazie al cinema”, ci racconta lo scrittore Suketu Mehta - autore del libro finalista del Premio Pulitzer “Maximum City” - parlando della città della sua infanzia. “Ogni villaggio indiano, anche il più sperduto, proietta i film di Bollywood. Per far soldi le persone potrebbero spostarsi anche in altre città del paese. Ma vanno a Bombay, testa e cuore pronti per il tuffo nella metropoli delle speranze per il futuro, perché prima di arrivarci davvero ci hanno già vissuto nelle pellicole cinematografiche. Quando un ragazzo scende dal treno e vede per la prima volta Bombay, la città degli eccessi, è assalito dalla sensazione di aver appena messo piede nel suo sogno. Bollywood è insomma lo strumento cruciale per creare l’irresistibile attrattiva di Bombay sul resto della popolazione indiana: rende desiderabile e familiare una città che invece, per molti versi, è un incubo”.


g.d.c

Marco Crosetto

Articolo tratto da What’s Up Magazine n.15

Foto 1 Illustrazione di Incranio – www.incranio.com
Foto 2 Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan (foto di BollywoodWorld.com)
 
 

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