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La selezione darwiniana dell’economia italiana

Del: 15/11/2007

Un’analisi dei dieci anni passati e un pronostico per i cinque che verranno: qual è la situazione delle imprese italiane? In occasione del Summit Made in Italy organizzato dal Sole 24 Ore, si è affrontato il tema delle grandi trasformazioni che stanno investendo il mondo dell’impresa, dell’economia e del commercio. “Nonostante due grandi crisi, quella asiatica del 1997 e quella tristemente famosa del 2001, nell’ultimo decennio la crescita mondiale è stata molto forte – ha affermato Emanuele Baldacci, Chief Economist SACE- Abbiamo smesso di parlare di declino.”

I mercati emergenti stanno crescendo e si stanno aprendo come rotte commerciali per le imprese italiane. A differenza del passato, questi mercati rappresentano per gli investitori una sorta di porto franco, in quanto essi stessi figurano come la locomotiva della crescita economica.
I settori in cui l’export italiano ha avuto i risultati migliori sono i beni di investimento, i metalli, i tessili e i prodotti in legno.
La crescita dell’economia italiana è stata nel periodo preso in considerazione al di sotto dei Paesi dell’area euro, che a loro volta hanno perso quota nei confronti degli Stati Uniti, che hanno seguito la velocità di espansione economica dei paesi emergenti.
In Italia si è dunque verificato un processo di selezione darwiniana per le imprese che hanno resistito alle crisi e alla concorrenza estera, anche per quanto riguarda gli investimenti nei nuovi mercati.
La gran parte delle esportazioni nostrane è destinata, infatti, ai mercati tradizionali, che sono meno profittevoli, in quanto offrono minori opportunità, ma che hanno sicuramente un livello di rischio più basso. I mercati in cui si pronostica uno scenario di crescita economica più forte sono proprio quelli nuovi. Lo stesso scenario muta radicalmente se si prendono in considerazione tre variabili: il perdurare della crisi dei mutui negli Stati Uniti, la bolla speculativa sui mercati europei e il forte cambio dell’euro. Secondo Daniel Gros, direttore CEPS Bruxelles Centre for European Policy Studies, la debolezza italiana è insita soprattutto nelle importazioni: “Bisognerebbe importare di più per esportare meglio” Fabio Innocenzi, Consigliere Delegato Banco Popolare, ha dichiarato che la domanda di esportazione non è legata al fattore dimensionale; infatti, è molto forte nelle piccole e medie imprese.
Tim Bond, Managing Director Barclays Capital, ha evidenziato come negli ultimi anni l’inflazione sia rimasta molto bassa e non volatile. Eppure Cina e India, secondo quelli che sono gli schemi economici, stanno arrivando al limite della propria economia di crescita, per cui l’inflazione tenderà ad aumentare.

Mercati emergenti: nuovi rischi e nuove opportunità, ma sicuramente, come naturale conseguenza della globalizzazione, anche nuove forme di concorrenza.

                                                                         Serena Poerio

 
 

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