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Cambiamento o innovazione?

Del: 28/11/2007

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi
Tomasi di Lampedusa
Il Gattopardo

Il cambiamento organizzativo

Cambiare è essenza e caratteristica identificativa di ogni organizzazione. Leggere il cambiamento e guidarlo diventa necessità soprattutto nel caso in cui tale condizione implica non solo il miglioramento continuo ma anche innovazione, intesa come introduzione di particolari condizioni che richiedono un maggiore investimento e coinvolgimento.
Il cambiamento organizzativo più che una eccezione è condizione fisiologica per tutte le organizzazioni.

Non esiste organizzazione che non cambi. Anche le strutture più resistenti al cambiamento, quelle che sono refrattarie ad ogni situazione diversa da quella conosciuta, finiscono con il cedere di fronte a cambiamenti imposti da: leggi, normative, regolamenti o più semplicemente dalle richieste del cliente.
E’ storia di ogni giorno: cambiare per una organizzazione significa adattarsi a condizioni di contesto che mutano (nuova legge cogente), a risorse interne (persone che si avvicendano, diverse conoscenze, nuove macchine, nuove tecnologie, ecc.), a condizioni economiche e finanziarie (disponibilità o meno di capitali, nuove condizioni o modalità di finanziamento, ecc.), alle richieste del cliente (nuovi servizi/prodotti, nuove modalità di erogazione del servizio/prodotto, ecc.), ai mutamenti del mercato (nuova concorrenza, nuovi materiali, nuovi mercati, ecc.).

Il cambiamento organizzativo impatta prima di tutto sulle persone, sia su chi lo gestisce che sulle figure coinvolte. Per questa ragione è importante avere nei confronti del cambiamento un atteggiamento mentale di apertura. Di fronte a situazioni nuove sicuramente la prima reazione può essere quella di timore o di smarrimento; il cambiamento spaventa perché è un “salto nel buio”, si ha coscienza che sta per determinarsi ma nello stesso tempo paura delle conseguenze. Tuttavia dopo il primo atteggiamento di “sorpresa” ci si avvia a studiare ed a pianificare le attività legate al cambiamento. Questa fase progettuale è determinante per individuare tutte le azioni necessarie a “gestire” il cambiamento. Ed è in questa fase che si determinano due diversi stili di management:

-da una parte il management conservatore: poco aperto a situazioni di rischio imprenditoriale e gestionale, abituato ad operare in mercati di nicchia dove c’è poco spazio per l’innovazione, di solito con una modalità di gestione accentrata, poco incline al confronto ed allo scambio, sia all’interno dell’organizzazione sia verso l’esterno;

-dall’altra il management innovativo: orientato alla sperimentazione, capace di coinvolgere, molto dinamico e aperto, con alte capacità di visione ma anche di sintesi, di comunicazione, di motivazione; dotato di un forte senso pratico che porta sempre a selezionare le opportunità, concentrandosi su quelle di sicuro ritorno e relativamente basso rischio.

Approfondisci l’intero contributo in allegato!

Giovanni Volpe
Amministratore Unico di COMITES s.r.l.
volpe@comites.mi.it
www.comites.mi.it

 


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