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Musica e tecnologia: amore, odio e... amore

 versione inglese
Del: 29/11/2007

Tra musica e tecnologia sembra intercorrere da sempre un rapporto di amore e odio. “Ti amo, poi ti odio, poi ti amo”: potrebbe essere il leit motif che accompagna questa storia contrastata.

Ai tempi in cui i primi dischi fecero la loro comparsa, all’inizio del secolo scorso, ci furono artisti che si rifiutarono in modo categorico di sentire lì incisa la loro musica: la possibilità che i suoni potessero essere riprodotti in assenza di qualcuno che li producesse fu un vero shock. Era solo il primo passo di una rivoluzione che avrebbe portato la musica dall’essere un bene di lusso, raro e irriproducibile, a trasformarsi in una commodity che è invece possibile fruire sempre e ovunque.

In tempi più recenti, la storia di amore e odio tra musica e tecnologia ha attraversato dei momenti quasi drammatici. Alla fine degli anni ’90, con l’avvento dei file mp3, la musica cambia forma: non è più un’incisione su un disco, ma diventa un semplice “aggregato” di dati. Il momento di crisi dei rapporti tra musica e tecnologia sembra arrivare con l’esplosione del fenomeno peer-to-peer su Internet ed il caso Napster (è il 2000): sono gli artisti stessi a denunciare il “furto” di musica tramite questo sistema.

Dopo vari processi e interventi da parte delle autorità di tutto il mondo, il fenomeno della pirateria musicale su web è però tutt’altro che terminato. In Italia, ad esempio, le ultime rilevazioni Nielsen NetRatings (maggio 2007) segnalano che circa il 33% degli utenti web ha a disposizione software che permettono di scaricare contenuti come film e musica in modo illegale.
Ma tra musica e tecnologia non esiste solo odio e contrasto, anzi. La tecnologia digitale ha infatti prodotto alcuni dei progetti più efficaci di promozione e diffusione della musica: si pensi ad esempio al caso pioneristico di Vitaminic, a inizio anni 2000, seguito a distanza dagli attuali fenomeni di MySpace e Youtube, che permettono giornalmente a milioni di artisti conosciuti e non di far ascoltare la propria musica in tutto il mondo. Internet è diventato così un vero laboratorio, in cui la tecnologia permette alla musica di crescere, emergere e di essere promossa e acquistata in modalità completamente nuove.

Nella rivoluzione degli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato per sempre nella testa dei consumatori, specie dei più giovani: si è imposta la percezione che la musica possa essere gratuita. Questo finora ha però sempre significato alimentare la pirateria, senza che agli artisti e alle case discografiche ottenessero il giusto riconoscimento monetario.
Esiste un happy end in questa tormentata vicenda? La risposta è sì, ed è italiana al 100%. Nasce infatti nel nostro paese il progetto Downlovers, uno tra i primi portali al mondo di musica gratuita costruito su un modello advertising – based. Gli utenti possono scaricare gratuitamente i brani dei maggiori artisti italiani ed internazionali; gli artisti e le labels hanno la possibilità di promuovere la propria produzione e di distribuirla in modo legale e retribuito; le aziende hanno la possibilità di comunicare in modo efficace e mirato e di associare il proprio brand ad un messaggio positivo e legale.

Nell’eterna lotta tra musica e tecnologia, finalmente vincono tutti.

Chiara Santoro

 
 

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