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Turismo da golf

Del: 15/12/2007

Cresce a doppia cifra il mercato del golf: il numero dei campi nel mondo è aumentato del 10% nel corso dell’ultimo anno, per assorbire l’incremento dei golfisti, che sempre più spesso si muovono da un capo all’altro del globo, per poter praticare il loro sport preferito. Il numero di turisti è infatti passato dai 7,9 milioni del 1989 agli 11,8 milioni del 1997, fino ai 15 milioni del 2006.
E fino al 2015 si registrerà un’ ulteriore progressione, con 25 milioni di pernottamenti dovuti a vacanze di golf. A dirlo è una ricerca promossa da Antoitalia Networking. A beneficiare di questo boom è stato anche il nostro Paese, dove i praticanti sono 83.257 per 334 campi sparsi su tutto il territorio nazionale.

Solo lo scorso anno il mercato generato è stato di 40 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto agli anni precedenti. Anche in Italia, dove il business del turismo da golf ha toccato i 100 milioni di euro.

A beneficiarne sono state soprattutto alcune regioni "virtuose" che in questo settore hanno investito, attirando turisti e capitali dall’estero.
In primis l’Emilia Romagna che ha creato un consorzio per raggruppare i campi regionali in una proposta unitaria; ma si sono mosse in questo senso anche Friuli Venezia Giulia, Toscana, Sicilia e Piemonte. Queste cinque regioni hanno formato il Progetto Interregionale Italy Golf and More, parzialmente finanziato dal Ministero delle Attività Produttive, con un ritorno notevole in termini di flussi e immagine.

Risultati che non hanno lasciato indifferente il Veneto, vicino a due importanti nazioni golfistiche come Germania e Austria, che già si sta muovendo per ampliare le proprie potenzialità negli altri mercati golfistici mondiali.
"La realizzazione di campi da golf crea un indotto ideale per destagionalizzare l’offerta turistica - spiega Fabio Tonello, presidente di Antoitalia Networking e di Agire, l’Associazione Golf Italiana Real Estate - ogni singolo campo da golf regge un flusso turistico, fra case e alberghi, di 2000 persone per circa 850 unità residenziali. Cortina, ad esempio, è una località i cui alberghi sono poco sfruttati nei periodi intermedi. Il golf potrebbe essere un fattore di ripresa abbinata alla riapertura dell’aeroporto di questa località".
Le potenzialità ci sono, ma servono anche infrastrutture e comunicazione, dicono da Agire.
"Per dare ulteriore impulso al mercato italiano del turismo golfistico bisogna realizzare azioni su aree interessanti, come Francia, Olanda oppure sul mercato americano, dove giocano 26 milioni di persone e su quello giapponese, dove i golfisti sono più di 20 milioni" ribadisce Tonello.

Finora i leader europei nell’offerta sono stati la Spagna (nel 2006 l’industria del golf ha generato 2,5 miliardi di euro e la creazione di 200.000 posti di lavoro) e il Portogallo, dove nel 2006 l’industria del golf ha generato 2 miliardi di euro di entrate riconducibili al golf, l’1,5% del Pil.

Ma la loro offerta inizia a diventare satura e costosa per le tasche dei 7,1 milioni di giocatori europei. Il nostro Paese potrebbe rappresentare l’alternativa giusta per i turisti che si muovono da Gran Bretagna, Francia, Svezia e Germania per i viaggi di golf.
"Per incrementarne il numero, servono più aiuti da parte della pubblica amministrazione, soprattutto in termini di maggiore rapidità nelle concessioni- conclude Tonello- attualmente i tempi di rilascio delle concessioni agli imprenditori sono ancora lunghi e arrivano fino ai 10 anni d’attesa".

Rossella Ivone

 
 

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