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Natale a tavola

Del: 15/12/2007

A sentire le varie associazioni dei consumatori e dei commercianti, pare proprio che quello di quest’anno sarà un Natale piuttosto magro sotto il profilo degli acquisti. Calano le tredicesime e calano le spese degli italiani per abbigliamento, viaggi, divertimenti… Per tutto, praticamente, tranne che per il cibo.

Gli acquisti si concentreranno infatti – secondo Confcommercio - per oltre il 40% sui prodotti alimentari, in aumento rispetto al 2006, mentre meno del 13% sarà assorbito da articoli di abbigliamento, calzature e pelletteria. Il restante 46% circa si ripartirà tra articoli di arredamento, prodotti di profumeria, libri e abbonamenti a riviste, giochi e giocattoli, per citare i più importanti.
In Italia, insomma, quando si tratta di cenoni e celebrazioni varie, pare che non si badi molto ai venti di crisi e si metta ugualmente mano al portafogli senza troppe remore.
Tanto più che, sempre secondo Confcommercio, anche nell’alimentare si registra un’attenzione crescente delle imprese agli aspetti a cui il consumatore è più sensibile (il rapporto qualità/prezzo), considerando anche l’elemento della tradizione che induce ad acquistare prodotti tipici del periodo.

Lo sanno bene i pubblicitari che, infatti, hanno iniziato già a novembre ad elargire consigli per gli acquisti e per l’allestimento dei banchetti natalizi.
Ma altrettanto bene lo sanno i Comuni della Penisola che, ugualmente con largo anticipo, hanno aperto vie e piazze a bancarelle di ogni sorta per dar spazio ai mercatini natalizi: niente di meglio, infatti, di questi negozi “open air” per rispolverare le politiche di marketing territoriale, promuovendo quindi le bellezze del paese, e al tempo stesso le specialità locali, stuzzicando il palato degli italiani, già culturalmente e tradizionalmente predisposti a spendere in prodotti gastronomici tipici.

E se è vero che in tutta Italia è usanza ormai consolidata riunire le famiglie a Natale, non solo per scambiarsi i doni, ma anche per riscoprire la gioia di ritrovarsi a tavola tutti insieme, è vero anche che di menù tipici per queste grandi occasioni conviviali se ne trovano ovunque, di tutti i tipi. E tutti più o meno ricalcano alcune linee gastronomiche tradizionali che vogliono, nel menù di Natale, cappelletti in brodo, carni ripiene, panettone o pandoro; zampone, cotechino e lenticchie in quello di Capodanno.
Poi, se proprio si è indecisi sulle pietanze da mettere in tavola il 25 dicembre, ci viene incontro la pubblicità, con alcuni utili spunti per preparare al meglio cene e cenoni nel pieno rispetto della tradizione.

Un esempio: i cappelletti in brodo, piatto tipico natalizio in mezza Penisola, vengono “sponsorizzati” da marche come Giovanni Rana, Fini e altri che ne propongono formati di pasta di diversi tipi, con i ripieni più disparati, praticamente già pronti. Ovvero: “Che bisogno c’è di farli a mano, i cappelletti, quando li trovi già pronti al supermercato?”.

E i dolci? Anche qui la pubblicità fa la sua (‘grossa’) parte, facendo scivolare un po’ di più le tradizioni in secondo piano, non solo sdoganando il panettone in tutto lo Stivale (chi si ricorda che in realtà è un dolce tipico milanese?), ma offrendo al goloso consumatore mille e una variante: dal mitico Tartufon Motta, ai recenti panettoni senza canditi (ma con tanta uvetta), glassati, con il liquore, con crema al limone, alla fragola, forma di spumante, o con lo spumante incluso nella confezione. E l’elenco potrebbe continuare…
In ogni caso, molti, quest’anno – secondo le principali associazioni dei consumatori – farebbero meglio ad evitare le ciliegie e tutta la frutta fuori stagione. In questo periodo i dolci frutti rossi hanno raggiunto il livello record di 10 euro al Kg.

Meglio orientarsi, dunque, sui prodotti enogastronomici tipici del Natale che, volendo, si possono anche regalare… Nonostante, secondo Confcommercio, le specialità regionali potrebbero subire un calo di appeal perché, essendo ormai già vendute per oltre il 90% in offerta promozionale nei supermercati e nei mercatini, sarebbero poco utilizzabili per il classico scambio di doni.


Romina Pilia

 
 

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