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Svolta verde per Wal-Mart

 versione inglese
Del: 19/12/2007

Il colosso della grande distribuzione americana dal maggio 2008  venderà sui suoi scaffali solo saponi liquidi e detersivi concentrati.
I flaconi da due o tre litri,  frequenti in tante case statunitensi, scompariranno quindi dai supermercati della catena, per far spazio a contenitori mini size.
Obiettivo è quello di risparmiare acqua e plastica, salvaguardando l’ambiente.
Una scelta quasi obbligata per Wal-Mart, da tempo nell’occhio del ciclone per i suoi comportamenti non sempre “trasparenti”.
E non solo nei confronti dell’ambiente.

Negli scorsi anni il colosso statunitense ha dovuto subire pesanti attacchi dai sindacati . Tra le accuse quella di costringere i dipendenti (1,3 milioni nei 6.000 negozi sparsi in tutti gli Usa) a fare turni extra senza straordinari, di non rispettare i minimi salariali e di non concedere intervalli per i pasti.

“Riteniamo che l’acqua sia uno dei beni più preziosi del pianeta - ha sottolineato Lee Scott, presidente di Wal-Mart - e che la gente si aspetti dalle imprese comportamenti etici, in linea con le esigenze di tutti. Vorremmo che i nostri consumatori trovino nei nostri store prodotti eco-compatibili, a cominciare dai detersivi, che sono una delle categorie da sempre sotto accusa”.

La decisione del colosso americano, che ha chiuso il 2006 con un fatturato di 256 miliardi di dollari e utili di 9 miliardi, secondo molti potrebbe avere effetti molto positivi in campo ambientale, visto che circa il 25% dei detersivi negli Stati Uniti viene venduto nei punti vendita della catena: optando per il prodotto concentrato, assicurano i vertici dell’azienda, si risparmieranno un miliardo e mezzo di litri d’acqua e 43.000 tonnellate di plastica.

Ma quella dei detersivi concentrati non è l’unica iniziativa di Wal-Mart in campo ecologico.
Qualche mese fa i vertici della catena hanno annunciato che verranno attuate misure per rendere la distribuzione più efficiente dal punto di vista energetico, grazie una partnership con Carbon Disclosure Project, un’organizzazione no-profit che raccoglie dati sulla quantità di gas serra prodotti dalle maggiori aziende.
Ad alcuni però queste mosse sono sembrate intelligenti operazioni di marketing, utili soprattutto per “ripulire” l’immagine della catena.
E non solo quella.
In ballo c’è soprattutto il problema della competitività, messa a rischio dalla politica  troppo aggressiva, che riserva scarsa attenzione ad assets oggi fondamentali come l’ambiente e le persone, dipendenti o consumatori che siano.

Rossella Ivone

 
 

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