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A laptop (just?) per child

Del: 30/01/2008


Non è solo un computer, ma un’idea filantropica che punta a dare un’educazione informatica ad ogni bambino del mondo.
E al cui interno si nascondono potenzialità che, debitamente sviluppate, potrebbero far esplodere nel mercato occidentale un nuovo “iPod effect”.

Il progetto punta a traguardi ambiziosi: dare un laptop ad ogni bambino del mondo, consentire a tutti gli scolari, anche nel più remoto angolo del globo, di imparare ad usare uno strumento informatico all’avanguardia, in modo da colmare il digital divide con l’Occidente.
Il tutto a costi limitati, di gran lunga inferiori alle macchine comunemente vendute attraverso i classici canali tecnologici.
Questi i presupposti di due grandi iniziative che rispondono ai nomi di OLPC (One Laptop Per Child), ente no-profit che fa capo al MIT di Boston, e Classmate, programma più giovane varato sotto il patrocinio di Intel.

 

OLPC nasce dalla mente di Nicholas Negroponte.
Le origini del progetto risalgono agli anni Settanta, ma solo recentemente la macchina è stata fisicamente costruita e distribuita nei primi esemplari.
Quello che molti hanno classificato come HDL (Hundred Dollar Laptop), si chiama in realtà XO, ed è un computer di piccole dimensioni che sviluppa le sue performance con un processore AMD GX 500 Mhz.
Non ha un disco fisso, ma è configurato con porte USB e fino a 1 Gigabyte di memoria Flash per l’archiviazione dei dati. Il monitor da 7 pollici è dual-mode: uno a colori, l’altro monocromatico per garantire un’eccellente visibilità anche in piena luce solare.
Il software è Linux, completamente open-source in una versione rielaborata da Red Hat, ed ovviamente c’è la possibilità di connettersi ad Internet, utilizzando anche le reti Wi-fi catturate da due divertenti “orecchie” che decorano lo schermo.
Gli XO, riconoscendosi tra loro, possono creare una rete peer-to-peer ed accedere così ad Internet anche se solo una macchina è connessa.
Il peso è poco più di 1 Kg e i consumi di circa 1 Watt, e può essere ricaricato con corrente alternata, con semplici batterie oppure con la cosiddetta human-powered charging, ovvero una levetta azionata manualmente. Inizialmente il costo era di 100 dollari, ora è lievitato a 188 dollari, ma i membri di OLPC ritengono che il prezzo si riabbasserà quando la macchina verrà prodotta e distribuita su vasta scala.
I primi esemplari sono stati consegnati a nove paesi, tra cui Cambogia, Nigeria, Rwanda, Pakistan e Thailandia.
Il computer può essere acquistato direttamente dai Governi di tali paesi oppure attraverso altre opzioni tra cui spicca il one-to-one (tramite cui un compratore occidentale acquista un laptop per un bimbo di un paese tra quelli che lo distribuiscono).

Il modello B1 di OLPC (foto di Mike McGregor)

Il Classmate è invece un’iniziativa di Intel, e si tratta di una macchina che utilizza un processore Intel da 900 Mhz e moduli da 2 GB di memoria Flash.
Il monitor da 7 pollici consente risoluzioni ottimali per testi ed immagini, ed è configurato per Windows XP o per altri software creati ad hoc.
È prevista la connessione ad Internet, il tutto in un prodotto che supera leggermente 1 Kg di peso, con un’autonomia di circa quattro ore ed un prezzo compreso tra i 200 e i 250 dollari.

Nonostante la recente firma di un accordo di collaborazione, tra Classmate e OLPC non scorre buon sangue, anche se le loro reciproche critiche non meritano di offuscare gli elementi più interessanti che si annidano sotto la superficie dei due progetti. E se la nobiltà dell’idea idea filantropica non è in discussione, alcune perplessità rimangono.
Scricchiola un po’ il discorso puramente umanitario, perchè potrebbe diventare molto lucrativo investire in zone demograficamente importanti, da più parti identificate come il futuro del mercato informatico.
E non sembra poi così remota l’idea di una versione commerciale adatta a invadere i canali occidentali, supportata da caratteristiche come la ricercatezza dei laptop (forti di un design che potrebbe diventare friendly anche per clienti adulti e munito di porte USB a cui magari collegare memorie esterne), e gli ampi margini di guadagno che un semplice ed accattivante oggetto può ancora garantire nei mercati tecnologicamente più all’avanguardia.
Si può quindi ipotizzare che il laptop a basso costo potrebbe replicare l’effetto iPod e le sue ottime conseguenze sull’intera gamma dei prodotti Apple.
(foto di Glorianna Devenport)

Lo scopo delle iniziative è puramente umanitario? Per il momento , ma aumentano le probabilità che dietro ci sia qualcos’altro.
Per fare più chiarezza sulle mire future, basta forse porsi due domande un po’ provocatorie: i computer sono strumenti assolutamente necessari per i bimbi più disagiati? Un laptop può davvero cambiare le sorti dei paesi più svantaggiati?A voi la risposta.
(foto di Carla Gomez Monroy)

di Marco Crosetto

Articolo tratto da What’s Up magazine 17, dicembre-gennaio 2008

 
 

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