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Europa, mezzo secolo in fila al supermarket

 versione inglese
Del: 06/02/2008



E’ stata inaugurata poco prima delle feste di Natale e rimarrà aperta fino al 24 febbraio 2008, presso il CIVA (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) di Bruxelles, una curiosa ed interessante mostra, ricca di immagini fotografiche, articoli di giornali e manifesti pubblicitari. Il titolo, “Supermarche d’Europe 1957-2007”, dice già molto su quello che il visitatore potrà ammirare all’interno dello spazio espositivo “Architecture La Cambre”, del museo belga.

La mostra, allestita in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura dei primi supermarkets sul territorio europeo, aperti proprio in Belgio dalla catena Delhaize e da Esselunga in Italia, offre un interessante spaccato di com’eravamo e soprattutto di come siamo cambiati, guardando questi ultimi cinquanta anni di storia della società europea, attraverso l’interessante punto di vista di quelli che negli anni sono diventati gli odierni “Centri Commerciali”. Per la cronaca, infatti, i primi supermercati self-service, sbarcarono in Europa, dopo essersi affermati nel ventennio precedente negli Stati Uniti, nel 1957. In particolare in Italia, il primo ad essere aperto, dalla “Supermarkets Italiani S.p.A.”, fu l’Esselunga di Viale Regina Giovanna a Milano, chiuso proprio un anno fa, dopo mezzo secolo di onorato servizio. L’impatto di queste strutture e soprattutto del modello di vendita importato dagli USA, sulla società europea fu dirompente fin dai primi anni, segnati dalle lunghe code per il massiccio afflusso di clienti e dagli enormi parcheggi (mai visti prima sul vecchio continente), stipati dalle prime auto simboleggianti il boom economico dell’epoca.

Il materiale esposto, accompagna il visitatore in un viaggio che collega continuamente l’evolversi dei punti vendita con i cambiamenti sociali in atto, con riferimenti anche alla storia ed all’influenza che il supermarket ha avuto negli Stati Uniti. Così è curioso constatare come la diffusione e l’uso di questa nuova tipologia di “negozio” era un fatto talmente normale per la società americana, che furono messi in vendita dei “Supermarket Kit”, probabilmente da montare (come recita la dicitura sulla scatola che li conteneva), per ornare il plastico ferroviario di qualche fortunato bambino d’oltreoceano. E mentre le immagini ingiallite dal tempo e relative ai primi punti vendita aperti in Europa, mostrano donne col fazzoletto in testa, la grossa borsa di paglia intrecciata in mano ed il volto scavato dalla fatica, stereotipo della casalinga del primo dopoguerra, quelle successive (ad esempio le immagini di alcuni punti vendita Coop), mostrano un panorama molto differente; le borsette si abbinano all’abbigliamento, la capigliatura è curata, ponendoci di fronte al nuovo popolo delle “mamme che lavorano” e che quindi devono, vogliono, fare tutta la spesa in un solo posto. Il supermercato è molto cambiato negli anni, anche dal punto di vista logistico, sfuggendo sempre più spesso agli spazi angusti delle città per cercare nelle periferie cittadine le grandi estensioni di cui aveva sempre più bisogno e trasformandosi negli odierni Centri Commerciali, agglomerati di negozi e servizi (compresi ormai anche gli uffici postali aperti fino a sera), sempre più completi.
Il binomio società-supermarket sembra inoltre proiettarsi anche sul futuro, visto che alla mostra allestita a Bruxelles, è possibile visionare le fotografie ed i progetti di avveniristici supermercati “a basso impatto ambientale”, in cui sono ottimizzati, non solo gli spazi espositivi, ma anche le insegne luminose ed i prodotti posti in vendita. Forse la risposta ad una società che comincia a sentire sempre più forte la necessità di ripensare i propri stili di vita ed i propri spazi, alla ricerca di una maggiore armonia con l’ambiente in cui vive.

Ernesto Maschilla

 
 

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