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Tecnologia e semplificazione del lavoro

Del: 12/02/2008


“Siamo arrivati dove siamo con un enorme sforzo verso la semplicità, di uso e di apprendimento. Abbiamo cercato di fare cose semplici e questo non basta mai. La sfida ora è rimanere insieme, in un circolo virtuoso di ricerca ed investimenti, perché i mega trends del settore dicono che il grosso deve ancora arrivare: abbiamo già un miliardo di pc in giro che ci accompagnano nella nostra vita, ma 5 miliardi di persone sono ancora da raggiungere…perché l’obiettivo del software sono le persone”.
Umberto Paolucci, come tanti ingegneri, ha le idee al numeratore, ma al denominatore ci sono sempre i numeri. Senior Chairman di Microsoft Europe Middle East Africa, Vice President Microsoft Corporation, e nominato nel 2005 Manager dell’anno, è Presidente della American Chamber of Commerce in Italy e Presidente di Enit-Agenzia Nazionale per il Turismo dal 2006.

A che punto è la tecnologia in Italia?
“Siamo indietro nelle piccole imprese, nell’università e nella pubblica amministrazione. Abbiamo circa 8 milioni di connessioni a larga banda, 28 milioni di utenti attivi su internet, 52 milioni di caselle e-mail, 30 miliardi di pagine visitate al mese, 36 miliardi di e-mail al mese. La metà della popolazione tra 6 e 60 anni è on-line. Questi numeri dicono che potremmo fare molto meglio. In termini di investimenti in informatica nella piccola e media impresa, siamo a metà della media europea e la situazione non è ottima anche se le cose stanno migliorando. Purtroppo nei momenti di crisi il piccolo imprenditore taglia su certe cose che vede come costi e rinuncia così ad un importante processo trasformativo”.

Come la tecnologia trasforma il lavoro?
“La società è la tecnologia. L’uomo trasformato dalla tecnologia è diverso da quello di prima, ha una diversa percezione del mondo, delle distanze, del valore delle informazioni e delle relazioni, ed anche l’azienda è diversa; l’effetto trasformativo c’è, è molto forte, ed ha cambiato la natura della sfida di molte realtà, e anche dell’eccellenza distintiva: non sono più bravo a fare quello che facevo prima dell’avvento della tecnologia, ma a fare altro, in cui quindi trovo più valore”.

Si pensa ad un settore, il vostro, che gestisce attività molto complesse, quando però produce semplificazione. Come?
“Quando si ha in cantiere un sistema operativo come Windows o Office System, e questi sono progetti intrinsecamente più complessi dell’ingegneria, più che fare una nuova generazione di aerei, ci mettiamo tempo, perché ci mettiamo anche un contenuto artistico; c’è dietro sempre tanta organizzazione del lavoro di collegamento fra i diversi gruppi e dei loro obiettivi, di sistemi di ridondanza, di non eccessivo rischio concentrato, di criticità insolubili o vulnerabilità troppo diffuse. Ed è un lavoro che affrontiamo avendo sempre in mente il tema della semplicità. Nel nostro lavoro il costo del testing, della verifica di quanto fatto, è pari al costo dello sviluppo, perché quando i prodotti arrivano sul mercato devono fare quello che le persone si aspettano”.

Quali sono le prospettive dell’Opa di Microsoft su Yahoo?
“Se va in porto c’è più scelta. Il mondo del search ha un secondo player, molto distaccato dal primo, con una massa critica molto forte, in grado di competere meglio. Il consumatore vince tutte le volte che c’è più concorrenza. Abbiamo avuto problemi di concorrenza con Windows Client, per posizione dominante, ed abbiamo accettato quello che è stato deciso, abbiamo cambiato impostazione: la concorrenza è un valore che deve sempre essere preservato. Se questa cosa va in porto ci saranno vantaggi per il mercato, altrimenti continueremo per linee interne. Avere 44 miliardi di dollari da spendere internamente, invece che darli agli azionisti, sarà comunque utile a quello che già sappiamo fare, dato che ne spendiamo 7 o 8 all’anno in ricerca e sviluppo”.

Antonio Belloni

 
 

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