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Il nuovo potere del passaparola. Viral, buzz e word-of-mouth marketing

Del: 07/03/2008

Per gentile concessione di Brandforum (www.brandforum.it)

Introduzione Il passaparola è sempre esistito, ma i cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni, soprattutto per quanto riguarda il potere assunto dai consumatori nel rapporto con le imprese e le evoluzioni nelle tecnologie di comunicazione, spingono a focalizzare nuovamente l’attenzione su questo fenomeno ora amplificato più che mai. Bisogna fare i conti con la crescente perdita di efficacia delle pubblicità e del marketing tradizionale di cui vengono criticate da parte dei consumatori l’intrusività, l’eccessiva ripetitività e l’incapacità di stabilire un dialogo a due vie.
Alla frammentazione crescente delle audience, sempre più difficile da raggiungere in modo adeguato, si aggiunge la necessità da parte dei responsabili di marca di superare l’affollamento mediatico e di vincere sui concorrenti nella competizione per il tempo e l’attenzione dei consumatori.
A ciò si aggiunge la proliferazione dei siti web di social networking e il potere di Internet nel trasmettere efficientemente le opinioni da una persona a molte altre. Il viral, buzz e word-of-mouth marketing, facendo leva sul fenomeno del passaparola e sulla forza degli opinion leaders, si delineano come nuove forme di marketing non convenzionale in grado di diffondere un messaggio di marca che conquisti e contagi i consumatori contemporanei.

Riscoperta del passaparola e nuovi protagonisti leader d’opinione
Il passaparola è la trasmissione di informazioni, considerazioni, opinioni su un prodotto o su un brand che avviene da persona a persona in modo informale. Tipicamente considerata una forma di comunicazione verbale, il passaparola è oggi potenziato dal Web attraverso strumenti come i blog, i forum e le e-mail. Il passaparola è sempre stata una dinamica potente in tutte le epoche, ma con la proliferazione delle comunità di consumatori, esso è amplificato e diffuso a tassi e velocità impressionanti e nella società interconnessa di oggi il passaparola emerge come un fenomeno centrale.
Il bisogno e il potenziale del passaparola tra consumatori è aumentato vertiginosamente con l’aumentare degli ambiti di scelta e le tecnologie comunicative esistenti oggi.
Solitamente il consumatore è più propenso a fidarsi di una comunicazione che avviene attraverso il passaparola rispetto a forme di persuasione più tradizionali. Questo grazie alla forte credibilità derivante dall’alto valore percepito della fonte, ritenuta attendibile non avendo un interesse diretto alla vendita.
Il passaparola è basato sul modello di influenza dei media definito come "two step flow of communication" ("flusso a due fasi"). A tal proposito, già nel 1941 gli studi condotti dalla Columbia University hanno messo in evidenza che i mass media non influenzano direttamente il mercato di massa ma invece il flusso della comunicazione viaggia dai mass media passando da una piccola minoranza di individui che a sua volta influenza i suoi pari attraverso il passaparola, diventando in questo modo diffusori dei messaggi. I ricercatori coniarono un termine specifico per questi "centri di smistamento" del passaparola che mediano i messaggi provenienti dai mezzi di comunicazione di massa definendoli "opinion leaders" (leader d’opinione).
Ancora oggi diversi autori mettono in rilievo molteplici figure di soggetti "influenti" implicati nel passaparola (word-of-mouth), immaginando di volta in volta qualità e peculiarità diverse. Principalmente le due tipologie di individui che hanno un particolare peso nella diffusione esponenziale di un messaggio commerciale, sono coloro che operano come evangelisti e alle volte danno origine al buzz e coloro che si impiegano nell’inoltrare il messaggio nel profondo del loro network di conoscenze.

Al cuore del viral, buzz e word-of-mouth marketing

Partendo dal concetto chiave di "passaparola" (Word of Mouth), le tecniche di viral, buzz e word-of-mouth marketing includono tutte le attività che fanno uso delle "connessioni di passaparola" tra persone in relazione sia alla sfera digitale che a quella tradizionale, come mezzi di comunicazione per stimolare un dialogo positivo sulla marca tra clienti/consumatori e quindi offrire un contributo importante al successo del brand.
Viral, buzz e word-of-mouth marketing hanno origine dallo stesso insight: il mezzo di comunicazione più potente a disposizione dei marketers sono le connessioni passaparola che collegano tutti in ogni mercato target da non più di sei collegamenti ("Kevin Bacon Effect" o fenomeno "Small World").
Il termine "viral marketing o buzz marketing o word of mouse" fu utilizzato per la prima volta nel 1997 per indicare il modello attraverso cui un messaggio commerciale si diffonde esponenzialmente attraverso le segnalazioni o raccomandazioni dei clienti stessi.
Da allora i termini viral, buzz e word-of-mouth marketing sono stati intesi in vario modo da diversi autori che ne propongono diverse accezioni.
La Word of Mouth Marketing Association (WOMMA) parla semplicemente di word-of-mouth marketing (in cui fa rientrare il viral e il buzz marketing) definendolo come "Uno sforzo compiuto da un’organizzazione di influenzare il modo in cui i consumatori creano e/o distribuiscono informazione rilevante dal punto di vista del marketing ad altri consumatori". In alternativa: "lo sforzo di un’organizzazione di incoraggiare, facilitare e amplificare la comunicazione rilevante dal punto di vista del marketing tra i consumatori".

Si tratta quindi di fornire alle persone un motivo per parlare dei prodotti o servizi dell’ impresa e facilitare l’instaurazione di quella conversazione.
Gli elementi basilari sono:
educazione delle persone riguardo ai prodotto e servizi;
identificazione delle persone più propense a condividere le loro opinioni;
offerta di strumenti che agevolino la condivisione di informazione;
studio approfondito di come, dove e quando vengono condivise le opinioni;
ascolto e risposta ai supporter, ai detrattori e ai neutrali.

Alla base delle iniziative di viral, buzz e word-of-mouth marketing sta il raggiungimento dell’advocacy, ovvero il sostegno da parte dei consumatori che si trasformano in brand advocates. Nella piramide della brand advocacy proposta di seguito, il percorso da far seguire ai consumatori è quindi da brand adopter a brand adorer a brand advocate.
Il word-of-mouth marketing comprende dozzine di tecniche di marketing che mirano ad incoraggiare e aiutare le persone a parlare tra loro di prodotti e servizi. Data la relativa novità di questa disciplina di marketing e la varietà con cui sono intesi i termini da diversi marketer, non esiste un quadro di riferimento completamente condiviso su quali attività e strumenti includere all’interno del word-of-mouth marketing.
Tuttavia, la WOMMA ha stilato una lista dei tipi più comuni:
Il Buzz Marketing essenzialmente utilizza intrattenimento o notizie di alto profilo per far parlare le persone della marca e seguendo un approccio di Viral Marketing, vengono creati messaggi divertenti o informativi che siano progettati per essere trasmessi in modalità esponenziale, spesso elettronicamente o per e-mail.
Attraverso il Community marketing ci si propone di formare o supportare comunità di nicchia che siano propense a condividere interessi riguardo a una marca (come user group, fan club e forum di discussione), mettendo a disposizione strumenti, contenuto e informazione per supportarle.
L’Evangelist marketing mira invece a coltivare "evangelisti", sostenitori o volontari che siano stimolati a detenere un ruolo di leadership nel diffondere attivamente il messaggio per conto dell’azienda/marca.
Il Product seeding consiste nel collocare il prodotto giusto nelle mani giuste al momento giusto, fornendo informazione o campioni per influenzare gli individui. Il Brand blogging consiste nella creazione di blog e nella partecipazione alla blogosfera, con uno spirito comunicativo aperto e trasparente, condividendo informazione di valore di cui la comunità dei blogger possa parlare.
L’Influencer marketing punta a identificare le comunità e gli opinion leader chiave che sono propensi a parlare dei prodotti e hanno l’abilità di influenzare le opinioni degli altri. Con la strategia che viene chiamata Influencer outreach basata sul coinvolgimento dei soggetti, si è in grado di amplificare e moltiplicare il potere di comunicazione delle aziende. Tramite i Referral program si creano strumenti che rendano possibile ai consumatori soddisfatti di indirizzare i loro amici. Essi conosciuti anche come "member get a member" o "invita un amico", si basano sulla gratificazione ed incentivazione dei consumatori attuali per ottenere nuove adesioni ad un servizio o maggiori acquisti di un determinato bene.
Il Tryvertising (una combinazione dei termini "try" o "trial" e "advertising") evoluzione del sampling e della prova prodotto, si basa sull’attenta identificazione di soggetti ai quali offrire una prova privilegiata di un prodotto prima della sua diffusione di massa. L’esclusività della situazione genera un grande senso di responsabilità verso il brand ed una notevole propensione al passaparola ed alla diffusione dell’innovazione.
L’Empowerd involvement consiste nel rendere il consumatore partecipe di scelte importanti riguardo ad un prodotto o servizio, come ad esempio scegliere il nome di un prodotto, lo spot da mandare in onda, il titolo di un film o scegliere in un reality show chi verrà eliminato o vincerà.
I Brand ambassador program consistono nello sfruttare una forte identificazione dei consumatori con i valori e i simboli rappresentati dal brand, al fine di renderli ambasciatori dello stesso. Si tratta ad esempio di fornire loro inviti speciali, consentire loro l’utilizzo di prodotti a serie limitata, invitarli nel backstage di un evento o facendo accedere loro a privilegi speciali sia per sé stessi che da condividere con i loro amici, dando ai brand ambassador (ambasciatori della marca) materiali che li possano aiutare a promuovere la marca.

Continua a leggere l’intero articolo nel file allegato!

                                                                                    Barbara Trotta


Allegati:
Il nuovo potere del passaparola.

 
 

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