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Uovo di Pasqua con sorpresa per gli argonauti del mistero

Del: 13/03/2008

Il marketing del turismo culturale va alla ricerca di sempre nuove vie di fuga per i viaggiatori dell’insolito, per quel numero crescente di single, coppie e gruppi mossi da una fatale attrazione per i circuiti poco noti, quelli al di fuori dalle mappe e dai flussi esterofili delle masse vacanziere, quei luoghi misteriosi, magici e intriganti ma ancora inviolati anche dal brand delle agenzie e dal carnet dei tour operator. Spiritualità a parte, dietro cui per lo più si cela un business a tinte losche che promette stage costosissimi, alla conquista di una consapevolezza ipertrofica dispensata da guru improvvisati, quale miglior prospettiva per questi argonauti dell’ignoto (con evidenti sintomi di allergia primaverile verso il “tutto organizzato” e il “tutto incluso”) di un weekend pasquale nell’eretico ed erotico Paradiso della Regina Sibilla?

Un’occasione da non perdere per eccitare il “gran simpatico” con scariche adrenaliniche ed emozioni “a rischio zero”! Quel detto nazional-popolare “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” ben si attaglia con la “scelta” alternativa e coerentemente “eretica” (“eresia” dall’etimologia greca vuol dire per l’appunto “scelta” libera) di un contesto ambientale a tinte forti, selvaggio, impervio, che si palesa al visitatore come uno spazio in cui non si capita per caso ma ci si catapulta volontariamente, come fra le braccia di Morfeo quando, a fine giornata, non si vede l’ora di staccare la spina. Pochi sono i luoghi del Pianeta che conservano ancora intatta l’energia arcaica che li ha resi nei millenni unici testimoni del diaframma sottile fra realtà “altre”… e Monte Sibilla, la sua Grotta d’altura e il prospiciente Lago, sono il campione  tutto italiano di un “mondo di mezzo” in cui la percezione si dilata travalicando i confini della coscienza consueta; ove i sensi titillati e magicamente disostruiti, si esaltano, mentre l’immaginazione diventa creazione plastica di un insperato e rinnovato equilibrio. 

 

 

 

 

 

 

 

Ma come riconoscere in sé il cavaliere errante pronto a calarsi in un’avventura senza spazio e senza tempo e che mira a recuperare quel valore aggiunto da riportare a casa come un prezioso trofeo da integrare alla routine quotidiana? Questi luoghi tradiscono fra i sentieri di piano e di cresta, fra i sontuosi resti dei borghi diruti, fra le macine silenti dei mulini abbandonati, un passato ricco e glorioso. Questi monti, queste valli, furono per secoli crocevia di idee, scienze, culture e di un’economia che si snodava a livello europeo e mediterraneo attraverso una fitta rete di scambi e commerci. Siamo nel cuore dell’Italia Vetusta e ogni pietra, ogni lembo di terra, ogni spicchio di cielo solleticato dalle morbide cime della Catena dei Sibillini, parla un linguaggio cosmopolita ed echeggia le storiche e antropologiche radici della gens italica, celtica, e di tutti quei popoli affaccendati a trafficare nel bacino mediterraneo le merci più preziose.

 

 

 

 

 

 

 

 

Antesignana del villaggio “globale”, del market multi-etnico, dei gemellaggi oltre confine, pacifista per vocazione e ambientalista ad oltranza, la community centro-appenninica aveva al suo attivo un’economia florida di cui solo l’andamento delle stagioni e i capricci della Natura sovrana determinavano la curva ascendente o discendente.

Era accogliente, curiosa, generosa nel dare e aperta nell’apprendere, sapeva ben integrare alle proprie risorse quelle altrui, pur mantenendo sempre viva e preponderante la sua identità. Ma qual era l’ “S factor” che caratterizzava l’individualità “Sibillina” tanto da connotarla e connotarne l’habitat naturale e antropico, l’immaginario collettivo, la cultura, le tradizioni e tutte le attività socio-produttive? Era Lei, la Sibilla, la Matriarca ante litteram, quel Femminile cosciente e depositario delle leggi naturali della vita e dei meccanismi per perpetuarla, quell’archetipo che si riproduceva costante e periodico per via matrilineare arricchendosi, nel corso dei millenni, di sempre nuove esperienze e conoscenze! Per dirla in termini antropologici, la società sibillina era una community matriarcale ma non (come potrebbe intendersi oggi) in contrapposizione a un’egemonia patriarcale, bensì equamente improntata alla “persona” come elemento integrale e partecipativo al benessere comune, indipendentemente dal “genere”.  La leadership della Sibilla fondava sulla meritocrazia coralmente riconosciuta, e veniva misurata da fatti incontrovertibili fra cui il benessere, la felicità, il progredire della collettività e la crescita esponenziale delle risorse materiali e culturali. Fra i tanti reperti di cotanta civiltà rinvenibili nel territorio che dalla Sibilla prende il nome, emblematico è l’UOVO di calcare bianco con sulla cima scavata una specie di vaschetta, avvistato più di una decina d’anni fa semisepolto nel letto del Rio Terro, vicino a Sarnano (MC).

L’uovo è l’immagine apparente della nascita di ogni vita a noi nota, di quella invisibile cellula iniziale che dopo tanto turbinare nello spazio infinito di atomi attratti e distratti, di scontri e incontri liberi e fortuiti, d’insorgere e concatenarsi di molecole innumerevoli, si acquieta in una forma ordinata e funzionale al suo fine, col suo nucleo-tuorlo, il suo plasma-chiara, la sua placenta-pellicola e il suo guscio protettivo, e trova l’ambiente più propizio per far sì che la vita si schiuda, si accresca e si moltiplichi all’infinito. Non c’è quindi da meravigliarsi se i nostri avi italico-sibillini ne avessero fatto un monumento simbolico e ancor più, con il loro spirito prammatico, si servissero della vaschetta scolpita sulla sua sommità come strumento statistico per stabilire il budget d’investimento delle loro risorse! Pare infatti che ogni anno nei periodi “pasquali” (cioè di “passaggio” fra una stagione e l’altra) si celebrasse nella comunità sibillina il “rituale” dell’uovo oracolare. Oracolare perché? Perché rivelava quale produzione tipica si sarebbe dovuta incrementare preminentemente, e questo indice di preveggenza si preparava nella vaschetta di quest’uovo di pietra, ponendo varie tipologie di prodotti (semi di cereali, ortaggi, legumi ecc.) secondo un procedimento dettato dalla Sibilla in carica e osservando, nei giorni successivi, quale germinava per prima…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma dire di più, sciuperebbe la sorpresa all’eretico viaggiatore che volesse sperimentare in prima persona un week-end pasquale in questo enigmatico territorio circoscritto in un Parco Nazionale… con l’intento di sollevare ad uno ad uno gli innumerevoli veli sotto cui l’odalisca, la Fata di questi Monti, nasconde i suoi misteri! Oppure, approfittando dell’occasione, molti economisti e manager del marketing internazionale, potrebbero consultare l’oracolo di questa Leader primigenia e carpirle qualche collaudato segreto, eco ed equo compatibile, per reimpostare la new economy. Comunque, con o senza Uovo, la sorpresa è garantita per tutti… parola di Sibilla!

Anna Maria Piscitelli
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
Info:
anny@elissa.net - edmir@tin.it


 

 

 
 

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