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Spazio alle attività per i bambini.

Del: 13/03/2008

Partnership in atto, e possibili, per educare alla creatività.

L’Italia è il Paese della creatività. Questo ‘talento’, spesso inespresso, affiancato al ricco filone di educatori che, negli anni, hanno sperimentato nuove vie di ricerca sullo sviluppo della creatività infantile, dà vita a esperienze d’eccellenza.

Un recente esempio è l’attività di Bambini in cucina - Associazione di promozione sociale ed educativa. Nata nel 2006 con l’obiettivo di organizzare laboratori e incontri di cucina rivolti ai bambini, ai genitori, agli insegnanti e agli educatori. L’Associazione opera con l’intento di promuovere e sviluppare i valori educativi, affettivi, di aggregazione, condivisione e divertimento del ‘cucinare insieme’. Il progetto, frutto della pluriennale esperienza di un gruppo di educatrici, mamme e psicopedagogiste, valorizza un’attività come quella del cucinare insieme ai bambini - non solo ai propri figli - creando con loro piatti buoni e sani da consumare insieme a tavola, e non da utilizzare come gioco.

 

 

Cucinare in biblioteca La biblioteca diventa spazio privilegiato per cucinare insieme. E allora ecco il progetto Cucinare in biblioteca. Il bambino entra in biblioteca sviluppando i cinque sensi: ci sono le parole bisbigliate, le pagine sfogliate, l’odore della carta, i colori, le luci, i libri e gli arredi da toccare. Nel rapporto tra il bambino e la biblioteca – tra il bambino e la sua voglia di scoprire e conoscere - il genitore gioca un ruolo determinante: accompagna, condivide, guida le scelte, attribuisce valore. Non diverso è il percorso dei bambini che partecipano ai laboratori di cucina ‘senza fuochi’ che l’associazione Bambini in cucina organizza da qualche tempo nelle biblioteche comunali milanesi (in particolare: Accursio, Sicilia, Affori e Niguarda). Invita i piccoli frequentatori – a partire dai quattro anni – a vivere l’atto del cucinare come momento di conoscenza e di scoperta: non solo ai fini dell’educazione alimentare, dunque, ma anche come esperienza pratica, culturale, sensoriale, relazionale ed emotiva.
Il laboratorio di cucina in biblioteca ha valore di attività di animazione della lettura. La riscoperta dei sapori e degli aromi della cucina tradizionale sono la via di accesso ad un’importante aspetto della memoria collettiva, della storia e della cultura di un popolo. Il cibo ha una fortissima valenza comunicativa e diventa oggetto di studio delle abitudini e dell’identità di un paese. Per il bambino cucinare è un diverso modo di apprendere.
Il mondo dell’editoria per ragazzi ha raccolto l’allarme diffuso per la mancanza di mamme e nonne, spesso troppo impegnate, che trasmettano l’amore per la cucina: allora non restano che i libri per imparare a cucinare. Oltre ai laboratori di cucina che, svolti in biblioteca, possono prevedere la presenza del genitore, sebbene sotto forma di “osservatore discreto”. L’adulto ha l’opportunità di essere testimone - spesso stupefatto – di un’attività che può davvero entrare nelle piccole consuetudini domestiche e diventare occasione di intimità e condivisione. Cucinare insieme, a casa, è infatti un’attività utile sia ai fini dell’educazione alimentare sia come momento di relazione e di educazione. Inoltre in biblioteca il genitore, che desidera approfondire questi temi, trova una vasta scelta di saggi e manuali pratici. L’iniziativa, destinata ai bambini, di fatto diventa così una proposta educativa per tutta la famiglia.
Attenzione però, i laboratori proposti da Bambini in cucina non hanno come obiettivo di modificare le abitudini alimentari dei bambini. Una seria educazione alimentare può essere efficace solo se portata avanti ogni giorno sia a scuola che a casa. I laboratori occasionali di cucina, invece, hanno altre finalità: far scoprire nuovi modi di mangiare e di stare insieme in famiglia e proporre ai bambini esperienze sensoriali (cibo che si tocca, che si annusa, che si osserva), sviluppare la manualità (impastare, dosare, tagliare…) e i processi cognitivi. L’esperienza è raccontata nel libro: "In cucina con i nostri bambini", FrancoAngeli Editore - Collana Le Comete, F. Buglioni, M. Gallorini.

Oltre a portare i laboratori di cucina in biblioteca, l’associazione ha realizzato incontri con Regione Lombardia (nel contesto di Lilliput) e per Città del Sole, laboratori nelle scuole e laboratori a domicilio.
I progetti futuri di sviluppo delle attività vedono l’aprirsi di un ampio fronte di costruzione di partnership con imprese e realtà profit, interessate a condividere con l’associazione valori e attività.
Uno tra i primi a collaborare in tal senso è stato il Corriere della Sera/Vivimilano per il quale l’associazione ha organizzato un ciclo di 4 laboratori e un sintetico ricettario sulla pasta fresca fatta in casa, da distribuire ai bambini che hanno partecipato il 16 e 17 febbraio alla ‘due giorni’ dedicata alla cucina.
Grande visibilità è stata data all’evento, naturalmente sulle pagine di Vivimilano, e la partecipazione di pubblico ha sancito un connubio profit-non profit che vede la cucina come anello forte d’unione e collaborazione.

MunLab – da impresa sociale a impresa profit
Dove creatività e educazione si affiancano fino a toccarsi, è lì che si genera quella scintilla di energia positiva che dà forma ad attività che vanno ad affiancarsi ai classici percorsi educativi della scuola, completandoli e arricchendoli.
In via Sardegna 55 a Milano, laboratori, formazione, mostre per conoscere e sperimentare il Metodo Bruno Munari®. Nel nome è racchiusa l’essenza del suo essere. Mun sta per Munari e Lab è lo strumento essenziale del metodo: i laboratori creativi per bambini e adulti.
Come Munari amava dire: da cosa nasce cosa. Questo vale anche per il MunLab. Lunga e impegnativa è infatti la parabola della sua creazione: nuovo nello spazio e nell’allestimento, ma fondato su vent’anni di esperienza, passione, sperimentazione di un gruppo di professioniste, che hanno seguito prima gli insegnamenti di Munari e poi il fondamentale apporto formativo e di Alberto Munari, figlio di Bruno.
Pia Antonini e Michela Dezzani (socie fondatrici dell’Associazione Bruno Munari), Cinzia Corti, con il fondamentale supporto di Alberto Munari (successore di Jean Piaget, psicologo ed epistemologo, Professor Emeritus dell’Università di Ginevra, dove ha occupato per oltre 30 anni la cattedra di Psicologia dell’Educazione, della Formazione e delle Risorse umane) e Donata Fabbri. Hanno saputo trasformare la propria esperienza nel non profit, in un’impresa profit che va ad affiancare istituzioni pubbliche e private, musei, biblioteche, scuole nell’ideazione e realizzazione di progetti e percorsi educativi per adulti e bambini. Da alcuni anni collaborano stabilmente con Clac (Centro Legno Arredo di Cantù) e stanno avviando uno scambio di best-practice e attività sul campo con Shiodome Creative Center di Tokyo.
Il nuovo spazio creativo milanese continua la tradizione dei laboratori Bruno Munari e andrà ad arricchire la rete, già attiva in vari luoghi d’Italia e all’estero, dove i semi dell’insegnamento del grande maestro di design, di passione e di vita, hanno attecchito (come Faenza e Prato).

 

 

 

 

 

 

Parlando di Metodo...
Il Metodo Bruno Munari® è un metodo educativo fondato da Bruno Munari negli anni Settanta. Fu sperimentato in musei, scuole, biblioteche, gallerie d’arte e nelle piazze di molte città. Il primo laboratorio diretto da Bruno Munari fu realizzato a Milano nel 1977 a Brera nel contesto della mostra “Processo al Museo”, evento che segnò un modo diverso di interpretare e vivere il museo e le sue funzioni formative.
Da allora il metodo è stato oggetto di attenti e approfonditi studi, soprattutto da parte di Alberto Munari, che l’ha aggiornato e ‘rifondato’ sulla base teorica dell’epistemologia operativa. Questo metodo allena al pensiero progettuale creativo e stimola l’attitudine alla ricerca. Progettare significa predisporre un ‘far accadere’. Progettare un laboratorio Bruno Munari® vuol dire preparare uno spazio curato nei dettagli, una messa in scena aperta a un atteggiamento di continua ricerca e curiosità che si trasforma in un processo attivo di creazione.
Partnership tecniche per realizzare ‘uno spazio vuoto aperto all’azione creativa’.
Munari è uno dei capostipiti del design italiano. Certamente aziende attente e sensibili non potevano rimanere sorde a quest’appello e richiamo. La creazione del laboratorio sperimentale è stata possibile anche grazie alla partnership tecnica con Targetti Sankey e Bluestein, che hanno fornito rispettivamente la consulenza illuminotecnica e parte degli apparecchi illuminanti e la pavimentazione di un’area del laboratorio dedicata al frottage.
Uno spazio vuoto, aperto ad accogliere l’azione creativa dei bambini.

Borsa Progetti Sociali
ALTIS – Università Cattolica del Sacro Cuore
borsaprogettisociali@unicatt.it
www.borsaprogettisociali.it

 
 

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