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Starbucks

Del: 27/03/2008


Combattere la crisi attraverso un coffee break di tre ore: è stata questa l’idea di Howard Schultz, meglio conosciuto come mister Starbucks.
Che, dopo aver fondato la più grande catena di bar al mondo, adesso si trova a far i conti con la prima battuta d’arresto dalla nascita del suo impero.
Non soddisfatto di aver mandato a casa i vertici della società e aver ripreso in mano le redini del gruppo, ha organizzato la prima pausa caffè “motivazionale” per i suoi dipendenti.

Obiettivo: rieducarli in maniera coinvolgente, facendo capire a tutti i baristi, veri motori della catena americana, come si prepara un “frappuccino” doc.
Senza preoccuparsi di chiudere, lo scorso martedì, dalle 17.30 alle 20.30, ben 7.100 dei suoi store Usa ( negli States sono più di 9.000) , mentre i clienti si accalcavano invano alle porte, Schultz ha fatto godere ai dipendenti un break alternativo.

A tutti infatti è stato servito, per iniziare il “relax”, un Espresso Excellence.
Ma non nei soliti tazzoni: il caffè macchiato è stato versato in bicchieri di vetro.
In questo modo, ha spiegato un opuscolo consegnato a ciascun barista, tutti hanno potuto notare il colore e la giusta consistenza che dovrebbe avere un prodotto Starbucks.

“Il latte senza aerazione manca di dolcezza. Per un prodotto perfetto la macchina deve raggiungere una temperatura ottimale. E questa si ottiene quando il suono è SSHHHH”.

Ai divertiti lavoratori Starbucks è poi comparso in video lo stesso capo, che nei panni di un barista, ha dispensato consigli e li ha ammoniti a trattare i clienti con amore.
“Non si tratta di formazione quella che sto facendo - ha ribadito - oggi voglio parlarvi dell’amore e dell’impegno che dobbiamo avere per i nostri consumatori".
Schultz ha poi ricordato a tutti che la catena non ha arricchito volutamente l’offerta con colazioni e croissant perché “l’odore dei sandwiches copre quello del caffè, che è la nostra vera ricchezza”.

E mentre filmati e musica si alternavano, i baristi hanno seguito le performance del fondatore, a proprio agio anche dietro il bancone.
A rendere questa iniziativa interna un evento mediatico, ci ha pensato poi il blog della catena che ha spiegato agli utenti i motivi della chiusura, invitandoli a commentare.
Se i dipendenti sono stati molto colpiti dalla pausa caffè “motivazionale”, i consumatori intervenuti sul blog sono apparsi perplessi, anche perché molti di loro sono rimasti senza “frappuccino” per tre ore, proprio quando uscivano dagli uffici.
La speranza di Schultz è che ora, dopo l’iniziale malcontento, i clienti Starbucks possano tornare ad affollare i locali della catena, preferendo il gusto ai ben più economici (e agguerriti) caffè Mc Donald’s.

Rossella Ivone

 
 

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