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Social Shopping

Del: 03/04/2008

“I mercati sono conversazioni”, questa la prima delle 95 tesi dell’esplosivo Cluetrain Manifesto , una linea guida e di pensiero per la comunicazione sul web edita da esperti di fama internazionale nel 1999. Sono passati quasi 10 anni, ma questa tesi è quanto mai attuale. Le conversazioni a cui si riferisce il manifesto sono, ovviamente, soprattutto quelle tra consumatori, sempre più cittadini del mondo digitale e virtuale, sempre più abitanti e fruitori smaliziati dello spazio del web.

Mai sentito parlare di Stylehive.com, Kaboodle.com e ThisNext.com? Forse no, ma state certi che nel prossimo futuro potreste trovarvi il browser puntato su uno di questi siti di social shopping. In realtà, secondo una definizione più precisa, si tratta di “aggregatori” di e-commerce, siti blend tra il social networking e l’online shopping, spazi virtuali in cui i consumatori possono creare liste di prodotti tra diversi marche, confrontare caratteristiche tecniche e prezzi, affidare proprie valutazioni e commenti, ma soprattutto leggere quelli degli altri. Il successo di questi siti dipende da diversi fattori, tra cui il fatto che lo shopping è per sua natura un’attività sociale, che alle persone interessa sapere il parere degli altri sui propri acquisti e che il vecchio passaparola assume un’altra dimensione e significato nell’online. Secondo una recente survey (“The digital design Outlook”, Avenue A Razorfish, 2007) pubblicata da Avenue A Razorfish negli Stati Uniti, il 62% di chi ha fatto shopping online ha fatto le sue scelte d’acquisto basandosi su una raccomandazione di chi ha fatto quell’acquisto precedentemente; il 55% comincerebbe la ricerca di un prodotto da un normale motore di ricerca, ma ben il 14% userebbe uno dei siti citati in precedenza, percentuale in crescita tra l’altro, almeno negli Stati Uniti. Dato ancora più importante, il 55% di coloro che desiderano effettuare acquisti online considera le review di altri consumatori più affidabili di qualsiasi altra fonte. A confronto, solo il 21% considera affidabili le informazioni provenienti dai cosiddetti “esperti”. Questo trend avrà importanti effetti sulla vendita al dettaglio, soprattutto online. Sarà quindi necessario arrendersi a questa logica ed evitare semplicemente di replicare online modelli di vendita al dettaglio esistenti nel mondo reale. L’investimento nel brand può in parte proteggere da questo tipo di scelte, ma sarebbe forse meglio abbracciare questi nuovi modelli di business in logica web 2.0 e cercare di essere presenti con i propri prodotti su aggregatori di e-commerce, riconoscendo che i migliori venditori sono i propri clienti. Da un punto di vista di mercato, la crescente disponibilità di informazioni, affidabili e generate dai consumatori, restituisce a questi ultimi un ruolo centrale nel processo di acquisto e di conseguenza spinge le aziende a mettere sul mercato prodotti innovativi, di qualità ed a prezzi contenuti. La competizione, come risultato, sarà su alcune categorie merceologiche e su alcuni segmenti sempre più agguerrita. Ma dall’altra parte, prodotti con alle spalle marchi solidi, piuttosto che country-brand di successo (ad esempio il Made in Italy), possono cogliere l’opportunità di questi nuovi canali e cavalcare l’onda di questa innovazione. Tutto sommato, lo shopping non è finito, si è solo trasferito online.

Fabio Sgaragli
Ticonzero.info (
www.ticonzero.info)

 
 

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