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Dopo la ‘Cindia’, la Russia

Del: 04/04/2008

Lunghissimi e frastagliati confini, circa 10.000 Km che si snodano da est ad ovest e 3500 da nord a sud: questa l’enorme superficie ricoperta dalla Russia, che con i suoi 17.075.200 Km quadrati è l’entità statale più grande del mondo. Un territorio paragonabile alla grandezza dell’intera Europa, che per un tasso di crescita del 20-25% negli ultimi anni, redditi individuali elevati, un tasso d’inflazione inferiore al 10% ed una rosea prospettiva di sviluppo, rappresenta un’ottima opportunità di business anche per gli investitori italiani.

Non un modello unico di successo, né per dimensione né per categoria, ma un’occasione che va ritagliata sull’operatore che desidera entrare in questo mercato. Al workshop organizzato da Mark Up, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, erano presenti imprenditori italiani e top retailer russi, insieme per discutere e definire le strategie decisionali di marketing per chi voglia investire in Russia.
Moderatore dell’incontro Luigi Rubinelli, direttore responsabile di Mark Up, che anticipando assonanze e differenze tra il nostro e il loro mercato, ha ricordato come l’importante ritmo con cui insegne e punti di vendita proliferano in Russia, richieda all’imprenditore straniero un ingente sforzo economico ed organizzativo.
Morfologia del territorio e storia della Russia: le distanze geografiche e culturali tra le città sono evidenti. E’ bene che l’investitore italiano sappia che entrare in Russia significa regionalizzare il modello di business, concentrandosi progressivamente nelle varie, grandi e definite città. Circa 15 i centri abitati che superano un milione di abitanti, un dato importante se si pensa che in Italia sono circa quattro i capoluoghi che registrano una tale densità di popolazione. Sono le singole città ad essere considerate come mercati.
Al momento, al canale tradizionale si affianca l’open market e il moderno. Quest’ultimo, destinato a crescere nel breve periodo, dovrà trovare una sua caratteristica nella sofisticazione, assente nel retail del mercato attuale. Per vendere prodotti italiani, riferendoci al largo consumo, come specialites, la logistica e l’interfaccia dovrà essere guidata più o meno direttamente dall’imprenditore italiano.

Altro discorso meritano i beni di lusso, destinati ad una nicchia piccola, ma con un elevato potere d’acquisto. I ricchi rappresentano circa il 5% della popolazione russa, che ammonta a 140.000.000 di abitanti . Una quota consistente, se si pensa alla loro possibilità di spesa. 35% è la percentuale di persone appartenente alla ‘middle class’, un altro 35% si riferisce ai ‘just above poverty’, poveri che potenzialmente possono crescere economicamente e, infine, un 25% di ‘poor’, veri poveri. Scegliere uno sviluppo geografico, concentrandosi in vari regioni, o quello multi-canale, lavorando in diversi settori: sarà questa, e non solo, la scelta che i futuri retailer dovranno fare, tenendo conto che nei prossimi anni è previsto un aumento della concorrenza orizzontale, oggi molto scarsa.

Curiosità, strategia e imprenditorialità: restano doti necessarie per investire in ogni mercato ed in particolare in quello, particolarmente fertile ed incontaminato della Russia. D’altro canto occorre la volontà da parte dei russi di voler accogliere e aprirsi al know how italiano. Dopo la ‘Cindia’ un’altra sfida, conseguenza della globalizzazione, mette alla prova i nostrani business men.

                                                                                     Serena Poerio

 
 

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