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Infernaccio: itinerario (s)consigliato ai ‘peccatori’ della new-economy.

Del: 10/04/2008

Così come nella Comedia dantesca, oggi tornata tanto in auge grazie alle performance di Roberto Benigni, la discesa del Poeta all’Inferno preludia la sua ascesa al Paradiso, e anche prima di accedere al magico Paradiso della Regina Sibilla, mitico oracolo dell’Appennino, è d’obbligo attraversare le Gole dell’Infernaccio.

Trattasi di un vero e proprio ‘orrido’ racchiuso fra picchi rocciosi e forre fitte di vegetazione che costeggiano le tumultuose acque del fiume Tenna, a partire dalle sorgenti (a quota 700/1000 mt. s.l.m.) fino quasi a valle, ove giungono fresche e chiare all’imbottigliamento nello stabilimento Hostbrook s.p.a. in località Tre Ponti (Montefortino – AP) per transitare, col brand Tinnea (www.tinnea.it) e lo slogan Natura in bottiglia dai M.ti Sibillini, nel circuito del marketing milionario dell’ORO BLU. Ma chi volesse dissetarsi ‘gratis’ alla sorgente di questo preziosissimo bene collettivo (sulla cui privatizzazione tanto si discute), dovrà guadagnarsi il sano refrigerio dopo due ore buone di trekking, risalendo l’irto sentiero che si inerpica sugli strapiombi alternati a lussureggianti faggete, a ponticelli naturali invasi da muschi odorosi e felci d’argento, su lungo il letto pietroso che appare e scompare, ora inabissandosi tra gli anfratti oscuri della montagna, ora riapparendo in scroscianti cascatelle nelle radure ombrose a formare invitanti pozze naturali.

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle Gole dell’Infernaccio, da cui si accede ad altri luoghi dei M.ti Sibillini dai toponimi maledetti, come Passo Cattivo e Pizzo del Diavolo, l’eco lontana di leggende popolari attribuisce l’impraticabilità dall’autunno alla primavera inoltrata e, anche nella bella stagione, consiglia estrema prudenza, specie quando il cielo minaccia improvvisa tempesta. Si narrava, infatti, che nelle profondità di quel canyon scolpito dal prorompente e costante turbinio delle acque, andassero a scaricarsi fulmini, saette, furie sismiche, uragani e tutte le più terribili forze della natura… ed erano frequenti incontri di terzo e quarto tipo, giustappunto con dèmoni o infere creature celate sotto le mentite spoglie di splendide Fate sensuali e prodighe, ma che nascondevano sotto sontuose e scollacciate vesti, orripilanti piedi caprini. Questo lembo di mondo posto a confine con realtà ‘altre’, ma atto parimenti a esorcizzare le più inconsce paure umane, offre anche oggi ambigue e contrastanti emozioni, riflettendo nel suo surreale scenario, come in un magico specchio, desideri, pulsioni, tensioni di chi vi transita e, complice la forte conduzione magnetica dell’elemento acqua che vi predomina, ne rende fluido e pregnante ogni istante di permanenza fino ad annullarne la dimensione temporale. Può succedere di capire, così, che è tramontato il sole solo quando si intravede la falcata luna… di vedere improvvisamente apparire un immenso prato viola e, quasi scioccati dall’insolito colore, avvertendo l’impulso di attraversarlo, sentirsi improvvisamente accarezzare la pelle dalle ali vellutate delle miriadi di farfalline che vi si alzano in volo… di scoprire a maggio l’inimitabile e dimenticato sapore delle fragoline di bosco che occhieggiano tra i rovi, peccando di gola fino a rimpinzarsi… di oziare all’ombra per delle ore, cullati dalla musica del vento e dal chiacchierio argentino dei rivoli in rincorsa verso il torrente… Proseguendo in questo infero girone di peccati, in questo vortice di sensi esaltati, in questa pan-bucolica riserva di ogni diavoleria e alchimia della natura, il sentiero per le sorgenti di Capotenna a un certo punto si biforca e, sulla destra, appare all’improvviso una deviazione alternativa: un insieme di tornanti in salita girano intorno a un dolce e verde pendio immettendo nel catartico e mistico percorso verso l’Eremo di S. Leonardo. Fino a qualche decennio fa, vi sorgeva una graziosa chiesetta ben mimetizzata tra le rocce e i rovi, posta in posizione speculare alla famosa Grotta oracolare della Sibilla Appenninica, e risalente a un’epoca in cui religiosità e laicità si fronteggiavano ‘sportivamente’ nella community sibillina, dividendosi equamente risorse e investimenti per il collettivo benessere. Ma purtroppo questo baluardo dell’antica par-condicio delle terre della Sibilla, è stato demolito dal santo zelo di un Frate Cappuccino che, edificando al suo posto una specie di cattedrale di indubbio stile gotico, entrata nella filiera marchigiana dei pellegrinaggi a Santuari ed Eremi, ha mostrato un inusitato fiuto per il business utilizzando il naturalistico, quanto trasgressivo passaggio per l’Infernaccio, come necessaria penitenza per poter accedere alla remissione dai peccati e salvarsi l’anima, con evidente richiamo al Purgatorio dantesco.

Lasciando al Frate la moralizzazione delle coscienze nel rispetto dei suoi scopi e intendimenti, e superato l’Eremo, si può proseguire il sentiero verso la Cascata Nascosta ove sarà possibile, con una fredda doccia salutare e tonificante, ritemprare non solo l’anima, ma pure mente e corpo per prepararsi a mandare… all’Infernaccio qualche incallito peccatore di nostra conoscenza.

Da chi cominciare? La scelta è imbarazzante, anche perché non basterebbe un apposito vocabolario per elencare in ordine alfabetico i peccatori capitali (o… del Capitale? Fate vobis!) che dominano il mondo del business e della new economy! Ma in fin dei conti, peccare umanum est e perché non provare a invitarli a perseverare diabolicamente, in una full-immersion fra i gironi dell’Infernaccio, per assaporare il frutto, ormai quasi proibito, della propria vera umanità? Siate certi, comunque, che la riscoperta di quell’autenticità, a cui solo una natura incontaminata e selvaggia può stimolare, non farà correre il rischio di mistiche crisi e tardivi pentimenti, anzi, infonderà nuove energie e tanta tanta voglia di tornare a peccare, sebbene più intelligentemente… parola di Sibilla!

Anna Maria Piscitelli
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
Info: anny@elissa.net - edmir@tin.it

 
 

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