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58% Dont’want pershing: eco-trend, eco-fashion

 versione inglese
Del: 07/05/2008

La moda diventa ecologica. Sono sempre più numerose le grandi firme della moda, le case produttrici che si stanno convertendo alla ’Ecofashion’.  La prima regola è abbattere l’inquinamento attraverso tessuti derivati da fibre naturali.

L’industria tessile è infatti una delle più inquinanti e comporta elevati consumi energetici. Il cotone, con le sue piantagioni, assorbe circa il 25% della produzione mondiale di pesticidi, senza dimenticare che sono estremamente dannose per l’ambiente anche le successive fasi di lavorazione alle quali la fibra è sottoposta: azioni detergenti e sbiancanti, oltre all’uso di coloranti e antiparassitari.

Se venisse usato esclusivamente cotone biologico, il contributo inquinante diminuirebbe addirittura del 92%. Per questo le fibre biologiche riscuotono un crescente successo nel mondo della moda.

Tutti i grandi marchi internazionali hanno iniziato a porre sempre maggiore attenzione all’ecosostenibilità dei loro prodotti: l’antesignana di questa tendenza a favore di una moda rispettosa dell’ambiente è stata l’inglese Katharine Hamnett, che  nel 1989 si presentò ad un incontro ufficiale con Margaret Thatcher indossando una t-shirt che recitava a caratteri cubitali 58% Dont’want pershing, contro la proliferazione nucleare.

La stilista britannica nello scorso ottobre ha annunciato l’intenzione di produrre una nuova linea di abbigliamento utilizzando tessuti provenienti da aziende aderenti al ’Commercio Equo e Solidale’.
E poi è lunga la lista delle case produttrici che nel corso degli anni hanno seguito il ’buon
esempio’ della Hamnett: Replay, Reebok, Gap, Giorgio Armani, Vivienne Westwood e i grandi magazzini inglesi Marks&Spencer, solo per citarne alcune.

Anche Bono Vox, cantante degli U2 nel 2006 ha fondato Edun, casa di moda casual che propone solo capi naturali, mentre il colosso svedese del low-cost H&M per la prossima primavera ha proposto una linea di abbigliamento per bambini interamente realizzata in cotone organico.
Sulla stessa scia anche Victoria’s Secrets, marchio di intimo femminile statunitense, che ha realizzato una mini-collezione dedicata al pubblico più giovane e chiamata Pink.

L’eco-fashion avanza, dunque, e anche il marketing delle imprese, a prescindere dal settore, dovrebbe tenerne conto.
Meditate aziende, meditate....

                                                          Rossella Ivone

 
 

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