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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Integrare il social media nel search marketing

Del: 11/05/2008

Trovo sempre riduttivo, quando mi capita di leggere articoli o partecipare ad eventi del settore, sentire esperti search marketer parlare dell’utilità dei social media unicamente per sviluppare la link popularity di un sito.

Siamo d’accordo che ancora oggi la rilevanza di un sito agli occhi di Google si costruisca più con la quantità/qualità di link puntati a questo che non con la qualità dei contenuti; ma se limitiamo il nostro focus unicamente su questo aspetto finiamo con il perdere le enormi opportunità del cosiddetto “user generated content”, i contenuti generati dagli utenti.
Chi infatti interagisce sul Web scrivendo o commentando su blog o forum, condividendo fotografie, file audio e video sui vari Flickr, Youtube & co, segnalando notizie interessanti su siti come digg.com o rendendo pubbliche le risorse online che ritiene interessanti su piattaforme di social bookmarking à la del.icio.us, offre ai motori di ricerca un patrimonio incredibile di contenuti, spesso anche di ineccepibile qualità, impensabile solo qualche anno or sono. Penso ed esempio ai primi del 2000, quando i grandi portali si dovevano dotare di una fitta rete di redattori, collaboratori e fornitori esterni di contenuti, mentre oggi ci sono portali che vivono e prosperano sfruttando unicamente contenuti amatoriali messi a disposizione gratuitamente da utenti che, attraverso questi, sono alla ricerca anche del loro “quarto d’ora di celebrità” in Rete. Da quando di fatto tutti i principali motori, Google in primis, hanno iniziato a pubblicare con grande risalto, tra le pagine di risultati di ricerca, il cosiddetto user generated content, anche il lavoro dei search marketers ha iniziato a cambiare, potendo sfruttare su una maggiore quantità di leve a disposizione per arrivare ad avere visibilità per le parole chiave di interesse.
Per fare un esempio, cercando “Shakira” su Google.it (è l’esempio che più comunemente viene fatto alle conferenze di settore), la prima pagina di risultati che mi trovo di fronte al momento di scrivere questo articolo vede in testa la voce di Wikipedia in italiano dedicata alla cantante colombiana , quindi 2 video su Youtube, quindi ancora due siti di fan della cantante. Il sito ufficiale di Shakira è solo al sesto posto, dietro a contenuti generati dagli utenti. Se la stessa ricerca la facessi su google.com, in testa ai risultati non troverei la Wikipedia ma 3 immagini, tutte prese da siti non direttamente controllati dalla cantante.
E qui viene il punto di questo articolo: il potere dei contenuti generati dagli utenti, ripreso ed amplificato da una cassa di risonanza impressionante quale è oggi Google, può essere. Come sfruttarlo a proprio favore? Come può un’azienda, che sia la piccola impresa B2B o la multinazionale dei prodotti di massa, entrare nel mondo dei social media? Come stimolare i propri clienti a dare voce sul Web alla propria soddisfazione (e come controllare e veicolare in maniera costruttiva la loro insoddisfazione, che più facilmente finisce di solito con l’essere espressa online)?
Essendo il social media ancora nella sua fase infantile, si è nel pieno della fase sperimentale, così da capire cosa funzioni e cosa no. In Italia siamo generalmente più indietro rispetto ad USA e UK, ma non mancano casi di successo. Il lancio di Fiat 500 è stato preceduto sul Web dal sito “500 giorni alla Fiat 500”, in cui gli utenti erano invitati a personalizzare nella maniera più fantasiosa la 500 dei loro sogni. Alfa Romeo cerca di ripetere il successo di quella iniziativa attraverso AlfaMiToblog (www.alfamitoblog.it), blog nel quale la nuova Alfa MiTo, il cui lancio è previsto nel corso dell’estate, sarà gradualmente svelata agli utenti che si registrano. Passando al settore travel, tutti i principali operatori italiani (o operanti in Italia), da Venere.com ad Expedia, da lastminute.com a Tui, cercano di coinvolgere i loro clienti motivandoli a raccontare in rete le proprie vacanze, a recensire le strutture in cui hanno pernottato, a dare consigli ad altri utenti su cosa vedere nelle città più o meno famose. Tutti contenuti che poi finiscono nei database dei motori e, con buona probabilità, possono diventare driver di traffico qualificato ai siti delle aziende prima citate. A condizione di avere fantasia su come stimolare gli utenti ad interagire, evitando di dare per scontato che basti la semplice apertura di un blog per coinvolgere gli utenti.

Marco Loguercio fondatore e CEO di SEMS (www.sems.it)
Il suo blog: http://www.search-marketing.it/semblog

 
 

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