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Il Web siamo noi

 versione inglese
Del: 17/05/2008

Ogni fine dicembre, il Time magazine dedica la copertina alla persona più influente dell’anno. Il 25 Dicembre 2006 sulla copertina della rivista campeggiava il monitor di un computer con lo schermo in materiale riflettente, sotto al quale un titolo recitava: “La persona dell’anno: Tu. Si, tu. Tu controlli l’era dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo”. Il passaggio dal linguaggio HTML all’XML ha determinato un cambiamento epocale nel modo in cui fruiamo il web, rendendoci protagonisti di uno spazio potenzialmente senza limiti, in cui scambiarci idee, informazioni, opinioni, produzioni artistiche, ricordi, esperienze. E infatti non ci siamo solo divertiti negli ultimi anni, abbiamo anche lavorato sodo.

Abbiamo creato profili su Facebook e Avatar su Second Life, commentato libri su Amazon e registrato podcast. Abbiamo dato le nostre valutazioni di candidati politici sui forum e filmato video che sono ora visibili su You Tube. Alcuni di noi ci hanno persino fatto vedere le bombe su Kabul in tempo reale, mentre altri costruivano software open-source. Tutto questo non può ridursi ad un mero nuovo canale di marketing, che molti a Silicon Valley stanno cercando di monetizzare, ma deve essere letto in chiave di cambiamento di paradigma, una vera rivoluzione culturale e filosofica, che cambierà il mondo ed il modo in cui il mondo cambia. Il Web 2.0, l’etichetta che è stata data a questo nuovo modo di vivere il web, è un massiccio esperimento sociale le cui conseguenze non sono al momento prevedibili, come per tutti i movimenti di questa ampiezza e complessità, ed i cui campi di applicazione sono talmente diversi tra loro da rendere potenzialmente attraente ogni nicchia di questo mercato della conoscenza emergente. Infatti, tanto per citare due esempi tra molti, multinazionali del settore automotive hanno promosso sul web concorsi di design per nuovi modelli, Reuters è stata tra i primi ad attivare blog aperti ai lettori sui suoi siti. Notiamo anzi come oggi la stragrande maggioranza dei giganti dell’informazione, nel frattempo trasferitasi sul web, abbia fatto lo stesso.

Seguire la scia delle conversazioni on-line dei cittadini/consumatori è un esercizio affascinante, e potenzialmente molto utile. Certo, in mezzo a tetra-byte di informazioni che circolano ogni giorno è sempre più difficile accertarsi della loro credibilità, oggettività e provenienza da fonti cosiddette ‘autorevoli’. La rivoluzione in atto sta mettendo a dura prova la nostra capacità di giudizio sulla validità della conoscenza generata. Nel passaggio dal professionismo, in ogni campo, all’amatorialità di certe produzioni, forse è stata abbassata l’asticella del valore, ma dall’altra parte abbiamo guadagnato, in una divergenza di idee ad accelerazione esponenziale, concrete possibilità di innovare. Ed è questa forse la grande occasione, al di là dell’aspetto commerciale, seppure entusiasmante, del nuovo web. L’occasione, da una parte, di soffiare nuova vita dentro la parola ‘democrazia’, dall’altro, proprio grazie al fatto di poter oggi dare voce a milioni di esseri umani, aumentare le chance di trovare nelle pieghe sempre più fitte dello spazio virtuale idee creative e soluzioni virtuose.
Il web siamo noi. Andy Warhol aveva ragione, nel futuro ognuno di noi sarà famoso per cinque minuti, e forse quel futuro è già qui.

Fabio Sgaragli
Ticonzero.info (www.ticonzero.info)

 
 

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