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E-banking e piccole imprese

Del: 23/05/2008


In Italia l’evoluzione tecnologica appare più lenta di quanto avviene in altri paesi europei. Per colmare questo divario occorre una più puntuale definizione delle politiche governative a sostegno delle imprese. In assenza di un tale requisito, infatti, vi è il rischio di una spaccatura fra chi decide di investire in tecnologia in maniera autonoma e chi sceglie di non stare al passo, a volte anche per ragioni strettamente economiche. In un quadro di questo tipo l’offerta online per le imprese da parte delle banche non è così dinamica come ci si potrebbe aspettare. Su 15 operatori online solo 9 offrono servizi dedicati alle piccole imprese. Il mercato del banking ha raggiunto quota 8 milioni di utenti online e manifesta segni di crescita. Le ragioni per cui non vengono proposti servizi dedicati sono solo di sistema?

DigitalFinance, il rapporto sui servizi online del mondo finanziario realizzato da Nielsen Online e Commstrategy, evidenzia che alla fine del 2007 fra i quindici player principali del mercato nostrano del banking non tutti propongono servizi dedicati alle piccole imprese. Tra i grandi player, solo 5 hanno deciso di investire e di appropriarsi di quote di mercato in questo settore: UniCredit, Banca Intesa, Sanpaolo, Bancoposta e Monte dei Paschi. UniCredit detiene la leadership con 250 mila clienti dei servizi per le piccole imprese, che rappresentano il 14,1% della propria utenza banking.

Fra i player di dimensioni inferiori, Credem ha sviluppato una clientela numericamente consistente, pari quasi a quella di Monte dei Paschi, con tassi di incidenza del 18,5% sul segmento piccole e medie imprese rispetto al totale utenza banking, nettamente il più alto di tutto il mercato. Registrano tassi di incidenza inferiori al 10% Mediolanum e Webank player unicamente online.

I numeri di questa fetta del mercato non sono ancora entusiasmanti, l’uso dei servizi per le imprese è meno del 10% del mercato banking online. Oltre i due terzi degli accessi ai servizi small business è il flusso generato dai primi 5 player. I risultati della ricerca DigitalFinance guardano alle ragioni di questo mancato sviluppo, al di là della crisi di sistema generale che vede il nostro paese all’inseguimento dei partner europei in termini di investimento tecnologico e di politiche tese allo sviluppo di questo settore.

“Il mercato cui ci si rivolge ha potenzialità superiori a quelle finora espresse. Su 8 milioni di utenti del banking, - commenta Cristina Papini Project & Sales Manager di Nielsen Online – oltre 1,3 milioni sono professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. Ben oltre dunque quel 10% di utilizzatori dei servizi PMI online”.

Dobbiamo anche considerare che queste categorie presentano tassi di scolarità bancaria superiore alla media. Sono infatti 3,4 milioni gli “autonomi” che navigano su internet. Di questi 1 milione e 350 mila, il 39% dunque, utilizzano il banking online. La media del rapporto navigatori utenti banking è invece ferma al 33%. Questo significa una maggiore disponibilità e apertura da parte di queste categorie all’utilizzo dei servizi di banca online.

Se pensiamo che solo 9 operatori online sui 15 maggiori propongono prodotti dedicati alla piccola e media impresa appare evidente che chi è in grado di proporre un’offerta online differenziata, soddisfacendo le richieste del segmento, ottiene all’interno del suo bacino di utenza percentuali di clientela small business considerevoli. Si tratta soprattutto di multicanalità: la ricerca registra infatti l’assenza degli Internet brand dal mercato PMI. Questi player infatti (Fineco, Sella, ING Direct), pur avendo fatto da traino nel banking online in Italia, creandolo e sviluppandolo in maniera considerevole negli ultimi anni, hanno fino ad oggi deciso di non proporre un’offerta dedicata PMI.

“La nuova tendenza alla tracciabilità e l’incoraggiamento istituzionale all’uso della moneta elettronica – afferma Paolo Barbesino partner di Commstrategy – indurrà i player puri ad sviluppare un’offerta anche in questo senso. Come l’introduzione dell’F24 elettronico, anche l’obbligo per i professionisti di avere un conto corrente dedicato e di ricevere i pagamenti oltre soglia solo tramite assegno o carta, così come le recenti disposizioni in tema di antiriciclaggio del novembre 2007, ridurranno la forbice con i flussi tracciabili. In uno scenario di questo tipo finalmente potremo osservare una mobilitazione in termini di utilità e servizi offerti alle imprese”

Serena Poerio

 
 

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