Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

La dimensione collettiva della Corporate Social Responsibility

Del: 26/05/2008

Il dibattito sempre aperto e attuale sulla necessità che le imprese integrino considerazioni di natura etica nella propria visione strategica, si arricchisce continuamente di nuovi contributi che allargano l’ambito di discussione a comprendere forme di responsabilità “collettiva”, spostando così il focus del problema dalla sola governance aziendale all’accountability pubblica e alla partecipazione consapevole dei singoli. Da tempo ormai, la declinazione condivisa di responsabilità sociale è quella “territoriale”, un modello in cui le relazioni importanti da promuovere non sono solo quelle tra l’azienda e i propri stakeholders, come nel tradizionale modello proposto da Freeman, ma tutti i processi di scambio tra i diversi attori che “abitano” un territorio.

La responsabilità sociale non è più dunque un problema del singolo soggetto economico, ma diventa, in quest’ottica, una “responsabilità collettiva” di cui tutti, organizzazioni pubbliche e private e perfino i singoli cittadini si devono fare carico. È chiaro come questo modo innovativo di intendere la responsabilità sociale, non possa prescindere da una premessa basilare: se tutti sono “responsabili” dello sviluppo sostenibile della propria comunità, è necessario costruire un’idea condivisa di responsabilità e trovare i canali per diffondere questa idea. Ecco quindi che la responsabilità sociale, come per le imprese anche per i soggetti pubblici, assume una forte componente comunicativa e valoriale.
Negli ultimi anni, la sensibilizzazione dei cittadini ha di fatto prodotto una pressante richiesta di accountability da parte della società che ha imposto anche alle organizzazioni pubbliche la necessità di attivare nuovi strumenti di rendicontazione che, affiancati a quelli già esistenti, permettessero di rendere conto della propria condotta e mettessero i cittadini stessi in condizione di valutare e misurare output e outcome dei processi amministrativi.
Nel caso degli enti pubblici, per i quali la missione sociale è implicita, la responsabilità non è un processo volontario, ma dovrebbe essere un percorso obbligato; circoscriverla quindi alla sola attivazione di processi di rendicontazione, pare limitativo: in questo modo infatti, si perde la funzione di promotore e attivatore di processi di responsabilità sociale che l’organizzazione pubblica può avere.
Se, come ormai condiviso, la responsabilità dei soggetti che fanno parte di una comunità è di lavorare insieme per costruire un “futuro” sostenibile, in vari campi e sotto varie forme, si tratterà piuttosto di costruire una progettualità strategica che permetta a tutti gli attori di intuire la “strada” giusta per operare in modo sostenibile e di farsi carico ognuno per la propria parte.
Alcune esperienze estere ci sono state di esempio e ormai da tempo “predicano” la lezione di una responsabilità sociale allargata che coinvolge tutta la comunità: le amministrazioni pubbliche che hanno il ruolo di intuire le linee strategiche di sviluppo appropriate per la propria comunità e di promuoverle attraverso indirizzi per gli altri soggetti sul territorio; le imprese - vero motore della crescita- che messe in condizione di operare rispettando il loro legittimo obiettivo di profitto si impegnano a perseguirlo nel rispetto del benessere sociale della comunità e i cittadini che, educati a sentirsi investiti di una responsabilità personale rispetto alle conseguenze delle loro azioni sulla collettività, devono essere disposti a sopportare i “costi” materiali e immateriali che caratterizzano un comportamento “sostenibile”.
Un noto esempio del tentativo di tradurre in concreto questi concetti, sono i network svedesi e statunitensi di città eco-sostenibili, fondate in aderenza ai principi del modello “The Natural Step” (TNS). Il TNS nacque alla fine degli anni ’80 in Svezia dall’idea di un medico –il dottor Karl-Henrik Robert- che, preoccupato per la salute pubblica dei propri concittadini, decise di riunire un network internazionale di esperti del mondo accademico e professionale per creare uno strumento che servisse a prendere decisioni “sostenibili”, stabilendo una serie di principi guida di carattere prevalentemente ambientale.
Oggi, TNS è una non profit che riunisce in tutto il mondo scienziati, imprenditori, ricercatori e professionisti che lavorano concordemente all’aggiornamento dell’originale modello proposto da Robert.
NTS però non è solo uno strumento di riferimento, è piuttosto un modo di pensare diverso: è immaginare di costruire progetti condivisi da molti attori che partecipano attivamente alla costruzione di una visione comune della sostenibilità che sia il più possibile declinabile sulle caratteristiche della propria comunità. Dalle politiche sulla promozione del territorio alla pianificazione urbana, dal rifornimento delle risorse ai piani dei trasporti, i policy makers possono far riferimento a questo modello che ha dimostrato di funzionare, per governare in modo “sostenibile”.
Il vero valore aggiunto del processo è quello di sviluppare e diffondere una cultura condivisa della responsabilità sociale, in cui tutti gli attori giochino il proprio ruolo:
- le Amministrazioni pubbliche, sostenute da cittadini consapevoli e sensibilizzati, saranno probabilmente più agevolate nel prendere decisioni basate su principi di sostenibilità e avranno meno difficoltà ad intraprendere percorsi di valutazione delle proprie performance;
- gli individui “responsabilizzati”, saranno cittadini attenti e consumatori esigenti in grado di creare una domanda di sostenibilità;
- le imprese potranno perseguire la responsabilità sociale integrandola nella filiera produttiva o nel sistema organizzativo, sicure di essere sostenute da comunità che per scelta consapevole rispondono positivamente ai loro “sforzi” nel senso della sostenibilità.

Le Municipalità eco-compatibili

Il modello NTS si è diffuso abbastanza da diventare oggi un punto di riferimento in dodici paesi, per più di 100 enti pubblici e 70 multinazionali.
In particolare, lo spunto fornito da NTS ha dato vita a due reti di amministrazioni comunali (di differenti dimensioni) in Svezia e negli Stati Uniti che, consapevoli delle sfide sociali e ambientali cui sono sottoposte le loro comunità di riferimento (aumento della popolazione, inquinamento, esaurimento progressivo dei combustibile fossile…), hanno deciso di intraprendere un cambio di rotta.
I punti toccati dalle strategie di sostenibilità delle diverse municipalità sono vari: dal favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni, a creare sistemi di trasporto sostenibili, all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili per enti pubblici e imprese.
Il punto interessante è sicuramente il processo secondo cui tutto questo viene messo in pratica. L’approccio seguito è quello del coinvolgimento di tutti i portatori di interesse della comunità e l’obiettivo è ogni volta quello di rendere tutti non solo consapevoli del proprio segmento, ma anche attori “proattivi”. Il punto incoraggiante è che, in questo modo, le amministrazioni si siano poste almeno il problema di come rendere le loro decisioni sostenibili nel lungo periodo. Il riferimento è alla linee guida del NTS, ma ogni comunità sceglie il modo che “calza” meglio con le proprie caratteristiche politiche, fisiche, economiche e sociali.
Il processo si attiva grazie a persone che fungono da promotori e che poi hanno la funzione di “facilitatori” nei cicli di incontri e tavoli di discussione che rappresentano i momenti in cui si costruisce e si condivide la declinazione di sostenibilità che meglio si concretizza con le caratteristiche della comunità. In seguito, su quella base di idee si progetta il sistema di interventi e, per tentativi ed errori lo si implementa, monitorando i risultati costantemente.
Fase fondamentale di ogni esperienza è il coinvolgimento dei dipendenti delle organizzazioni pubbliche che, formati ai principi della sostenibilità, saranno oltre che lavoratori più motivati, cittadini sostenitori delle iniziative.

Di recente, è nato in Italia il progetto DI.MO.STRA, attuato dall’Anci e promosso dal Comune di Bari, che ha ricevuto l’apprezzamento e il sostegno del network NTS e dell’Associazione nazionale svedese dei comuni eco-sostenibili. La finalità principale è di mettere in rete più amministrazioni per condividere idee e soluzioni innovative per la governance del territorio. L’imperativo, come per le iniziative di TNS, è di valorizzare il ruolo e il contributo degli stakeholders con l’obiettivo di “fare sviluppo collegiale” del territorio. Tra i risultati attesi dal progetto, la costruzione di un “metamodello” di governance del territorio che costruito passo per passo dalla valutazione delle esperienze condivise che si siano rivelate efficaci nella sperimentazione “sul campo”.

Riferimenti: www.naturalstep.it; www.progettodimostra.it

Valentina Casiraghi

 
 

Business Video