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“Voglio scrivere per Vanity Fair”

Del: 07/06/2008

No, non si tratta di una richiesta di lavoro, ma del sogno di Emma Travet (di seguito Emmat), o meglio del titolo del suo primo romanzo. Italiana, 26enne, giornalista pubblicista sfruttata dal suo capo Mr Vintage (non perché sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero!), ironica, creativa e…promessa sposa. Queste le premesse del libro, promosso e comunicato in maniera del tutto autonoma dall’intraprendente autrice, Erica Vagliengo, giornalista freelance, sia offline che online, con il progetto emmat. Merchandising compreso, e venduto su MySpace: specchietti da borsetta, portachiavi, spillette, burrocacao ed adesivi, che riprendono alcuni particolari citati nel romanzo. Erica, alla ricerca di un editore che lo pubblichi, spera di coronare il suo sogno prima dei 40 anni! Parliamone direttamente con lei, per conoscerlo meglio e, magari… chissà…provare a realizzarlo.

1. "Voglio scrivere per Vanity Fair": un romanzo ’self-promoted’. Come nasce questa idea?

L’idea del romanzo è nata 3 anni fa. Ho avuto in mente da subito che oltre alla strada classica (scriverlo ed inviarlo alle case editrici), avrei cercato di promuoverlo da sola, in maniera diversa, magari attraverso la creazione di un merchandising e mettendolo su internet. Non avevo, però, l’idea precisa di come realizzare il ’pacchetto’. Finalmente, nel 2006, ho conosciuto MySpace, grazie alla mia amica Helene di New York. Così ho costruito la prima pagina personale. Grazie ad essa ho incontrato una grafica di talento, un fotografo stylist (che mi ha ispirato il personaggio di Wolfango), una globetrotter amante del fashion, italia¬na ma di stanza a Londra che ha poi tradotto il romanzo, ed una ragazza che, lavorando nell’editoria, si è prodigata in mille consigli dopo aver letto alcuni capitoli del libro. Ad inizio 2007 avevo in mano il team per realizzare la promozione del romanzo. Così sono partita: ho inviato alcune foto scattate da me a Marta, la grafica, insieme alle idee di come avrei voluto la copertina del libro, gli sticker, gli specchietti da borsetta ed i portachiavi. Marta è stata molto brava, perché ha realizzato quanto avevo in testa, in modo perfetto. Poi ho contattato alcuni ragazzi di Torino che realizzano pin, sticker, etc...Ho chiesto un preventivo e, visto il prezzo buono, ho inviato le grafiche. Una volta avuto il materiale l’ho fotografato e messo in vendita sul nuovo MySpace (http://myspace.com/emmat_vanity), creato apposta a giugno 2007, per promuovere il progetto emmat (perché, alla fine, non è solo un romanzo, ma un progetto vero e proprio)...ad essere onesti, avevo pronti solo i due
primi capitoli, che ho messo subito sul blog, per testarli su un potenziale pubblico. Ho ultimato il romanzo a fine settembre, ma ho deciso di non inserirlo per intero su MySpace, per evitare che me lo copiassero.
E, per tutelarmi maggiormente, ho intrapreso le pratiche per registrare il marchio. Nel frattempo, il progetto emmat continua a vivere, al di là del romanzo stesso, su MySpace, grazie al costante aggiornamento dei contenuti scritti e fotografici.


2. L’opera è stata comunicata in maniera integrata online ed offline, attraverso un’autentica operazione di ’self-marketing’. Può illustrarci meglio quali mezzi ha scelto e perché?

Dapprima ho voluto creare un merchandising di supporto al romanzo, dove si potessero ritrovare particolari legati alla protagonista, Emmat (i suoi occhiali, le borsette, le mani di sua nonna, i giornali stranieri che ama leggere, la macchina da scrivere comprata al mercatino vintage, le scarpe color
pavone del Balon...). Lo so, di solito, prima si aspetta la pubblicazione del libro, poi nasce il merchandising. Io ho scelto la strada inversa, sapendo quanto sono lunghi i tempi di risposta delle case editrici. Avevo voglia di testare subito il mio ’prodotto’ sul pubblico futuro. Così ho deciso di investire un budget modesto sul merchandising, che vendo su MySpace (basta inviare un’e-mail a: emmat_vanity@hotmail.com) ed invio ai giornali come promozione del progetto.

Altro elemento importante: alle persone che comprano pin, portachiavi, specchietto da borsetta o burrocacao, regalo gli sticker emmat, chiedendo loro un favore: fotografarsi con la pin, appiccicare nella loro città gli sticker (in stile guerrilla marketing) e mandarmi le foto che inserisco nell’album emmat all around the world, sempre su MySpace. In parallelo, mi curo anche l’ufficio stampa, inviando, ogni tanto, un comunicato stampa su emmat a giornali, siti internet e radio, invitandoli ad andare sul sito per vedere le nuove foto, i nuovi articoli, etc...Ho anche chiesto ad un amico street artist di appiccicare dei poster emmat in una città piemontese. E per finire, ho partecipato ad alcune mostre ed eventi (a Torino, Londra, Roma e Milano), sempre per promuovere il progetto.

3. Uno dei canali di comunicazione prescelti è MySpace. Fino ad ora, il network online è stato importante per instaurare contatti utili alla realizzazione del suo progetto? Potremmo dire che ha avuto la funzione di PR?

Oltre che la funzione di PR, MySpace è stato fondamentale per la realizzazione del progetto. Ora, continua a servirmi per testare il gradimento di emmat sul mio potenziale pubblico. E, leggendo i post, o rispondendo alle e-mail di chi compra il mio merchandising, direi che sto conoscendo chi comprerà il romanzo, qualora fosse pubblicato.

4. Passaparola, insomma. Come accaduto per le iniziative di maggior successo degli ultimi anni. Che sia di buon auspicio per il suo libro?

Ovviamente lo spero! In ogni caso, per avere maggiori chance di trovare un editore, mi sono fatta tradurre il romanzo in inglese e sto cercando un agente letterario negli States e in Inghilterra, dove la chick lit ha grande seguito (sicuramente più che in Italia).

5. Ha italianizzato il genere del romanzo, il noto chick lit di derivazione americana e britannica. Il genere, a sua volta, ha influenzato le sue scelte strategiche relative al merchandising dedicato alla protagonista Emma Travet?

No, il genere non ha influenzato le mie scelte legate al merchandising, anche perché, che io sappia, non è mai stato creato un merchandising legato ad un romanzo chick lit. Ho creato oggetti carini che piacessero prima di tutto a me, partendo dai miei accessori. Le scarpe anni ’50, color pavone, le ho acquistate al Balon di Torino, lo scorso anno. La macchina da scrivere, del ’76, l’ho pagata
veramente 3 euro in un negozietto di seconda mano. Le borsette sulla pin, sono quelle che uso per uscire, e via dicendo.

6. Il romanzo riflette temi cari alle nuove generazioni, in particolare a
quelle dei giornalisti: la precarietà del lavoro, il costo della vita. Un’occasione per affrontarli con ironia?

Ma certo. Non c’è rimasta che l’ironia per poter vivere in questo paese affascinante ma strampalato. L’ironia non risolve tutti i problemi, ma aiuta.

7. Dia libero sfogo alla sua fantasia: ’Un giorno, un editore decide di pubblicare il suo romanzo e di promuoverlo con una campagna pubblicitaria online. Quale slogan suggerirebbe?’

"Precaria, ma con stile", lo slogan che si legge sul mio MySpace. Riassume in modo efficace la mia filosofia di vita e quella di molte mie amiche, che lavorano nell’arte, o nella comunicazione, piuttosto che nel giornalismo, pagate meno di 1.000 euro al mese, e con l’esigenza di avere un look curato ma vario, in linea con il lavoro creativo che si sono scelte. Giovani donne, sul filo dei trent’anni, che vanno a scovare la gonna Max Mara a 5 euro nel negozietto vintage, o lo spolverino Les Copain a quindici euro al mercatino delle pulci. Precarie nel lavoro, non rinunciano a mantenere il loro stile, trovando soluzioni alternative ed economiche per seguire i loro interessi (come, ad esempio, andare alle mostre con l’amica giornalista, facendosi passare per la fotografa del magazine, per risparmiare sull’ingresso).

In bocca al lupo ad Erica
dalla redazione di MyMarketing.Net!

 

Deborah Baldasarre


 
 

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