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La Scalata degli Alchimisti alla Star’s Bank

Del: 13/06/2008


Le Stelle che campeggiano sugli antichi possedimenti dei Cavalieri Templari, oltre a individuarne il brand imprenditoriale, costituirono l’interfaccia di quella tradizione sapienziale di cui furono accreditati eredi, custodi e traghettatori fino allo scioglimento della loro Milizia. Ma mentre gestione e controllo della viabilità Francigena come pure i servigi resi ai pellegrinaggi della cristianità in Terra Santa, a Roma e in altri sacri luoghi, furono cooptati da Ordini Cavallereschi più graditi ai poteri costituiti, il nocciolo più occulto del loro copioso e dotto patrimonio si imboscò, con buona parte dei superstiti all’eccidio del 1314, nelle impervie zone montane dell’Appennino umbro-marchigiano, decentrate rispetto ai siti europei delle storiche eresie, e per lo più inaccessibili alla zelante caccia alle streghe dei grandi Inquisitori. Proseguendo con la macchina del tempo verso un’altra tappa del nostro virtuale viaggio fra le stelle, ritroveremo sui sentieri d’altura e negli strategici snodi di una viabilità alternativa alle grandi vie di comunicazione, quei borghi e agglomerati già scelti dai Templari come luoghi d’elezione, ma che saranno deputati, ancora per lunghi secoli, alla trasmissione di sapienti metodologie e tecniche naturali volte a sviluppare o potenziare l’ingegno umano in ogni sua applicazione.
































(Leonessa (RT): Bifora del XIV sec. con simboli templari) 


Fatti apparire, per scongiurarne la confisca, semplici ospitali per pellegrini, questi edifici assunsero sempre più la funzione di laboratori alchemici e spagirici in cui si produceva la Pietra Filosofale e si distillava l’Elisir di lunga Vita. Riciclando motti e simboli templari, per oltre due secoli si continuarono a decorare con una novella pioggia di stelle artisticamente scolpite, i portali e le finestre di quei luoghi più idonei ad ospitare la tradizione alchemica con tutto il suo corredo di alambicchi crogiuoli e atanor, indispensabile all’acquisizione sperimentale di quei paradigmi gelosamente custoditi da madre natura. Fu così che l’Alchimia, tornata in auge come scienza pratica, ‘gettò la maschera’ e legittimamente si ri-appropriò di quell’arcaico simbolo STELLARE che da tempi immemorabili l’aveva sigillata come eccelsa arte del perpetuo rigenerarsi della vita cosmica e della trasmutazione del piombo in ORO, rivisitando e attualizzando l’eredità templare alle esigenze epocali e a nuove prospettive economiche per l’area appenninica. Il verificarsi di questo passaggio di testimone fra Templari e Alchimisti è documentato, nelle terre della Sibilla, da una pergamena dell’Archivio Storico di Montemonaco datata 1452, in cui si legge che genti provenienti da ogni dove vi giungevano per praticare l’Alchimia e consacrare i loro libri segreti al Lago della Sibilla.






















(Montefortino (AP) Santuario della Madonna dell’Ambro: Sibilla Chimica - Martino Bonfini , XVI – XVII sec.)
L’arte di trasmutare i metalli volgari in oro fino, e di quintessenziare le sostanze minerali, vegetali e animali per ricavarne rimedi atti a prevenire e curare tutti i mali, ed elisir e cosmetici per prolungare la vita e migliorarne la qualità, va fatta risalire agli antichi egizi ai quali fu trasmessa dalla stessa Dea Iside, mitica personificazione di quella Natura onnicomprensiva e prodiga, tanto cara a Templari e Alchimisti. Nel corso dei secoli e dei millenni altre figure femminili (ad esempio Maria l’ebrea e Cleopatra) furono maestre nell’arte della distillazione e nell’alchimia metallica. Non dovrebbe quindi stupire l’attribuzione di queste prerogative alla Sibilla centro-italica che, quale acclarata manager delle comunità appenniniche, ne fece un tale business…da ottenere persino di essere immortalata come Sibilla Chimica in un prospiciente Santuario! Ma a questo punto vale la pena chiederci: quale fu il piano strategico attraverso il quale alcuni Alchimisti, guidati dalla Dama alchemica, operarono la ‘scalata’ alla Star’s Bank dei Sibillini acquisendone il monopolio? Essi utilizzarono, primariamente, una parata di stelle dalle diverse fogge per privatizzare i laboratori in cui si praticava il culto dell’ORO spirituale e la fabbricazione di quello di coppella. E così come un ‘Colosso’ finanziario segnala alla clientela, con l’imprinting del suo marchio, l’ubicazione certa di filiali, agenzie e sportelli per ogni movimento di capitali, parimenti sponsorizzarono in tutt’Europa, sotto la scia di questo brand stellato, le illimitate risorse naturali del territorio e quelle regole di libero mercato per le quali era possibile riconvertirvi, in capitale aurifero, ogni investimento di scienze, idee e conoscenze. Riuscirono, pertanto, a catalizzare molti cavalieri e alchimisti dell’epoca, per i quali, salire su Monte Sibilla per raggiungerne la fatidica Grotta, scolpirvi il nome e l’insegna del proprio casato, apprendere segreti trasmutatori e carpire rari ingredienti per distillare nell’alambicco l’elisir di eterna giovinezza, diventò un punto d’onore.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


(Monteleone di Spoleto (PG): “Monte Frumentario”: Portale del XVI sec. con parata di stelle e la scritta: Moderata durant)

Inoltre, i nostri alchimisti-manager avviarono spontaneamente un vero e proprio advertising plan, tanto da divenire essi stessi attivi sponsor di un progetto di comunicazione e marketing. E creata una specie di ‘cordata’ capeggiata dalla Sibilla alchemica quale principale azionista, entrarono a far parte (per dirla in linguaggio più tecnologico) di quel database management system (DBMS) che, poggiando su l’hardware di un territorio collaudato nei millenni come baluardo di incorruttibili valori, di intramontabili saperi e come miniera di beni preziosi, attraverso l’investimento di ingegnose risorse umane, innescasse un nuovo software operativo teso ad aprire, nelle aree sibilline del tempo, ulteriori canali di new-economy. Ma da vera guru dell’alta finanza, pur incentivando mobilità e interscambio fra collaborazioni, la Sibilla appenninica detenne le sue azioni maggioritarie (che ancor oggi detiene!) ben custodite nell’ipogeo blindato della sua inaccessibile Grotta, sì da impedire a chiunque pensasse di lanciarle un’OPA, sia amichevole che ostile, di scalzarla dalla sua aurea posizione di Stella…fra le Stelle!
E lasciandoci alle spalle la magica dimensione che ha fatto fin qui da sfondo al nostro insolito viaggio, nel mentre l’azzurro orizzonte del Mar Adriatico si allontana allo sguardo, travalichiamo la Catena dei Sibillini dandoci appuntamento alla prossima puntata nel versante umbro delle terre della Sibilla, per scoprire insieme l’insinuarsi, sui camaleontici sentieri delle stelle, di squadre, compassi…e rose+croci…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Alba sibillina: neve rosata sulla vetta di Monte Sibilla)

Anna Maria Piscitelli
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
Info: anny@elissa.net - edmir@tin.it

 
 

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