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La Sibilla centro-italica: ‘strategic planner’ di marketing e comunicazione

Del: 22/06/2008

Da un’approfondita indagine storica e antropologica del suo mito più arcaico, la Sibilla appenninica, oltre che acclarata Leader dell’antica community dei Monti Sibillini, si è rivelata vera top manager del marketing imprenditoriale tanto da poter transitare, col suo attualissimo mito, dagli annali della storia direttamente nei master formativi per management all’avanguardia.

Non dovrebbe pertanto apparire in controtendenza con i dogmi e gli ultimi dettati dei grandi pionieri e guru della new economy, l’inserimento di questo singolare e mitico personaggio nei circuiti del marketing turistico e della comunicazione, anche perché, cavalcare l’onda lunga per approdare su nuove isole del tesoro, specie nei momenti di crisi epocale, può rivelarsi una soluzione intelligente e praticabile, specie se l’onda è potente, viene da molto lontano, e a cavalcarla sono esperti surfisti e strateghi del communication plan.
In questo campo, infatti, nuovi paradigmi sollecitano la depurazione dei linguaggi mediatici da quegli stimoli che non procurano, in deroga ad ogni logica della comunicazione, corrispondenza emotiva ai fruitori dei messaggi stessi. E quale strategia migliore dell’adottare un simbolo come la Grotta appenninica, fatidico antro rievocante immagini ancestrali, per toccare le giuste corde atte a emozionare ed emozionarci?

Il Simbolo, che del mito rappresenta la password d’accesso per decodificarne i misteri, rientrando nello spazio extra temporale degli archetipi, evoca parole-chiave di un metalinguaggio universale che suscitano emozioni e corrispondenze profonde. Pertanto, quali elaboratori di un materiale primordiale coincidente con l’uomo stesso, mito e simbolo trasformano il passato, creando realtà sempre nuove per mezzo di un continuo rinascere di ripetizioni emotive, che innescano a loro volta processi creativi e conoscitivi spendibili a tutto campo.

E se l’antichissimo mito di questa Sibilla, tutta italiana, correlato al sito ipogeo che ne costituisce l’appariscente simbolo, ha significato il richiamo a una visione globalmente univoca della vita per tantissime generazioni di protagonisti del management europeo dei tempi andati, perché non potrebbe, per lo stesso meccanismo di feedback, rendere lo scenario del marketing contemporaneo sempre più consapevole e ampliamente condivisibile su piani eco bio-produttivi, relazionali e di comunicazione? Del resto, il back-ground su cui far poggiare una tale operazione, affondando le sue radici in un retroterra valoriale già insito nella nostra memoria genetica, può pure riaccendere l’interesse mitteleuropeo (e perché no mondiale?) verso quella facoltà, tipicamente umana, di mitologizzare, da usare come pass per penetrare gli occulti meccanismi del linguaggio delle idee.

La grotta sibillina fu utilizzata fin dai primordi come luogo di culto, indi come centro oracolare in epoca romana, per poi acquisire nel medioevo fama europea. Diventò così meta di quei cavalieri (fra cui i Templari), alla ricerca di esperienze off limits e di tutte quelle informazioni culturali transitate loro tramite i principali canali di comunicazione dell’epoca. Ma la fama di questi liberi traffici, entrata anche nella letteratura cavalleresca, fu travisata dall’Inquisizione che demonizzò il monte, il lago, la grotta, e la sua fatata abitatrice. Il mito sibillino, rivisitato e cooptato dalla cristianità, fu stravolto nel suo senso autentico, indicativo di quei valori laici e comunitari propri della civiltà in cui si era formato. E anche l’ingresso alla famosa grotta d’altura, stigmatizzata come luogo di perdizione, fu fatto crollare irrimediabilmente.

A tutt’oggi, sebbene ostruita da massi e detriti inerti, questa storica grotta ipogea, piena di probabili tesori e carica di rimandi culturali a tradizioni sottese e ad antichi valori radicati nel nostro DNA (e che potrebbe aspirare ad essere annoverata nel patrimonio dell’umanità) resta il simbolo inequivocabile di un mitico mondo che non è estraneo al nostro presente, e anzi può fungere da leva per risollevarlo moralmente, economicamente, socialmente.
E si potrebbe partire dal racconto parafrasato in chiave odierna dell’originario mito…per giungere ad avviare un progetto eco-compatibile di riapertura della Grotta della Sibilla, col business che ne potrebbe conseguire, e con la relativa caduta esponenziale nel marketing Made in Italy.

"Su di un impervio monte della Catena dei Sibillini, in una Grotta bunker impenetrabile senza un apposito pass, era situato il quartier-generale della più incredibile imprenditrice di tutti i tempi, Regina Sibilla, top manager della multinazionale Alchemical Company s.p.a. che con le sue tre sorelle, Dama Nera, Dama Bianca, Dama Rossa, tesseva a un immenso telaio grandi progetti e strategie d’impresa...

 

 

...nello staff vari esperti in tutti i campi dello scibile umano, fra cui eretici e alchimisti: gli uni, per la loro capacità di scegliere con libertà e coscienza fra più soluzioni, la migliore per tutti, gli altri perché possedevano il segreto della trasmutazione e della distillazione delle sostanze… e il brevetto per la fabbricazione dell’ORO…"

Anna Maria Piscitelli
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
Info: anny@elissa.net - edmir@tin.it

 

 
 

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