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Continua la corsa del made in Italy all’estero

Del: 09/07/2008


Nel 2006 e 2007 l’export è cresciuto a ritmi sostenuti e i maggiori problemi riscontrati dall’industria sono derivati dalla difficile situazione economica italiana e dalla debolezza dei consumi delle famiglie piuttosto che dal un calo della domanda estera.

Da alcune riflessioni fatte da Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, in un recente intervento all’assemblea annuale dell’Anci (calzaturieri) e derivanti dall’analisi dei dati Eurostat emerge un quadro abbastanza incoraggiante circa la posizione del made in Italy all’estero.

Analizzando i settori principali del made in Italy (pelli-calzature, oreficeria-gioielleria, occhiali e montature, tessile-abbigliamento), si nota chiaramente che nel 2006 (ultimi dati Eurostat omogenei disponibili) la bilancia commerciale con l’estero dell’Italia sia stata positiva per oltre 21 miliardi di euro, mentre sia stata negativa per quasi 60 miliardi per gli altri 26 Paesi dell’Unione europea (presi complessivamente). Per il 2007 il quadro è stato favorevole per le 4 A del made in Italy LEGNO ARREDO: il fatturato è stato di 39,96 miliardi di euro, cresciuto del 5%. Le esportazioni di mobili, che rappresentano il 34,3% del fatturato (erano il 33,2% nel 2006), nel 2007 hanno superato i 13,7 miliardi di euro, registrando un aumento dell’8,4% rispetto all’anno precedente.

CALZATURE: le esportazioni nel 2007 sono aumentate in valore del 6,2% rispetto al 2006, passando da 6,5 a 6,9 miliardi. In volume le vendite nei Paesi stranieri hanno raggiunto i 245,3 milioni di paia con un prezzo medio in crescita del 5,5%.

OCCHIALI: nel 2006 il fatturato dell’occhialeria italiana è stato di 2,8 miliardi di euro trainato dall’export (che vale l’83% delle vendite nel settore dell’occhialeria italiana).

TESSILE-ABBIGLIAMENTO: nel 2007 il fatturato del settore ha raggiunto 54,186 miliardi di euro, in aumento del 2,6% rispetto al 2006. Le esportazioni, per il sottocomparto moda, sono salite del 6,3%.

I dati Eurostat sembrano quindi confermare che le aziende italiane hanno bisogno di recuperare fiducia in se stesse, affrontando i mercati stranieri consapevoli della propria forza. Ma per un ulteriore balzo in avanti dell’Italia e di altri paesi europei sarà però fondamentale che l’Unione Europea garantisca alle imprese di questi Paesi la possibilità di affacciarsi sui mercati esteri, quelli dove si gioca il futuro delle nostre imprese, ad armi pari con i concorrenti di altri continenti, con regole chiare e valide per tutti.

Articolo tratto da SpazioImpresa

 
 

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