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‘Centri benessere’ e ‘business immobiliare’ nello strategic-plan dei Sibillini

Del: 18/07/2008

Trasportati dalla nostra virtuale macchina del tempo, attraversiamo il Passo del Galluccio circumnavigando il versante piceno delle terre della Sibilla verso Forca di Presta, per poi planare nell’altopiano di Castelluccio di Norcia che si aprirà allo sguardo come uno sconfinato tetto fiorito sdraiato ai piedi delle scoscese pendici-ovest del massiccio del Vettore. Spoglio di vegetazione e attraversato da una lunga faglia orizzontale, soprannominata dalla fantasia popolare Strada delle Fate, questa cima più alta della Catena dei Sibillini si affaccia sul Pian Grande con la rocciosa sporgenza dello Scoglio dell’Aquila, vero e proprio sigillo della sua regale primazia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel versante umbro, più trascendente e mistico, i ‘sentieri delle stelle’ ancor più s’incrociano a quelli della transumanza, permeandosi di serena quiete interrotta solo dal lento incedere di greggi e armenti alla cerca di verdeggianti pascoli d’altura. Ma anche nel minuscolo e antico borgo di Castelluccio troveremo su di una finestra, lungo la leggendaria Via delle Fate, il marchio ‘stellato’ della Sibilla, a indicare il transito o la sosta di Cavalieri, Templari e Alchimisti nei loro spostamenti lungo la Valnerina e la Valcastoriana verso mete più strategiche. Territorio di eremi fin dall’Alto Medioevo e prima ancora della colonizzazione Benedettina, queste valli popolate da piccoli centri e ricchi agglomerati facenti capo all’Abbazia di Sant’Eutizio, fra cui spiccano per retaggio storico e antiche tradizioni le suggestive Norcia e Preci, furono anch’esse snodo di una viabilità alternativa alle grandi arterie di scorrimento dei traffici e dei commerci del passato. In questi territori, fino a tutto il X secolo, le Abbazie Benedettine furono deputate alla cura dei pellegrini e della popolazione locale, tanto che, come in quella di Sant’Eutizio, vi erano annessi laboratori alchemici e spagirici. Ma già dalla prima metà del Mille, con i Concili di Reims, la Chiesa iniziò a vietare a monaci e canonici di occuparsi ufficialmente di arti mediche che iniziarono così ad essere gestite da laici in edifici civili e negli ospitali.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per lunghi secoli, in quest’area, l’innestarsi della tradizione templare e alchemico-spagirica fiorì come arte pratica e medica connotandosi col suo brand stellato e contribuendo ad accrescere conoscenze, business e fama di cerusici, fisici e chirurghi preciani e nursini. L’eco dei motti dei Cavalieri del Tempio persiste su antichi portali spesso integrata dai simboli delle Corporazioni di Liberi Muratori (compassi, squadre, martelli, cazzuole ecc.) tipici della Massoneria storica e, parallelamente al versante piceno, iniziano pure a sbocciarvi le rose+croci artisticamente scolpite ad attestare l’avvenuto compromesso fra la mistica caritas benedettina e la magica scienza della natura di matrice alchemico-sibillina.

 

 

 

 

 

 

L’influenza della Sibilla appenninica (detta pure Sibilla di Norcia) prese a manifestarsi, nel versante umbro delle sue terre, come supporto alle numerose pratiche medicali della Scuola chirurgica preciana in cui la ‘medicina delle donne’, intrisa di antichi saperi e segrete ricette tramandate di madre in figlia, fu tenuta nella debita considerazione. E spesso le ‘Strolliche’ indovine, allieve della Sibilla di turno, accompagnavano medici e cerusici al capezzale degli ammalati per diagnosi, consulti o per coadiuvarli negli interventi chirurgici con le loro droghe e i loro intrugli anestetizzanti. In un’epoca in cui la salute del corpo era penalizzata da quella dello spirito e penitenti e flagellanti predicavano la mortificazione dei sensi e la demonizzazione della materia, l’enclave sibillina si presentava al viandante come un miraggio, come un’oasi salutistica ove acque purissime e termali, cibi semplici prodotti in loco, sostanze medicamentose prodigate dalla lussureggiante flora, e soprattutto l’assistenza sapiente e premurosa di sibille, alchimisti, cerusici, e terapeuti-iniziati di matrice rosacruciana, garantivano, oltre a un soggiorno rigeneratore, l’apprendimento e l’acquisizione di un sistema di vita equilibrato, integrato e sintonico alle leggi della natura di cui, forse proprio a partire da queste terre, si fecero portavoce in tutt’Europa i leggendari e ineffabili Maestri della Rosa+Croce. Infatti, una leggenda intersecatasi con i racconti popolari sull’antro sibillino, narra che al mitico Christian Rosenkreuz fu proprio una donna bellissima, apparsagli in una grotta, a conferire le chiavi teoriche e operative per la realizzazione del Pharmaco Catholico, cioè di quel medicamento universale tanto vagheggiato dagli alchimisti per sanare tutti i mali, fisici e morali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antesignani dei più moderni e attrezzati ‘Centri Benessere’, gli ospitali dei Sibillini segnalati dai simboli stellari e fiorili, si accrebbero di numero fino a formare una catena di location diversificata per competenze ed esigenze, ove i dettati teorici della medicina tradizionale del tempo si coniugavano all’ars practica e all’esperienza maturata nel corso dei millenni dalle community centro-appenniniche sempre aperte e attente, per forma mentis, nell’accogliere e verificare ogni novità e scoperta scientifica utili al benessere collettivo. Esempio di ‘bona sanità’ saggiamente amministrata sotto il controllo della Leader Sibilla, anche questa branca medico-chirurgica di risorse umane e territoriali, entrò a far parte dell’advertising plan avviato dal suo staff manageriale, tanto da acquisire fama a livello europeo e richiamare l’attenzione di papi, principi, re e illustri personaggi che, alla bisogna, si affidavano alle cure di quest’equipe specialistica di cerusici e fisici, con conseguente e positiva ricaduta sia nell’economia sia nel marketing job delle aree circostanti.

 

 

 

 

Questo business ebbe risvolti pure in campo edilizio e immobiliare con l’impiego sempre maggiore di mano d’opera specializzata per consentire ai mastri costruttori e scalpellini di erigere e decorare degnamente i nuovi borghi che la ricca e colta committenza imprenditoriale voleva arroccati nei punti e snodi più strategici della viabilità. Ed è molto probabile che siano stati i Templari, top-manager e costruttori eccellenti del Tempio dell’umana sapienza, poi ereditato dai Rosa+Croce e dalla Fra’ Massoneria, a contribuire alla realizzazione di quelle imponenti architetture di pietra, tanto solide da reggere al logorio del tempo e al susseguirsi nei secoli di numerose catastrofi sismiche… così lasciando sui ‘sentieri delle stelle’ la traccia indelebile di un codice simbolico da poter prima o poi decriptare e intelligentemente attualizzare in ergonomia e armonia con le risorse sostenibili del Pianeta.


               Anna Maria Piscitelli
           
www.elissa.net “L’eco della Sibilla”
                      Info:
anny@elissa.net - edmir@tin.it

 

 
 

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