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Globalizzazione e competitività sostenibile

Del: 19/09/2008

La libertà, la fine delle dittature e la pace nel discorso di Rita El Khayat a Ring 2008, nell’ambito della plenaria Globalizzazione e competitività sostenibile. La più volte nominata al Premio Nobel per la Pace, considerata tra le più importanti intellettuali del Marocco, ha sostenuto l’importanza di una globalizzazione da realizzare in una competitività sostenibile ed egualitaria: «Il Mediterraneo del centro è la regione ideale per inaugurare nuovi modelli di mercati economici e sociali sostenibili – ha detto - favorendo un migliore adeguamento tra le rive nord e sud del Mediterraneo, poiché questo rappresenta geograficamente un ponte tra le due».

Dal taglio antropologico e psicologico, il discorso della El Khayat ha rilevato le grandi difficoltà di omogeneizzazione di popoli che non si sentono affatto uguali.
«Dirò infatti che la promozione di tutti i popoli della terra passa attraverso condizioni di trasformazioni antropologiche che faranno degli Umani degli esseri capaci di rispondere ad una sola sfida: l’uguaglianza tra tutti. Il resto verrà da solo, verrà da se».

«Non si può non tener conto – ha continuato la El Khayat - del 99% di NIP, “non important people”, che rappresentano il resto dell’umanità di fronte agli uomini potenti. I popoli sono costituiti dagli umili, dai poveri, dagli operai che vanno al lavoro svegliandosi alle quattro del mattino, da quelli che fanno le guardie notturne, da chi ha dei figli malati e non ha di che curarli, da chi non può mandare i propri adolescenti all’università, da coloro che subiscono la dittatura, da quelli che non possono esprimersi per paura della repressione e di tutte le repressioni». Poi, a proposito della prossima costituzione (2010) dell’area di Libero Scambio Euromediterranea, l’antropologa ha dichiarato: «Euromed è andata a monte, poiché raggruppa popoli sui quali la dittatura feroce occupa sempre la vita politica: non può esserci progresso per l’umanità, laddove regna il potere terrificante di di despoti e dittatori, dei fascismi religiosi e politici, il più delle volte coesistenti».

 
 

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