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Se vince il libero mercato, ma perde la democrazia

Del: 28/09/2008

Era riuscita a resistere persino agli attacchi dell’11 settembre 2001, ma sette anni dopo, Lehman Brothers, una delle più note società di servizi finanziari a livello globale, è stata affondata dai suoi “apprendisti stregoni” e ora non esiste più. 158 anni di storia e prestigio, spazzati via da un cancro che ormai da mesi sta corrodendo e contagiando una dopo l’altra molte istituzioni finanziarie mondiali e che al momento non sembra volersi arrestare.

Molto è stato detto sulle ragioni dell’insorgenza di questa patologia all’interno del corpo del Capitalismo americano e più in generale in quello mondiale, ma pochi hanno evidenziato come, di fronte all’esplicitarsi sempre più evidente del male, sia le maggiori istituzioni dei singoli paesi, sia quelle sopranazionali, si stiano limitando a fornire risposte che appaiono obsolete, antistoriche, quindi inadeguate se non a volte sospette. Ormai da mesi i veleni della cosiddetta “finanza creativa”, stanno minando il sistema economico mondiale. Tuttavia fino ad oggi sono state spese molte parole da parte di tutti gli organismi internazionali, ma sono stati messi in atto pochi fatti, che destano inoltre alcune perplessità.

Proprio in questi giorni gli USA hanno proceduto a vere e proprie nazionalizzazioni di istituzioni finanziarie private, coprendo con soldi pubblici, anche le malefatte di manager senza scrupoli, che hanno percepito negli ultimi anni Stock Option miliardarie. Ad esempio, affermando che bisognava salvare l’economia nazionale, sono state soccorse Freddie Mac e Fannie Mae, di cui però uno dei maggiori creditori, è la Banca Centrale Cinese, esposta pare per quasi 400 miliardi di dollari! Allora chi si è voluto salvare?

Di fronte a queste iniziative viene da chiedersi se tutti questi fondi pubblici, non potessero essere meglio spesi in servizi socialmente produttivi per la collettività, ad esempio varando un piano di ricostruzione ed ammodernamento di molte infrastrutture, ottimo volano per far ripartire davvero l’economia dalle cose più concrete. Forse sarebbe anche meglio smetterla di limitarsi ad immettere liquidità nel sistema, visto che senza fiducia (quella che sta davvero venendo meno), sarà come buttare un secchio d’acqua in un arido pozzo senza fondo.

Infine che dire di chi ha governato gli USA in questi anni, cioè i Repubblicani? Il loro candidato alla Casa Bianca, McCain che adesso tuona contro gli speculatori, alla fine degli anni ’80 fu coinvolto nel fallimento di una delle oltre 2000 “Savings & Loans Associations (paragonabili alle nostre Casse di Risparmio). Fu quello forse il primo disastro della nascente “finanza creativa” ed il Senatore McCain, insieme con altri quattro colleghi (passati alla storia come i “Keating Five”), fu ritenuto colpevole di condotta impropria. Da che pulpito viene la predica verrebbe da dire! Non solo, i Repubblicani, dopo che in questi anni non sono stati in grado di arginare il fenomeno, ora additano gli speculatori di Wall Street come i cattivoni responsabili di tutto, sostenendo che il castigo si abbatterà solo su di loro risparmiando “l’uomo della strada” e giustificano questa teoria con il fatto che mentre tutto crolla, i prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari stanno invece scendendo. Se e quanto questa astrusa teoria convincerà i cittadini americani lo sapremo tra qualche settimana, quando sarà eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Quanto sopra descritto sembra comunque confermare una sensazione sempre più diffusa e cioè che se da un lato si sta assistendo al trionfo del libero mercato su scala mondiale, contemporaneamente appaiono indebolirsi quelle istituzioni che dovrebbero mitigarne gli eccessi e con esse le democrazie come oggi le conosciamo.

Ernesto Maschilla

 
 

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