Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Capitale umano e competitività

Del: 05/04/2004

TNS Abacus e Newton Management Innovation hanno condotto una ricerca sul commitment verso la propria azienda e verso il tipo di lavoro da parte di un campione rappresentativo di 919 lavoratori italiani full-time, con rapporto di lavoro subordinato.
L’approccio metodologico utilizzato (Employeescore) si basa sulla misurazione del commitment, una categoria diversa dalla semplice soddisfazione dei dipendenti.

Le tradizionali indagini sulla soddisfazione non riescono infatti a spiegare perché dipendenti apparentemente soddisfatti lasciano l’azienda e dipendenti insoddisfatti continuano a lavorarci.
Occorre tener conto anche della capacità dell’azienda di “coinvolgere” i collaboratori e dell’attrazione esercitata dalle alternative (cioè da altre aziende).
Tutte queste componenti definiscono il livello di commitment, l’unità di misura alla base di questa ricerca.
Incrociando commitment al lavoro svolto e commitment all’azienda sono state create 4 tipologie di dipendenti:

- Ambasciatori (contenti sia del lavoro che fanno, sia dell’azienda): queste persone fanno parte del patrimonio dell’impresa.
- Opportunisti (legati al tipo di lavoro ma non all’azienda): usano l’azienda solo come “veicolo“ della propria carriera.
- Dissidenti (scontenti di tutto): diffondono dissenso e danneggiano l’immagine dell’azienda.
- Martiri: (legati all’azienda ma scontenti del lavoro che vi svolgono).

I lavoratori dipendenti italiani sono nella media europea e mondiale (43%) in quanto a numero di “ambasciatori”. In Italia ci sono pochi martiri (6%) ed un numero limitato di dissidenti (24%). Siamo invece tra i Paesi con il maggior numero di opportunisti che rappresentano oltre un quarto del campione.

Il dipendente italiano è dunque molto più legato al tipo di lavoro che svolge (69%) che all’azienda per cui lavora (50%), e risulta potenzialmente piuttosto infedele.
Gli opportunisti in Italia sono molto più presenti nel settore pubblico, specie nella scuola. L’indagine sembrerebbe dunque evidenziare tra i lavoratori del pubblico un diffuso atteggiamento di “attesa” di nuove e diverse opportunità di lavoro. Il numero di opportunisti è alto anche nel settore dei servizi, specie se di alto valore aggiunto (finanziario, TLC, informatica).

Nell’industria, agricoltura e costruzioni troviamo invece il maggior numero di dipendenti committed.
Quanto alla dimensione, si afferma una particolarità italiana: la maggiore percentuale di ambasciatori (soddisfatti ed attaccati all’azienda) la si trova nelle multinazionali e nelle aziende piccole (meno di 50 dipendenti), dove è anche molto basso il numero di opportunisti.

Per area geografica l’Italia è omogenea, con una maggiore presenza di “martiri” ed “opportunisti” nelle regioni centrali.
Gli opportunisti tendono ad aumentare con l’età e l’anzianità aziendale: aumenta il numero di “insoddisfatti” che rimangono, loro malgrado, all’interno dell’azienda.
La variabile comunque più discriminante è il titolo di studio. Livelli bassi di istruzione conducono ad un forte attaccamento all’azienda, nei livelli intermedi cresce il livello dei dissidenti e di opportunisti, che esplode fra i laureati (il 40% dei laureati è un opportunista).
La spiegazione è abbastanza semplice ed è legata al maggior numero di opportunità, di “tentazioni” che si aprono sul mercato del lavoro per chi ha una professionalità elevata. 

Visualizza lo studio completo nel documento allegato.

 
 

Business Video