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La comunicazione ambientale

Del: 22/10/2008

Nuova location per il Salone europeo della comunicazione pubblica. La città di Milano, capitale economica e professionale dell’Italia, ha ospitato l’edizione di quest’anno del Compa, per ribadire, non solo simbolicamente, la necessità di un dialogo reale tra istituzioni, imprese e cittadini.

Workshop, conferenze e seminari: una ‘3 giorni’ per discutere di una pubblica amministrazione che, al servizio del cittadino, ha l’esigenza di cambiare veste e contenuti.

Se per comunicazione si intende l’unione dei sensi tra chi parla e chi ascolta, il lavoro che spetta alle istituzioni è ancora lungo e difficile.

Prendiamo un tema comune, di cui si è a lungo parlato e su cui tutti, specialmente in questo periodo, discutono: il clima, le energie e l’ambiente. Non passa giorno che stampa e televisioni non dedichino all’argomento uno spazio sulle diatribe di cui il nostro Paese è protagonista in ambito comunitario.

L’ambiente è un’opportunità economica e occupazionale, un tema che coinvolge tutti nella sfera sia pubblica che privata, eppure quanti di noi hanno realmente la consapevolezza di ciò che sta accadendo?

Tutti hanno diritto di accesso ad un’informazione ambientale che sia quanto più puntuale, rigorosa e ‘scientifica’ possibile, il compito di trasmetterla nel modo più consono spetta a poche persone. Bisogna avvicinarsi alla verità, parola filosoficamente ancora molto incerta, nel tempo e senza pregiudizi, così da far coincidere l’informazione ambientale con l’educazione che al cittadino si può dare.

Al Compa si è discusso di campagne e iniziative sulle ‘scomode verità’ planetarie, pareri contrapposti si sono avvicendati, pur se tutti concordi, ovviamente, sul comune obiettivo di ridurre emissioni di CO2. Leonardi (WWF Italia) in riferimento al Protocollo di Kyoto, ha additato l’Italia accusandola di essere l’unico paese in cui è ancora possibile il negazionismo, l’unica nazione in cui ancora si può affermare che il cambiamento climatico non dipenda quasi del tutto esclusivamente da attività antropiche. Diverso il parere di Serra (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) relativamente alla richiesta di Bruxelles di ridurre le emissioni CO2 di circa il 20% entro il 2020.

Al di là delle polemiche e delle giustificate preoccupazioni siamo vicini ad un punto di non ritorno, ad una curva oltre la quale non si può scendere, occorre invertire rotta, altrimenti nei prossimi anni si andrà incontro ad un innalzamento del clima irreversibile.

La questione è complessa, poiché investe aspetti economici, politici e sociali, intanto basti pensare che nel mondo, durante il tempo che avete impiegato a leggere questo articolo, sono state sprigionate quantità enormi di CO2 e che una singola particella si riassorbe dopo ben 200 anni.

Serena Poerio

 
 

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